Berlusconi pronto al voto: Pdl in piazza. E Casini scarica Fini: terzo polo addio?

Al via l'11 e il 12 dicembre una mobilitazione con gazebo e raccolte di firme a sostegno dell'esecutivo in 110 città. Bossi: &quot;Alle elezioni con Silvio candidato premier&quot;. Ma nel frattempo avanti i contatti con l'Udc per puntellare la maggioranza e i preparativi per un nuovo partito. Alla Camera maggioranza ko due volte per l'alleanza tra centristi, Fli e Pd. Ma subito dopo <strong><a href="/interni/il_terzo_polo_batte_due_colpi_poi_naufraga_dietrofront_udc/24-11-2010/articolo-id=489158-page=0-comments=1" target="_blank">Casini appoggia il Pdl sulla mozione Rai
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Roma - Forte dell’alleanza di ferro con Bossi, Berlusconi tira dritto convinto che alla fine chi si schianterà sarà Fini. Un patto di ferro ribadito dal Senatur secondo cui: «Se si va al voto Berlusco­ni sarà candidato premier e le elezioni le vinciamo perché quando passia­mo dalla parte del popolo vinciamo». Medesimo pensiero del Cavaliere che sa anche che la gente considera le manovra del presidente della Came­ra una congiura di palazzo. Quindi dà il là:mobilitare le piazze attraverso ga­zebo in tutt’Italia p­er sostenere l’azio­ne del governo e non tradire il manda­to degli elettori. L’idea sarebbe quella di una raccolta di firme l’11 e il 12 di­cembre prossimi nei 110 capoluoghi di provincia, mentre i gazebo del mini­stro Brambilla faranno da apripista già questo sabato. «Dopo aver varato nelle scorse settimane la legge sulla stabilità finanziaria, già approvata dal­la Camera, il federalismo fiscale e il piano per la sicurezza, il governo incu­rante degli attacchi e delle polemiche, continua a lavorare con ottimi risulta­ti sia in politica interna che in politica estera» è la nota diramata ieri per dare il senso che il premier non vacilla e non cede alle provocazioni del Fli. Un senso di forza che lo stesso Berlusconi ha trasmesso anche in serata, quando è intervenuto in diretta tv durante la trasmissione Ballarò. Parole dure, un attacco frontale al conduttore Giovan­ni Floris, che aveva mandato in onda un servizio molto critico sulla questio­ne rifiuti: «Siete prepotenti e mistifica­tori - è esploso il premier -, sui rifiuti abbiamo mantenuto le promesse. Lei crede che la Rai sia sua, ma la pagano gli italiani. E se permette io di tv ne so più di lei».

La reazione del Cav, dunque, segue il richiamo ai suoi, mai come adesso inclini a personalismi e gelosie. Nella snervante attesa dello show down del 14 dicembre, comunque, si continua a lavorare sotto traccia per puntellare la maggioranza con l’apporto del­l’Udc. Il che allontanerebbe le elezio­ni anticipate. Urne che però non sono affatto escluse visto che, come antici­pato dal Giornale , si sta meditando di rottamare il simbolo del Pdl per parto­rire qualcosa di nuovo. Un logo più im­mediato, più diretto, più efficace. A questo proposito il Cavaliere avrebbe commissionato a una società di marketing il compito di disegnare un nuovo logo e di sondarne gli effetti tra la gente.Ma questa sarebbe l’ extrema ratio.

Per adesso la linea è quella di anda­re avanti nonostante la spada di Da­mocle della mozione di sfiducia alla Camera. Un passaggio chiave che pe­r­ò non sembra preoccupare più di tan­to i pidiellini che ostentano sicurezza in Transatlantico. Infatti lo stesso Ca­valiere avrebbe confidato: «Secondo i miei calcoli oggi la maggioranza può contare già su 314 deputati».Sulla car­ta sarebbe necessario arrivare a quota 316 ma non è detto che le astensioni alla fine non abbassino il quorum. E poi il partito del non voto è sempre for­te­e a questo punto converrebbe aste­nersi o votare l’appoggio al governo piuttosto che contribuire a staccare la spina e rischiare di andare di volata al­lo scioglimento delle Camere. L’ap­poggio dovrebbe arrivare da più parti: Udc, Mpa e persino da qualcuno del Pd.

Certo, il governo in questo caso avrebbe la maggioranza risicata: ne­cessaria per andare avanti ma non suf­ficiente per correre spedito sulla stra­da delle riforme. Ecco perché, in con­temporanea, si lavora incessante­mente per aprire all’Udc. Un chiaro sintomo è un passaggio della nota ber­lusconiana in cui si dice che «il gover­no ha messo a punto il piano per il Mezzogiorno che sarà approvato nel prossimo Consiglio dei ministri».Mu­sica per le orecchie dei centristi. I qua­li, tuttavia, non si sbilanciano, esatta­mente come i leghisti. «Difficile far di­g­erire l’ingresso dell’Udc ai nostri mili­tanti », ammette un anonimo deputa­to della Lega. Che però non smentisce le trattative in corso. Tanto che Maro­ni, in un faccia a faccia con Casini du­rante la presentazione dell’ultimo li­bro di Vespa, dà vita a un gustoso sipa­rietto. Se Casini dice che «Non sono un tappabuchi», Maroni replica: «Noi a un tavolo con l’Udc?Sì,per ascoltare quello che ha da dirci... Se Berlusconi poi riuscisse a convincere Bossi di fa­re entrare anche i centristi beh, valute­remo... Ma vorrei ricordare che l’Udc è l’unico partito che ha votato contro il federalismo fiscale». Il nodo è lì: il fe­deralismo. Qualora cadessero le pre­giudiziali sui costi della riforma e l’Udc avesse garanzie su questo tema, la liaison potrebbe concretizzarsi. E poi c’è un altro elemento che spinge Casini verso il centrodestra: la situa­zione internazionale e il rischio di una crisi finanziaria. E il «senso di respon­sabilità » potrebbe fare il miracolo.

Tutti temi nell’agenda di Berlusco­ni­ che deve anche vedersela con i ma­lumori nel partito. «Conto di affronta­re quanto prima le questioni interne. Nel frattempo invito tutti al senso di responsabilità e al rispetto dei nostri elettori».