Berlusconi prepara la svolta: a settembre il Partito della libertà

Vertice con Fini, che non cede sul soggetto unitario. Ma il Cavaliere insiste: «La tua gente lo vuole». E ai suoi confida: «Io parto comunque»

Adalberto Signore

da Roma

Un’ora buona di colloquio a Palazzo Grazioli per definire la strategia del futuro, in prospettiva partito unico ma non solo. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini parlano a lungo, delle aspettative del centrodestra e dei prossimi passaggi parlamentari nei quali «la Casa delle libertà deve fare il possibile per presentarsi compatta». Su questo punto i due concordano, al punto che con i suoi il leader di An parla di «un faccia a faccia molto positivo». «È la prima volta da dopo le elezioni - confida Fini - che Silvio ha ricominciato a parlare con la consapevolezza di essere all’opposizione». Insomma, «finalmente guarda avanti» e «sembra essersi lasciato alle spalle la storia dei ricorsi, che sappiamo bene come andranno a finire... ».
Nel complesso, dunque, un confronto «costruttivo». Con qualche incomprensione quando si affronta il nodo del partito unico. Perché, spiega Berlusconi al leader di An, «questo è un progetto che la tua gente guarda con favore». E ancora: «Dopo che hai detto che il partito unico si sta allontanando abbiamo ricevuto moltissime telefonate di sostenitori di An che ci hanno chiesto di andare avanti e ci hanno espresso la loro solidarietà». Tutte considerazioni che però non fanno breccia. «Ho aperto un percorso nel mio partito - spiega Fini - e non torno indietro». Insomma, niente partito unico ma «se vogliamo ragionare su forme di maggior coordinamento all’interno della coalizione sono disponibilissimo».
Il Cavaliere, però, non pare intenzionato ad archiviare il progetto del soggetto unitario. E, nonostante le forti perplessità manifestate da Pier Ferdinando Casini e lo scetticismo di Fini, è proprio su questo che lavora da settimane. Nei suoi incontri e nei lunghi colloqui telefonici, infatti, più d’una volta Berlusconi ha manifestato la volontà di andare avanti. E - ha confidato - «più che a riorganizzare Forza Italia sto pensando a lanciare un nuovo soggetto, un partito vero e proprio con una sua struttura». Il nome c’è già, Partito della libertà, e «sarà aperto a tutti i moderati del centrodestra». Al posto di Forza Italia, dunque, Berlusconi pensa già da settembre a un nuovo soggetto che possa diventare l’embrione del futuro partito unico. «Io parto - ha detto nei suoi colloqui privati -, se poi Fini e Casini vorranno seguirmi saranno ovviamente i benvenuti...». Con la Lega, evidentemente, ci sarebbe un rapporto federativo sul modello bavarese e niente più. Al momento, insomma, è escluso che il Carroccio possa far parte integrante del progetto o fondersi con Forza Italia per creare il partito del Nord come qualcuno ha sostenuto in questi giorni.
I tempi del progetto, però, sono ancora incerti. Anche perché l’ex premier è convinto che «per lanciare il Partito della libertà serva un’idea forte che faccia effetto». La Lega, come è ovvio, mette sul piatto il fronte lombardo-veneto che si è aperto dopo la consultazione referendaria. E il Cavaliere è molto affascinato dall’idea. Perché - si è ragionato - se Lombardia e Veneto utilizzassero l’articolo 116 della Costituzione potrebbero «forzare la mano» iniziando a legiferare su una serie di materie che costringerebbero il governo a una valanga di ricorsi alla Corte costituzionale. Insomma, una sorta di «federalismo a due velocità». Secondo Berlusconi, però, questo «può essere un ottimo punto di partenza ma non di arrivo». È chiaro, infatti, che un simile progetto escluderebbe il Centro e il Sud Italia. Così, ad alcuni il Cavaliere ha confidato l’idea di un partito «a geometrie variabili a seconda del territorio». Con obiettivi e cavalli di battaglia diversi a seconda della zona del Paese interessata.
Sul fronte partito unico, intanto, oggi si apre a Todi il seminario della fondazione Liberal, presieduta da Ferdinando Adornato. «Un appuntamento importante - spiega l’esponente azzurro - visto che si tratta del primo confronto pubblico nella Casa delle libertà dopo le elezioni». A Todi ci saranno Sandro Bondi, Fabrizi Cicchitto e Giuseppe Pisanu per Forza Italia, Mario Landolfi, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa e Gustavo Selva per An, Roberto Maroni per la Lega. Assente, invece, l’Udc, visto il forfeit del segretario Lorenzo Cesa. Nel quale, però, Adornato vede solo «un equivoco». Perché, spiega, «Todi non è mai stato un passo nel cammino della costruzione del partito unitario, ma è sempre stato solo una tribuna per discutere l’identità e il futuro della Casa delle libertà».