Berlusconi: pm sovversivi, democrazia a rischio

La denuncia del premier: &quot;Non utilizzerò la norma blocca processi. Sono innocente, se risultassi colpevole mi dimetterei&quot;. E su Veltroni: &quot;Ha lasciato Roma in bancarotta. E' un fallito: non può governare&quot;. Le toghe in rivolta: <strong><a href="/a.pic1?ID=270569" target="_blank">&quot;Incontro urgente con Napolitano&quot;</a></strong>

Bruxelles - Un crescendo. Che inizia con un durissimo affondo su Veltroni e si chiude con un vero e proprio j'accuse a quei magistrati che «vogliono sovvertire la democrazia». Con Silvio Berlusconi che alza lentamente ma inesorabilmente il tono della voce e più d'una volta batte con cadenza regolare la mano sul tavolo che ospita la sua prima conferenza stampa a Bruxelles dopo il ritorno a Palazzo Chigi.
Finisce così, lontano da Roma, la stagione del dialogo (o presunto tale) che si era aperta sul finire dello scorso anno. Finisce con la magistratura ancora una volta al centro del dibattito politico, come nel 1994 si era aperta la carriera politica del Cavaliere. E non è un caso che Berlusconi citi più d'una volta l'avviso di garanzia che gli arrivò a Napoli mentre presiedeva un vertice internazionale sulla criminalità organizzata. «Nel 1994 - dice - ho visto sovvertire il voto popolare da una minoranza rivoluzionaria di giudici che stanno nella nostra magistratura. Per un fatto, si è stabilito poi, che non esiste». Da allora «ho patito quindici anni di persecuzioni».

Poi, il parallelo tra l'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di finanza e il caso Mills: «Allora come oggi sono stato oggetto di accuse false e risibili». E ancora: «Mi si accusa di qualcosa che non esiste. Non c'è nemmeno l'ombra dell'ombra dell'ombra di una possibilità di verità. Lo giuro sui miei cinque figli. E se fosse dimostrato che c'è qualcosa di vero potrei anche ritirarmi dalla politica e cambiare Paese».

Berlusconi si accalora e si dice pronto a denunciare «pm e giudici» che, «infiltrandosi nel potere giudiziario», vogliono «sovvertire la democrazia in Italia». Questa volta, aggiunge, «non lo permetterò». Attacca, poi, sulla norma «salva-premier» che, dice, «non esiste». «Basta con i giornali che parlano della “tela di ragno di Berlusconi sulla magistratura”, sono cose - aggiunge il premier - che mi indignano. Per questo dirò ai miei legali che io non voglio approfittare di questa norma perché voglio allontanare qualunque sospetto».
Semmai, insiste Berlusconi, «questa è una norma salva-tutti». Perché «non c'è nessuno stop a 100mila processi» visto che «con le norme approvate si mettono da parte solo alcuni procedimenti, per consentire di far viaggiare più speditamente altri e non far uscire di galera stupratori e ladri».

Quella del Cavaliere, insomma, è una controffensiva in piena regola. Che con ogni probabilità è destinata a riprendere nei prossimi giorni visto che per la prossima settimana il premier annuncia una conferenza stampa per «denunciare la situazione della magistratura italiana» e «tutta la mia indignazione».

E solo un pizzico più sfumato è l'attacco a Walter Veltroni, che da Roma annuncia opposizione dura e un «autunno caldo» in piazza. «Piuttosto - dice Berlusconi - si preoccupi delle terrificanti notizie sui conti di Roma, che sono sotto la sua responsabilità. Chiederemo ad un istituto internazionale una completa due diligence su questo punto, ma se vengono confermate le notizie sulla bancarotta della capitale, gli amministratori sono dei falliti che non possono continuare a governare». Perché, dice, «non c'è da nessuna parte un deficit di 16mila miliardi di vecchie lire». Insomma, «chi ha provocato questa situazione» - e dunque non solo Veltroni ma anche Francesco Rutelli - «non si può riproporre come leader». E ancora: «Se dopo la due diligence il buco sarà confermato, certamente non sapremo come ripianare i debiti». Insomma, una pietra tombale sul dialogo. Anche se il presidente del Consiglio assicura: «Con l’opposizione non c’è mai stata luna di miele. La sinistra è arrivata in Parlamento a fare un’azione di contrasto in forma dura ed eccessiva».

Si parla anche di Europa e del Consiglio europeo appena concluso. Il premier ribadisce la sua convinzione che la Lega non rappresenterà un ostacolo sulla strada della ratifica parlamentare del Trattato di Lisbona. E pone l'estate come limite ultimo per l'approvazione delle nuove regole istituzionali europee da parte delle Camere. Un calendario che i presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, sottoscrivono da Lisbona. D'altra parte, assicura Berlusconi, «Bossi, che è il leader indiscusso della Lega, ha confermato il suo voto favorevole».

Per il resto, il Cavaliere tratteggia una sintetica analisi dei principali temi affrontati nell'ultima giornata del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue, a partire dall'immigrazione: «Abbiamo registrato la volontà di una strategia comune nella gestione delle frontiere esterne e la necessità di accelerare il processo di ingresso nell'Unione di Paesi come la Croazia, avvicinando a Bruxelles anche l'intera area dei Balcani per favorire una sua duratura stabilizzazione».