Berlusconi prepara l’offensiva: "Devono andare subito a casa"

"Da soli al voto? Vedremo". Il Cavaliere pronto anche a una grande manifestazione di piazza: "Siamo fuori dalla democrazia occorre voltare pagina in fretta"

da Roma

Mamma Rosa resta sotto costante osservazione medica. E Silvio Berlusconi, consapevole della gravità della situazione, non le fa mancare la sua presenza, la sua attenzione e il suo affetto filiale. «Le condizioni sono sempre le stesse - dice ai cronisti che lo attendono sotto la casa milanese della madre, nel quartiere Lorenteggio, nella zona ovest di Milano, dove è presente anche il fratello Paolo - è sempre assopita, quando però si sveglia ha 30-40 secondi di lucidità; è sempre molto dolce, molto tenera e addirittura lei che conforta noi. Direi che è una situazione che ci lascia sereni, ovviamente addolorati, ma sereni».
«Le testimonianze che mi arrivano in questo momento - osserva Berlusconi - mi incitano a tenere duro, a continuare anche se con tutto quello che succede in Italia ultimamente, francamente mi fa venire voglia di dire: ma chi me lo fa fare. Ma io rimango qui responsabilmente presente perché non posso tradire la fiducia di così tanti italiani che vedono la possibilità che la mia parte politica torni al governo».
La parola d’ordine, alla vigilia di una settimana delicatissima, è far cadere il governo Prodi. Un evento che - alla luce del terremoto che ha colpito l’Udeur e della mozione di sfiducia individuale contro il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - potrebbe verificarsi già nei prossimi giorni. Se l’esecutivo concludesse la sua parabola, Berlusconi sarebbe pronto a lanciare la sua offensiva per il voto. Un obiettivo - che nei piani del leader azzurro - verrebbe perseguito anche con una grande manifestazione di piazza sul modello di quella del 2 dicembre. Una convocazione capace di richiamare milioni di persone ed esprimere chiaramente la volontà di tornare alle urne. «È urgente che il governo vada a casa perchè oggi il Paese è in crisi, quasi alla deriva. Siamo in una situazione drammatica e stiamo scivolando lentamente fuori dal mercato, fuori dall’Occidente, fuori dalla democrazia. Questo non può essere accettato, occorre voltare pagina in fretta. Oggi è caduta l’autorità dello Stato, sostituita dalle rivolte di minoranze organizzate o dall’uso improprio di poteri come quello dell’oppressione giudiziaria che si manifestano in forme assolutamente inaccettabili».
Il leader di Forza Italia vede analogie con quanto accaduto nel 1992 con Mani pulite. «Ci sono quelli che qualcuno ha chiamato dei pacchetti di mischia di magistrati, qualcuno orientato politicamente e pregiudizialmente contro i partiti che non sono della sinistra, qualcun altro contro i protagonisti della sinistra che non godono di simpatia. Io credo, quindi, che ci sia un assoluto bisogno di una riforma dell’ordinamento giudiziario della magistratura».
Nel giorno della sfida lanciata dal Walter Veltroni - che annuncia la possibile navigazione in solitaria del Partito democratico alle prossime elezioni e invita il presidente di Forza Italia a seguirlo su questa strada «per il bene della democrazia» - Berlusconi evita di cadere nella trappola delle scelte avventate e prende tempo, trincerandosi dietro parole improntate alla massima cautela. «Andare da soli? Vedremo. La situazione nella sinistra - osserva - è molto diversa da quella del blocco liberale: deve fare i conti con la sinistra estrema, radicale e antagonista mentre nel centrodestra esiste una comunione di valori che è certamente diversa». Le porte restano, invece, aperte sulle possibilità di dialogo con il centrosinistra. «In materia di legge elettorale noi ci siamo dichiarati disponibili. Tuttavia devo ancora una volta sottolineare che la legge vigente l’ho sempre considerata e la considero una buona legge elettorale, capace di portare il centrodestra a una maggioranza con cui si può governare il Paese».