Berlusconi prevede nuove offensive dei pm

Il Cavaliere esprime a Mastella e a sua moglie Sandra &quot;convinta e affettuosa solidarietà&quot;: &quot;Quanto è successo è inaudito, c’è una questione democratica&quot;<br />

Roma - Quando Silvio Berlusconi ascolta le parole di Clemente Mastella, si trova in più di un’occasione a scrollare il capo in segno di assenso. Perché è un j’accuse, quello del Guardasigilli, che per buona parte avrebbe potuto scrivere di suo pugno. La giustizia come "grande questione democratica" e la "frattura tra magistratura e politica" sono questioni su cui il Cavaliere punta l’indice dal giorno dopo essere entrato in politica. E pure la frase sul "nemico da abbattare" non gli suona troppo nuova, visto che negli ultimi mesi - proprio dopo essersi seduto al tavolo della riforma elettorale con Walter Veltroni - le procure sono tornate ad occuparsi dell’ex premier con un certo interesse.

Così, la sua reazione non poteva che essere di solidarietà. Perché, dice Berlusconi, "quello che è successo a Mastella è di una gravità inaudita". E, dunque, a lui "e alla moglie Sandra" la "più convinta e affettuosa solidarietà". Ma al di là dell’aspetto umano, l’ex premier guarda anche al "problema politico" che "è ancora più grave". Il suo timore, manifestato in più di una conversazione privata, è che sia in corso una "offensiva giudiziaria" a ampio raggio. Considerazione, questa, che in pubblico il Cavaliere non fa. Anche se nel solidarizzare con Mastella - che martedì sera gli aveva anticipato la sua intenzione di dimettersi - ci tiene a sottolineare come siano «ormai molti anni» che va dicendo quanto sostenuto in aula dal Guardasigilli. Critiche, aggiunge Berlusconi, che "mi hanno fruttato gli attacchi non solo della magistratura ma anche di tanta parte della maggioranza di governo". E dunque, "che faranno e che diranno adesso questi signori davanti alla drammatica denuncia del ministro della Giustizia? E come mai tutti in Parlamento hanno dato a lui la solidarietà che non hanno mai dato a me?". Più o meno la stessa domanda che si fa Paolo Bonaiuti: "Prodi intende restare in silenzio davanti a questo conflitto spaventoso?".

Della questione e dei possibili scenari che le dimissioni di Mastella possono aprire si discute a Palazzo Grazioli durante la giornata. Anche se, più che concentrarsi su una possibile crisi di governo, chi ha occasione di parlare con il Cavaliere lo racconta "preoccupato". Il timore degli uomini più vicini al Cavaliere, infatti, è che si voglia tenere il leader dell’Udeur sotto scacco ora che inizia lo show down verso il referendum. D’altra parte, chiosa l’azzurro Osvaldo Napoli, "il fatto che nessuno si occupi di Bassolino con Napoli ormai coperta dai rifiuti fa solo venir da ridere". E, dunque, la convinzione dell’ex premier è che ancora una volta si tratti di "giustizia a orologeria". Berlusconi, però, è anche preoccupato per il nuovo colpo inflitto alla credibilità dell’Italia. "Prima i rifiuti, poi il Papa e ora il ministro della Giustizia indagato. Questo - sintetizza l’azzurro Guido Crosetto - è un Paese che si sta autodistruggendo e nell’immaginario collettivo ci vorranno dieci anni per uscirne".

È anche per questo che alcuni degli uomini più vicini al Cavaliere iniziano a ragionare sull’ipotesi di un "governo di emergenza nazionale". Così, ad esempio, molti interpretano l’esortazione del coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi che nel suo intervento alla Camera invita "la classe politica" a "prendere in mano il futuro del Paese e aprire una fase nuova". E anche l’azzurro Maurizio Lupi sollecita "tutta la classe politica" a "una chiara presa di responsabilità" perché "non si può far finta di niente". Anche perché, sono i segnali che arrivano dal Quirinale, le elezioni anticipate non sono un’eventualità dietro l’angolo. Per dirla con le parole del leghista Roberto Maroni, Napolitano "non le vuole".