Berlusconi: «Quello dell’Inter? È uno scudetto alla carriera»

E Moratti: «Qualcuno, che fa il tifo per un’altra squadra, fa ironia sulla nostra voglia di far festa? Farebbe bene a pensare ai fatti suoi»

Roberto Bonizzi

Derby di luglio. Stoccate da signori, senza mai nominarsi. «Sono contento dello scudetto all’Inter. È un titolo assegnato, come dire, alla carriera...», Silvio Berlusconi stuzzica il collega dal Transatlantico, a Roma. «Qualcuno sta facendo ironia sulla nostra voglia di festeggiare? Quel qualcuno, che fa il tifo per qualche altra squadra, magari farebbe bene a pensare ai fatti suoi», risponde piccato Massimo Moratti uscendo dagli uffici della Saras, a Milano.
Ecco la prima sfida della nuova stagione, per ora solo a colpi di battute, tra Milan e Inter. Un botta e risposta, con una punta di veleno, tra i due patron delle milanesi. Silvio Berlusconi da una parte. Massimo Moratti dall’altra. Diversi in tutto. Soprattutto nella squadra del cuore, ma non solo. L’ex premier di centrodestra e magnate televisivo che da vent’anni traghetta il Milan dal ponte di comando mietendo coppe e scudetti a ripetizione (anche se per qualche anno è dovuto restare lontano dalla poltronissima di numero uno per la legge sul conflitto di interessi). Il petroliere nerazzurro, figlio del più grande presidente della storia interista, con moglie e amicizie a sinistra, che in undici anni di presidenza (anche se ora ha ceduto il timone a Giacinto Facchetti) ha speso tanto e raccolto, in proporzione, pochino.
Oggetto del contendere lo scudetto dell’ultima stagione che, entrambi i numeri uno, da via Turati e da via Durini, avevano richiesto a gran voce dalla fine di maggio, quando era chiaro che la posizione della Juventus era in bilico, a mercoledì sera, quando la commissione speciale della Figc ha assegnato l’ultimo tricolore ai nerazzurri. Mentre il titolo del 2004-05 resterà vacante. Questo è lo scudetto che mancava alla seconda era Moratti in nerazzurro, oggetto di troppi sfottò da parte dei cugini rossoneri. Che ora perdono un buon motivo d’ironia, ma non si rassegnano. «È un premio alla carriera...» butta lì Berlusconi e il popolo milanista sorride compiaciuto.
Moratti e gli interisti si appuntano il tricolore sulla maglia, petto in fuori, motivo d’orgoglio soprattutto per non essere stati coinvolti nell’inchiesta sugli scandali del calcio. «È una sensazione simpatica sentirsi un po’ differenti dagli altri. Non provo nessuna vergogna, ma soddisfazione. La vergogna penso che, forse, la dovrebbe provare qualcun altro». Messaggio nemmeno troppo velatamente indirizzato al Milan. Ma Berlusconi, in merito, non ci sente. Quella che arriva dalle sentenze di primo e secondo grado della giustizia sportiva è, secondo il presidente milanista, «una condanna infondata nei fatti e ingiusta, siamo stati solo danneggiati».
Intanto le prime schermaglie tra tifosi erano arrivate già poche ore dopo le sentenze. Con gli interisti che invidiavano i milanisti, «a -8 con questo caldo non avete nemmeno bisogno del condizionatore». E con Adriano Galliani, ad rossonero, che prometteva un «aggancio già a dicembre». Querelle estive. Dispute da ombrellone o da città che si scioglie sotto il sole africano. Finora s’è scherzato, ma da settembre si inizia a fare sul serio.