Berlusconi a Previti: «Ci vediamo martedì a casa»

Il parlamentare: «A Rebibbia c’è Sky? Vorrei vedere Ascoli-Lazio»

Stefano Zurlo

da Milano

Partecipa alla messa nel carcere di Rebibbia, affiancato da una pattuglia di parlamentari forzisti: fra gli altri Antonio Tajani, Giulio Marini, Gianpiero Cantoni. E legge, al momento della preghiera dei fedeli, tre intenzioni. Poi Cesare Previti pranza adeguandosi al menu del carcere: pastasciutta e carne. Divora tutti i quotidiani disponibili, fuma i suoi sigari. E nel pomeriggio, fra una visita e l’altra, si concede una gag umoristica con una guardia. «Vorrei vedere la partita Ascoli-Lazio in tv», dice il deputato azzurro di provata fede biancoceleste. «Qui in carcere non c’è Sky?». Pronta la risposta: «No, Sky non c’è. Ma la stanno installando in tutta Rebibbia». «Beh - è la controreplica - spero di poter uscire prima che mettano Sky».
Previti vive una vita frenetica nello spazio di pochi metri quadri. Certo, ci sono tutte le limitazioni della prigione, ma l’uomo non ha certo perso la bussola e la solita determinazione. Le visite sono un flusso inarrestabile, gli incontri si succedono agli incontri, il domani è gonfio di progetti e di iniziative.
Insomma, il terzo giorno di detenzione dimostra che Previti non è stato abbandonato al suo destino. Anzi, quella cella è in queste ore un crocevia della politica italiana, da quella cella escono giudizi e preoccupazioni, in quella cella arrivano messaggi incoraggianti. Gli portano un telegramma del premier: «Ci vediamo martedì a casa». Sabato si era diffusa la voce che il Cavaliere sarebbe entrato nel carcere per incontrare l’amico e a Rebibbia erano in preallerta. Ora arrivano quelle parole di speranza: l’incontro è solo posticipato. «L’augurio di Silvio Berlusconi - fa sapere l’avvocato Alessandro Sammarco, difensore dell’ex ministro della Difesa - ci lascia ben sperare in una veloce risoluzione dell’istanza presentata per gli arresti domiciliari. Il suo messaggio è un segnale incoraggiante».
In realtà le istanze sono due: la prima, di carattere provvisorio, verrà esaminata già oggi o domani dal magistrato di sorveglianza che quindi potrebbe concedere a brevissimo la detenzione domiciliare, come previsto dalla ex Cirielli per gli ultrasettantenni. La seconda, più articolata, verrà valutata dal tribunale di sorveglianza e dunque ci vorrà qualche giorno in più. Ma la sostanza non cambia: già questa settimana, come ipotizzato dal premier, Previti potrebbe tornare nella sua residenza di piazza Farnese. E con lui potrebbe traslocare anche l’avvocato Attilio Pacifico che si trova nella stessa situazione.
Rebibbia sembra una filiale di Montecitorio e Palazzo Madama. Nel pomeriggio si vede la portavoce di Forza Italia Elisabetta Gardini, poi direttamente dall’aeroporto Stefania Craxi che commenta: «Finalmente sono riusciti a far entrare un Craxi in carcere. Ho trovato Previti in buona forma e qualcuno gli ha anche portato notizie della sua Lazio». Chiude la giornata «parlamentare» il senatore Francesco Giro.
Per oggi è attesa una delegazione ad alto livello dell’Udeur. E dalla cella del reparto G-6 filtra la notizia che Previti vuole movimentare la seduta che si terrà, presumibilmente fra qualche settimana, per discutere le sue dimissioni. «Voglio esserci - confida lui a più di un parlamentare - non è solo un fatto mio personale, ma un problema politico, di giustizia e di uso politico della giustizia. Parlerò alla Camera per raccontare questi dieci anni. Elencherò i fatti che dimostrano la mia innocenza». Previti si difenderà e la sua arringa si trasformerà in una requisitoria contro i giudici che dal 1996 l’hanno inquisito e condannato. «Presenteremo un’istanza perché possa partecipare alla seduta a Montecitorio», spiega Sammarco. Ed è facile prevedere che Previti verrà accontentato e potrà andare alla Camera. Per l’ultima volta?
«Il parlamento - afferma Carlo Taormina - respinga le sue dimissioni. Contro il golpe delle toghe rosse occorre una risposta politica che dia un principio di ristoro a Cesare Previti». Dunque, no al suo addio alla Camera. Segue in qualche modo lo stesso ragionamento l’ex Presidente della commissione Giustizia della Camera, Gaetano Pecorella: «La condanna di Previti comprende anche l’interdizione dai pubblici uffici. Ma secondo me e secondo altri giuristi l’interdizione non comporta automaticamente la decadenza da parlamentare. La Camera è libera di esprimere il suo giudizio ed esercitare la sua sovranità. Previti deve rimanere in Parlamento».