Berlusconi promette una campagna soft: "Basta con i veleni"

L’ex premier dà le prime indicazioni: programma chiaro e pochi punti centrali tra cui un piano per le case popolari. Nelle liste almeno il 30% di donne. E promette: "I limiti della par condicio in tv mi imporranno di girare tutte le piazze delle grandi città"

Roma - Una «campagna elettorale misurata nei toni», con un «nuovo stile di linguaggio» che possa «conquistare anche un pubblico diverso» da quello che due anni fa votò per il centrodestra. Un programma elettorale chiaro, sottoscritto da tutti i leader della risorta Cdl, e che abbia cinque o sei «punti fondamentali». E il nome di alcuni dei futuri ministri, possibilmente personalità di spicco, da fare prima del voto. Il tutto con Berlusconi al centro della scena sin dalla prossima settimana, visto che già da qualche giorno il Cavaliere sta pensando a un vero e proprio tour de force per tutte le grandi città del Paese. Perché, confidava nei giorni scorsi ai suoi più stretti collaboratori, «i limiti televisivi imposti dalla par condicio mi impongono di essere presente sulle grandi piazze italiane in modo assiduo».

Nonostante in queste ore il Cavaliere sia tutto dedicato all’ultimo saluto alla madre, la macchina elettorale di Forza Italia sta iniziando a muovere i primi passi. Di certezze ce ne sono ancora poche, visto che l’ex premier negli ultimi giorni non ha avuto la possibilità di concentrarsi a tempo pieno sulla questione, limitandosi a impartire poche e sintetiche indicazioni. Tra queste, appunto, l’idea del programma condiviso con alcuni «punti fondamentali» tra cui la pressione fiscale, la sicurezza, la legge sulla privacy e un piano di edilizia popolare per le famiglie meno abbienti. E la sua presenza assidua sul territorio, per capitalizzare al massimo una popolarità che anche il governo Prodi ha contribuito a far salire come mai negli ultimi anni.

Di certo, anche i toni della campagna elettorale non saranno quelli del 2006. Perché, spiegano nell’entourage del Cavaliere, «bisogna dire basta alla contrapposizione selvaggia». Una strategia che ha due obiettivi. Intanto «rilanciare» rispetto a chi nel centrosinistra ha tacciato Berlusconi di «irresponsabilità» per non aver accettato l’offerta di un governo-ponte, ma soprattutto creare le condizioni di un dialogo che durante la campagna elettorale resti solo sospeso. Il tentativo, dunque, è cercare di demolire quell’immagine del Caimano che gli ha affibbiato negli anni parte della sinistra e che l’ex premier non ha mai sentito sua. Tanto che mai come in questi mesi è stato convinto della necessità, dopo le elezioni, di aprire una fase costituente per affrontare le emergenze del Paese («questa - ribadiva ieri Casini - è la base del nostro accordo»). Così, non è un caso che il presidente dei senatori azzurri Schifani auspichi una sfida elettorale che «non avveleni il clima di rispetto reciproco».

Pure sulla futura squadra di governo qualche cenno si è fatto: snella e con molte donne, auspicava giorni fa Berlusconi (che nelle liste vuole il 30% di donne «da far eleggere»). «Dodici ministri» come prevede la legge Bassanini, spiegava domenica Bonaiuti al Sunday Times. Con qualche nome di prestigio e, magari, estraneo alla politica dei partiti (ieri in Forza Italia qualcuno buttava lì il nome di Montezemolo).

Capitolo a parte quello delle liste sulla scheda elettorale. Perché pur essendo Berlusconi convinto che se il Pd correrà da solo lo farà «più per necessità che per virtù», è chiaro che la frammentazione del centrodestra rischia di essere uno dei suoi principali punti deboli. Così, il messaggio che il Cavaliere ha fatto recapitare ai piccoli è quello dell’aggregazione. Tanto che oggi pomeriggio Nucara e Dini si incontreranno per valutare una possibile intesa Pri-Ld. Certo ci saranno i simboli storici della Cdl: Forza Italia (con la scritta «Verso il Popolo della libertà»), An, Udc e Lega. Per gli altri, si ragiona se farli confluire tutti in una quinta lista che li raggruppi sotto una stessa insegna o se possa convenire - per ragioni elettorali o di peso - dare la possibilità ad alcuni di loro di presentarsi comunque. C’è chi lo chiede perché vede il traguardo del 2% o chi ne fa una questione di identità. «Pur nel rispetto dei valori fondanti della Cdl - spiega il segretario repubblicano Nucara - il simbolo del Pri serve anche per contrastare assistenzialismo, statalismo e clericalismo di An e Udc e dare così alla coalizione una voce laica».