Berlusconi: Prodi salvo con leggi ad personam

Adalberto Signore

nostro inviato a Firenze

Quel «bisognerebbe detoscanizzare l’Italia» che Silvio Berlusconi si lasciò sfuggire anni addietro sarà pur stata una «battuta», come ricordava ieri il premier. Certo è che la campagna elettorale del presidente del Consiglio, il suo tour de force per l’Italia in vista dell’appuntamento elettorale del 9 aprile, inizia proprio dalla rossa Firenze e nelle prossime settimane - con la sola eccezione di Cagliari - coprirà a tappeto tutte le regioni rosse. Uno dei tanti miracoli della nuova legge elettorale, visto che nel 2001 il premier si limitò a una velocissima toccata e fuga. Ed è proprio dalla roccaforte storica della sinistra che Berlusconi lancia uno degli affondi più duri contro Romano Prodi, critica il sistema politico-finanziario di Dc e Pci e attacca ancora una volta l'Unità e le sue «menzogne». La strategia comunicativa, dunque, non cambia di una virgola rispetto agli ultimi dieci giorni: puntare su quanto realizzato in questa legislatura («l’è un lavurà de la Madona», dirà tra gli applausi dei quasi duemila sostenitori che riempiono l’auditorium del Palacongressi) ma soprattutto continuare nella sua crociata contro l’opposizione («sono dodici anni che mi attaccano a suon di menzogne, non si vede perché io non possa dire solo quella che è la semplice verità», spiega ai suoi nel primo pomeriggio).
Prodi e la Dc. Arrivato a Firenze verso mezzogiorno, prima della convention al Palacongressi Berlusconi si concede un pomeriggio di riposo e incontri al Grand Hotel Baglioni. E in un’intervista all’emittente Italia7 attacca di petto il leader dell'Unione. «La Dc - dice - aveva le partecipazioni statali e guarda caso uno dei protagonisti era Prodi. Ma è stato salvato, perché quando doveva andare a riferire a un Gup o Gip che fosse un suo comportamento legato al finanziamento del partito, c’è stata subito un’amnistia e la modifica della legge sull'abuso d’ufficio».
«Quella sì - chiosa il premier - fu una vera e propria legge ad personam». Immediata la replica di Prodi: «Berlusconi la smetta. Si è visto già che le sue bugie hanno le gambe corte... e non hanno neanche la possibilità di mettersi i rialzi nei tacchi». Sta al gioco il premier: «Hanno le gambe corte? Allora è per quello che Prodi è così basso...». «Bugie? Ma se è lui lo specialista delle bugie», ribatte invece il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi mentre il portavoce del premier Paolo Bonaiuti chiede ironicamente: «Ieri la gaffe su Roma, oggi una fiacca battuta da avanspettacolo: è tutta qua la campagna elettorale di Prodi?». A tarda sera, con una nota del suo ufficio stampa, Prodi entra nel merito della vicenda: «Berlusconi sembra riferirsi alla cessione della Cbd (Cirio, Bertolli, De Rica) avvenuta nel corso del secondo mandato di Prodi come presidente dell’Iri (1993-1994). In quell’occasione il giudice decise il “non luogo a procedere” perché “il fatto non sussiste”».
I Ds e il Pci. Berlusconi ne ha anche per il Pci che per finanziarsi usò «i soldi insanguinati di Mosca» come oggi «le cooperative rosse sono di supporto ai Ds». E anche il Partito comunista «ha provveduto a rendersi immune da qualsiasi azione giudiziaria facendo approvare nel 1989 un’amnistia generale». Il premier torna sull’«intollerabile» sistema delle cooperative che «non pagano le tasse» e «hanno fatto venire meno tutti i debiti del Pci e di tutti i diversi nomi in cui si è chiamato». «Non credo - chiosa ironico - che gli utili delle cooperative finiscano solo sui conti del signor Consorte».
La visita in Procura. Berlusconi, poi, torna sulla sua sortita dai Pm che indagano sull’affaire Unipol. E racconta l’ennesimo retroscena. «Sapete bene - dice tra gli applausi dei quasi duemila presenti - con quanto piacere sia andato in quei paraggi. Pensate, mi hanno accolto senza un sorriso, ma civilmente, come al funerale di un amico».
«L’Unità» e l’Avvocatura dello Stato. I toni e le parole più dure, però, le riserva ancora una volta al quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Lo esibisce tenendolo tra le mani alzate per quasi trenta secondi, con il volto tirato e senza dire una parola. Il pubblico fischia. Berlusconi attacca e punta il dito contro il titolo della prima pagina: «Spionaggio contro l’opposizione. In un cd 1942 intercettazioni avvelenate». «Credono che noi al governo ci comportiamo come pensano di fare loro», dice. E ancora: «Dobbiamo reagire a questo sacrilegio e a questa bestemmia, spero che l’Avvocatura dello Stato intervenga e faccia il suo dovere». Più tardi, rientrato al Baglioni, Berlusconi racconta di un Pisanu «fuori di sé» per le accuse dell’Unità. «Se fossero vere - aggiunge - il governo dovrebbe dimettersi». Per questo, dice il premier, «ho già incaricato il dottor Letta» di sollecitare l’Avvocatura. Non si fa attendete la replica del quotidiano dei Ds, che oggi in un corsivo in prima pagina parla di «grave attacco alla libertà d’informazione» e accusa il presidente del Consiglio di «tentare di scatenare gli organi dello Stato per una battaglia politica».
Celentano e l’overdose televisiva. Si passa alle polemiche sulla par condicio e sull’eccessiva presenza del premier in tv. «Sì - ammette - sto facendo un overdose d’interventi televisivi che non sono nemmeno efficaci». Ma, spiega, nonostante gli sforzi degli ultimi giorni, «non raggiungerò mai il record di ascolti dello show di Celentano in cui mi si è solo buttato del fango addosso».