Berlusconi (purtroppo) costretto a cedere sulla salva Mondadori

Se fosse stata approvata, la legge avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo al gruppo della famiglia Berlusconi, ma anche al sistema delle imprese

Dopo 24 ore di feroci polemiche, Silvio Berlusconi ha ritirato il comma della manovra economica che bloccava i mega risarcimenti delle cause civili fino a sentenza di Cassazione. Una norma che avrebbe permesso alla Fininvest di non pagare subito a De Benedetti il conto salatissimo di una eventuale condanna in appello della vicenda Mondadori (750 milioni di euro in primo grado, congelati con un accordo tra le parti). Se fosse stata approvata, la legge avrebbe certamente fatto tirare un sospiro di sollievo al gruppo della famiglia Berlusconi. Ma anche al sistema delle imprese spesso in balia di sentenze ammazza aziende emesse da un solo giudice (come avviene nel civile in primo grado) che ovviamente può sbagliare.

Non è un dramma. Il premier ha perso una battaglia giusta su cui nessuno ha voluto metterci la faccia. Non il Pdl, non la Lega, non i ministri (Tremonti in testa). È stato un fuggi fuggi generale, in ossequio all’aria che tirava dal Quirinale (che minacciava di non firmare la manovra), ai magistrati (il Csm aveva annunciato barricate), alle opposizioni. È vero, la proposta era ardita e discutibile (nei tempi) come quasi tutte le cose fatte in vita da Berlusconi. Ma nessuno si è chiesto se era utile. Ieri la Camera ha votato il no al taglio delle Province. È un conflitto di interessi di tutta la politica (Bersani compreso) ben più grande di quello del premier. È uno scandalo ben più grave del lodo Mondadori. È immorale, ma va così. Si ritira un provvedimento giusto (sentenze esecutive in terzo grado anche nel civile) perché agevola anche Berlusconi e se ne vota uno ingiusto (no ai tagli della politica) anche se danneggia tutti i cittadini contribuenti. Basta che poi non facciano i moralisti.