Berlusconi al popolo Pdl: «L’amore vince sull’odio»

RomaAl settimo piano dell’ospedale San Raffaele, stanza 713, Silvio Berlusconi continua ad accogliere amici e parenti. Il dolore, però, non accenna a diminuire perché, spiega Paolo Bonaiuti, «questo tipo di traumi si avvertono soprattutto a freddo». E anche la politica, a dire il vero, non dà tregua visto che la giornata di ieri è stata segnata dall’ennesima querelle tra Gianfranco Fini e il Pdl. Di cui il Cavaliere è costretto ad occuparsi in prima persona quando il presidente della Camera lo chiama per salutarlo, chiedergli come ha passato la notte e aggiornarlo sui lavori parlamentari. Una chiacchierata cordiale durante la quale Fini sottolinea quanto sia stato «sbagliato» l’atteggiamento di Giulio Tremonti che si è «impuntato» per mettere la fiducia sulla Finanziaria «nonostante pochi emendamenti dell’opposizione che non sarebbero mai passati». Un modo per far sapere al premier che il bersaglio delle sue critiche non era né lui né il governo nel suo complesso ma soltanto il ministro dell’Economia. Punto sul quale Berlusconi avrebbe preferito differire qualsiasi risposta: «Poi ne parliamo».
D’altra parte in questi giorni non è certo la politica il centro dei suoi pensieri. Certo, resta l’incredulità per un «gesto folle» e che «ancora non riesco davvero a spiegarmi». E resta - racconta a chi ha occasione di parlargli - il disappunto per il «clima che si respira nel Paese», fomentato da «troppi cattivi maestri in piazza e in tv». Anche per questo, forse, Berlusconi decide di affidare al sito ufficiale del Pdl parole tranquillizzanti: «Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio». Poche righe per esprimere gratitudine a quanti ininterrottamente da due giorni continuano a sostenerlo con messaggi, mail e telefonate in ospedale.
L’umore, però, continua a non essere quello dei giorni migliori perché i postumi psicologici dell’aggressione di piazza del Duomo ancora non sono stati superati. Questa, almeno, è l’impressione di chi gli parlato al telefono: Berlusconi «è moralmente scosso», racconta il governatore del Veneto Giancarlo Galan, perché «subire un’aggressione così volgare fa male al cuore». Mentre il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo lo definisce «un premier provato» ma pronto ad «andare avanti con il lavoro».
A tenergli compagnia durante tutta la giornata sono soprattutto i figli, con Marina, Pier Silvio e Barbara che si danno il cambio. E a metterlo di buon umore è anche la visita di Lino Banfi che non perde l’occasione della battuta: «Lo sai che il mio vero cognome è Zagaria, vero? Come quel latitante, ma non dirlo in giro...». E poi una gag che fa il verso al film L’allenatore nel pallone: «Ma quando chezzo mi fai diventare allenatore del Milan?». «Non mi far ridere - chiosa il premier - che mi fa male il labbro...».
Intanto, l’ennesima frattura nella maggioranza tra Fini e il Pdl rischia però di avere a breve altre ricadute. A cominciare da oggi, quando si riunirà l’ufficio di presidenza del Pdl con all’ordine del giorno l’analisi della complicata situazione politica e la scelta dei candidati per le regionali. Nel partito, però, tutti danno per scontato che la partita delle elezioni non si chiuderà così presto. L’idea è che possano riempirsi alcune caselle, ma per il quadro completo si dovrà attendere, soprattutto per capire le intenzioni dell’Udc. Un ulteriore rinvio delle scelte, rischia però di aprire un fronte polemico con la Lega Nord, impaziente di mettere in pista i suoi due candidati per Veneto (Luca Zaia) e Piemonte (Roberto Cota). La riunione di oggi, poi, potrebbe essere l’occasione per riaprire la questione della cittadinanza che da lunedì sarà all’esame della Camera. E quella della riforma della giustizia, per la quale si attendono le iniziative del centrodestra. Tutte partite che rischiano di far salire ancora la frattura con il fronte finiano.