Berlusconi: "Un Prodi bis avrà vita breve"

Il Cavaliere interviene sulla crisi: "La sinistra vuol fare la politica estera ed economica con il pallottoliere". L'ex premier è certo che il governo non può durare a lungo

Roma - «Andiamo avanti un passo alla volta», ripete Silvio Berlusconi ai suoi quasi fosse un mantra. Perché la situazione «è in continua evoluzione» e «non è possibile fare previsioni». Una cautela che va avanti dalle prime ore della mattina - prima di un acceso incontro con Gianfranco Fini a Palazzo Grazioli - fino al tardo pomeriggio. Solo a sera, davanti alle telecamere di La7, il leader di Forza Italia decide di dare un deciso colpo d’acceleratore. E dopo aver prima smentito tutte le dichiarazioni che gli sono state attribuite nelle ultime 48 ore («non parlo da due giorni», dice uscendo dal Quirinale), intervistato da Giuliano Ferrara a Otto e mezzo scandisce chiaro che è «opportuno ritornare dagli elettori» anche se «per un calcolo giustificato» non lo si chiede a voce alta. Segno che la strada del rinvio alle Camere di Prodi è ormai segnata. E che nel colloquio sul Colle Giorgio Napolitano è stato categorico nell’escludere la possibilità di elezioni anticipate.
Insomma, sfumata la via delle urne l’ex premier decide di dare una sterzata netta. E se giovedì sera aveva affidato ad Antonio Tajani il compito di agitare la bandiera del voto anticipato, ora scende in campo in prima persona. Per rispondere alle pressanti richieste di Umberto Bossi da una parte e per non deludere quella larghissima parte di elettori del centrodestra (e di Forza Italia) che vorrebbero al più presto lo scioglimento delle Camere. Con la consapevolezza che l’ipotesi in questione è quanto mai lontana e come obiettivo quello di un governo che, seguendo una precisa road map, traghetti il Paese alle elezioni nel 2008 o al più tardi nel 2009. A questo punto, viste le evoluzioni delle ultime ore, passando per il passaggio alle Camere del governo che, anche se dovesse ottenere la fiducia, «non durerà a lungo». D’altra parte, questo esecutivo «non ha la maggioranza». Una strategia, quella del Cavaliere, che tiene in considerazione anche l’eventualità (molto probabile) che Prodi incassi la fiducia grazie al voto determinante dei senatori a vita, nel qual caso è pressoché scontato che il centrodestra si farà sentire. Intanto, senza affrontare la questione dell’autosufficenza della maggioranza, Berlusconi si dice «preoccupatissimo» dal fatto che Prodi continui perché l’eventuale «rinvio alle Camere sarebbe un grande male per il Paese». Poi si affida a un’espressione romana per dire che in Afghanistan «i nostri militari non possono fare i pizzardoni» (vigili, ndr) e non intervenire «neanche di fronte a un convoglio siriano che porta armi ad Hezbollah». Insomma, «non si può fare la politica estera ed economica con il pallottoliere in mano».
Chiaro il riferimento alla lunga giornata di trattative che sono continuate sotterranee fino a notte fonda. Buona parte del pomeriggio, infatti, il Cavaliere l’ha passata al telefono con i cosiddetti «incerti» (tra i quali pure Marco Follini), anche perché la sicurezza ostentata dall’Unione a un certo punto ha fatto breccia a Palazzo Grazioli. Alla fine, però, la convinzione è che i numeri dell’opposizione restino pressoché intatti. Con l’eccezione sempre più probabile di Follini (che a tarda sera viene dato per perso). Sul punto, però, Berlusconi preferisce essere prudente: «Non penso che passi dall’altra parte». E se succedesse, aggiunge, non faremmo la caccia al traditore perché «la nostra caratteristica di moderati» non verrà meno.
Insomma, nonostante sia dato per scontato il rinvio di Prodi alle Camere, il Cavaliere sembra ottimista. Forte anche del rapporto «molto aperto, positivo e di estrema cordialità» instaurato con il capo dello Stato dal quale «mi sento garantito». «La sua - aggiunge - è una decisione assolutamente difficoltosa e non vorrei essere nei suoi panni». Così, «non posso inoltrarmi» sull’ipotesi di un governo istituzionale (Marini o Amato): «Confido nella saggezza e imparzialità del Quirinale».
Meno buoni devono essere i rapporti con Walter Veltroni se il Cavaliere decide di sferrare un attacco durissimo. Roma, dice, «è diventata la capitale della droga» con «duemila persone che vivono per strada e novemila che stanno in grotte e favelas lungo il Tevere».
L’ex premier, poi, parla a lungo anche del ruolo dell’opposizione, nega che sia stata «oscillante» e si dice sicuro che «le distinzioni rientreranno». E la successione? Fatta la Federazione o il Partito della libertà, «saranno gli elettori a fare emergere una nuova guida» anche se «al momento mi sento valido e con una grande capacità di lavoro».
Con una digressione su Veronica Lario. «Se la lettera di mia moglie mi ha insegnato qualcosa? Sì. Che per chi sta lontano dalla famiglia e si occupa con passione e intensità della politica non basta una telefonata, ma è necessaria la presenza fisica».