Berlusconi prova a stanare Casini e Follini

Anna Maria Greco

da Roma

È la giornata della diplomazia per cercare di salvare l’unità della Cdl. Ma l’Udc ribadisce la sua linea dura e Fi non intende cedere di un passo sulla leadership.
Il coordinatore azzurro Sandro Bondi lascia la villa in Sardegna di Silvio Berlusconi per andare a trovare ad Ansedonia il «ribelle» leader Udc, Marco Follini. A Rimini il vicepremier Gianfranco Fini ha un colloquio di mezz’ora con Roberto Formigoni, candidato-leader del centrodestra da Rocco Buttiglione. E il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi, dopo una visita al Cavaliere a Porto Rotondo, spiega che cercherà un incontro con Pier Ferdinando Casini, nella convinzione che un accordo è possibile e la Cdl «non si sfalderà».
Insomma, ci si affanna per recuperare il Figliol prodigo pronti ad uccidere il vitello grasso, mentre si lavora all’allargamento della coalizione ad Alternativa sociale (e dopo l’incontro in Sardegna con il Cavaliere di Alessandra Mussolini le trattative sarebbero a buon punto) e con la Dc di Gianfranco Rotondi.
Ma il faccia a faccia Bondi-Follini non è risolutivo. «Amichevole, cordiale, franco e utile», lo definisce l’azzurro, spiegando che «ci saranno altri incontri» ora che si è rotto il ghiaccio. «Interlocutorio», precisano dall’Udc, senza «novità di sostanza». Solo, «un barlume di dialogo».
Che cosa vogliono Casini e Follini, in realtà? Se, come sembra, pretendono un passo indietro dal Cavaliere questi, forte dell’appoggio di An e Lega, proprio non ci pensa. Il premier ancora non si è mosso di persona, ha fatto tenere ai suoi un profilo basso di fronte alle provocazioni Udc su «discontinuità» e Grande Centro. Però è deciso a far uscire allo scoperto i centristi: devono chiarire se rimarranno nella maggioranza o se vogliono la rottura e correre da soli per le elezioni del 2006.
Sondare, capire, blandire è stata la delicata missione di Bondi nella villa sull’Argentario in cui il segretario Udc trascorre le vacanze. Dall’altra parte, un muro.
«Non bisogna lasciare nulla di intentato - avrebbe detto Berlusconi, a villa La Certosa - per capire le loro vere intenzioni. Se hanno bisogno di dare visibilità al partito può essere legittimo, ma c’è un intento di chiarimento oppure no?». Il Cavaliere si sente un po’ tradito, inutile negarlo, per quell’insistere centrista sul cambiamento che sente come un affronto più che come un’esigenza di un nuovo programma o come richiesta di un’organizzazione meno verticistica. «Perché questo atteggiamento verso di me - si chiede il Cavaliere -, quando ho voluto decisamente nella coalizione una forza come l’Udc, le ho dato la terza carica dello Stato e ministeri di qualità?». In Sardegna, Biondi ha risposto al premier con una frase di Giulio Andreotti: «In politica la riconoscenza non esiste e il riconoscimento è raro». E il deputato azzurro ha aggiunto che lo strappo con l’Udc si ricucirà per la «verifica dei comuni interessi».
Il presidente dei senatori Udc, D’Onofrio, spiega il senso della richiesta di discontinuità, che «non è una questione di persone o di rapporti personali, men che meno tra Casini e Berlusconi, è invece una questione di qualità della leadership politica». Il centrista chiede una riunione dei capigruppo di Camera e Senato entro metà settembre, per cercare una nuova intesa politica sui temi della finanziaria, del risparmio, delle riforme e della legge elettorale. E questo sembra positivo, ma aggiunge che Formigoni «sarebbe un ottimo capo del governo», tornando sulla questione leadership. E poi, ribadisce le tensioni con la Lega, insistendo sul partito unico con Fi e An. «Ogni forza della coalizione - dice - deve farsi carico dei problemi degli altri e non guardare solo a portare a casa il proprio risultato. È necessario un riequilibrio, in relazione alla devolution».
Prima di andare ad Ansedonia Bondi spiega in un’intervista al Giornale della Toscana che i due grandi partiti, Fi e Ds, devono rafforzare il bipolarismo, «stella polare della politica». È il suo malfunzionamento, dice, ad alimentare «l’agitazionismo centrista» che «confonde le acque».
Roberto Maroni usa la stessa immagine: «L'Udc smetta di agitare le acque nella Cdl». Convinto che l’obiettivo centrista sia ottenere più collegi, il ministro leghista boccia come irrealizzabile il sogno di Formigoni e Rutelli di «rifare la vecchia Dc». Così, dice, si «pone la pietra tombale su qualsiasi possibile riforma della legge elettorale».