Berlusconi può salvare la democrazia

Per una volta, debbo dar ragione al Parolaio Rosso. A proposito delle adunate di Grillo, Fausto Bertinotti ha detto una verità: «Quando c'è un vuoto, qualcuno prima o poi lo riempie». Il vuoto è l'assenza della buona politica, è il caos che dissolve entrambi i blocchi. Grillo urla: «Non voglio creare partiti, voglio distruggerli!». Possiamo rispondergli: già fatto. Se i partiti italiani non fossero tutti alla canna del gas, lui terrebbe le sue adunate al bar con qualche amichetto. Quel che accade nel centro-sinistra è arcinoto. Siamo di fronte a un morto che cammina. Se non fosse per la tenacia di Romano Prodi, futuro premio Nobel per la Testa Dura, il cadavere sarebbe già stato seppellito e senza neppure una diretta televisiva. Ma quanto resisterà il Professore? Nemmeno lui lo sa. Anche la nascita del Partito Democratico servirà a ben poco.
La sinistra regressista lo vedrà come lo sta già vedendo: un avversario moderato da combattere, tutti i giorni, a tutte le ore. Alla faccia della mitica governabilità, ormai ridotta a un fantasma. Il centro-destra sta meglio? Un po' sì, perché oggi non ha il peso di guidare il paese. Ma pure questo blocco ha urgente bisogno di una cura da cavallo che gli consenta di sperare nella vittoria elettorale. Il seminario forzista di Gubbio ha messo a fuoco qualche problemuccio mica da niente. Il primo è la vecchiaia di Forza Italia. Il movimento creato da Silvio Berlusconi è nato alla fine del 1993 e dunque ha già quattordici anni. Anche il fondatore sente che non funziona più. Perché ha copiato i difetti dei partiti tradizionali, tutta robaccia difficile da nascondere.
Un'analisi realistica di Forza Italia l'ha fatta Gianluigi Paragone, su Libero del 9 settembre. Per cominciare, nell'ultimo mese Fi ha perso quasi tre punti percentuali. Mentre il Cavaliere vola nei sondaggi, la sua parrocchia ha le gomme sgonfie. Silvio se n'è reso conto girando il paese. Piccoli boss che aprono e chiudono le sezioni a loro piacere. Sempre gli stessi decidono chi accettare nel movimento e chi no. Un fiorire di strane liste civiche. Ex avversari che si candidano in Fi «per effetto di chissà quale sortilegio». Gente sospesa dal partito che mantiene le cariche. Assessori che si fanno la guerra e mandano in crisi le giunte. Troppi interessi privati e lotte di potere. Il partito della Michela Brambilla è nato anche per spazzare via tutti questi detriti. Molti la deridono o la snobbano, però è chiaro che la signora parla per conto del principale. E siamo appena al primo passo. Il secondo l'ha proposto a Gubbio un vecchio e saggio democristiano, Beppe Pisanu: bisogna fare subito un partito moderato che includa Forza Italia, An e tutte le forze di centro-destra che ci staranno. Sull'idea di Pisanu si è aperto il solito tormentone. Forse si passerà per uno stadio intermedio, quello della federazione. Gianfranco Fini ha incitato il Berlusca: basta con le parole, facciamola subito.
«Se non ora, quando?», diceva un motto della sinistra ultrà. Già, se il Cavaliere non si muove adesso, quando potrà farlo? I sondaggi avvertono che il centro-destra ha il vento in poppa. L’astensionismo sta erodendo il bottino elettorale dell'Unione. Il magico stregone Grillo rischia di strappare alle sinistre un bel po' di elettori. L’umore diffuso del popolo unionista volge al brutto per il governo e per lo stesso Prodi. Ed è quasi inutile rammentare le voragini che si stanno aprendo su due fronti cruciali: la sicurezza e le tasse.
Il mio voto non lo darei di certo al centro-destra di oggi. Ma non posso non domandarmi che cosa aspetti il Cavaliere a prendere decisioni intelligenti e davvero nuove. Gli servirebbero per rimettersi a correre, in vista delle elezioni prossime venture, che comunque non arriveranno tanto presto. Infine, una mossa chiara di Berlusconi aiuterebbe tutto il sistema dei partiti a uscire dal pantano nel quale sta sprofondando.
Un forte Partito Democratico sul versante del centro-sinistra. E un forte Partito della Libertà sul fronte del centro-destra. Sembra un sogno, in questo torbido settembre dal cielo buio e solcato da troppi uccellacci. Se non avverrà così, lo stato comatoso della democrazia italiana andrà via via peggiorando. Come si può aver fiducia in un sinedrio di partiti che si lascia umiliare da un comico deciso a distruggerli? Il santone del Vaffanculo ci spiega che sarà la Rete, ossia Internet, la sua nuova struttura politica. Ma sono abbastanza vecchio per aver imparato che senza i partiti non si costruisce nulla. Certo, bisogna cambiarli, ripulirli e insegnargli la modestia. Però se la Casta rimane quella di oggi, non c'è speranza. Alle spalle di Grillo e della Rete un giorno apparirà il vero nuovo mostro. E ci fotterà tutti.
Giampaolo Pansa