Berlusconi: "Prodi deve andare a casa, io pronto a ridurre le tasse"

Il Cavaliere accusa: il premier ha trovato 67 modi per chiedere soldi agli italiani, la sua popolarità è al 17%

Roma - «Questo governo, ostaggio delle forze che si richiamano al marxismo, ha trovato sessantasette modi per mettere le mani nelle tasche degli italiani con nuove imposizioni fiscali. La prima misura che prenderei, se dovessi tornare al governo - dice Silvio Berusconi - sarebbe quella di alleggerire la pressione fiscale».
Berlusconi non crede, evidentemente, alla promesse di Romano Prodi su un prossimo taglio delle tasse, per quanto limitato al lavoro dipendente sotto i 40mila euro di reddito annuo. E dai microfoni del Tg4, conferma la caduta di popolarità dell’attuale governo: secondo la stragrande maggioranza degli italiani, il Professore «deve andare a casa». Perciò il Cavaliere si augura che arrivi un nuovo governo «in grado di riprendere l’esperienza svolta nella scorsa legislatura e di riparare ai danni di questo esecutivo».

Duro perché faccio, aveva detto Prodi alla conferenza stampa di fine anno. Nel suo primo intervento del 2008, Berlusconi ribalta i termini della questione: Prodi non deve durare oltre, perché fa quel che gli impone la sinistra radicale: «Continua a dire di sì ai diktat di chi vuole colpire la classe sociale che si ritiene nemica, la borghesia». Lo fa attraverso le tasse, il continuo aumento del prelievo tributario. Ed ecco perché, aggiunge il leader di Forza Italia, la prima misura da prendere da parte di un nuovo governo è la riduzione della pressione fiscale. «La seconda misura che prenderei - aggiunge - è il lancio di un grande piano di edilizia popolare, per dare una casa di proprietà al 13 per cento della popolazione che ancora non ce l’ha».

Il gradimento di Prodi nel Paese è a picco, afferma sicuro il Cavaliere. Solo il 17 per cento degli italiani lo sostiene ancora, «e non si può andare avanti con un governo che ha contro la stragrande maggioranza dei cittadini». L’Italia sta arretrando su tutti i fronti, «e questo governo ha inciso sulle famiglie e sulle imprese, voltare pagina è quanto si augurano gli italiani». Intanto, secondo Berlusconi, l’opposizione si rafforza sempre di più. I sondaggi effettuati a ridosso del Natale mostrano che il nuovo movimento berlusconiano, il Popolo della libertà, «supera il 40 per cento dei consensi». Ma questo successo, precisa il Cavaliere, «non deve far paura agli alleati». Porte aperte, dunque, a tutti: il nuovo partito «è ancora tutto da costruire, a parte il nome che è stato già deciso - spiega Berlusconi - e ci dobbiamo lavorare insieme. E anche se questo non avverrà, il nuovo partito dei moderati e dei liberali sarà comunque alleato - precisa - con gli altri partiti che costituivano la Casa delle libertà».

Non manca, nel primo intervento dell’anno, un attacco del leader di Forza Italia sulla questione delle intercettazioni. «La maggioranza degli italiani - dice - teme di non avere più privacy: si alza il telefono, poi si ritrovano le conversazioni pubblicate sui giornali, e questo non può succedere in un Paese democratico e liberale». Se dovesse ritornare al governo, Berlusconi metterebbe in cima alla lista delle priorità - insieme con la riduzione delle tasse - la riforma della giustizia, in particolare la separazione delle carriere dei magistrati «che non siamo riusciti a fare a causa della mancata unanimità nella maggioranza».