Berlusconi: "Questa riforma è un controsenso". Fini: "Vedremo se il governo avrà la maggioranza in Senato"

Il leader di An: "La sinistra radicale è scontenta...". L'ex sottosegretario al Lavoro: "E' un regresso rispetto a quello che ha fatto il governo Berlusconi, ora siamo l'unico Paese che riduce l'età pensionabile". Il Cavaliere: "Contiamo quante persone lavorano e quante invece, senza lavorare, prendono una pensione"

Roma - Il giudizio di Silvio Berlusconi non si è fatto attendere troppo. "Penso che sia un controsenso questa riforma visto il continuamento della capacità di lavoro, aumento legato alle condizioni di miglior qualità della vita, facendo eccezione per i lavori usuranti", ha dichiarato il leader di Forza Italia. "Visto l’allungamento della vita - ragiona l’ex premier - c’è da fare i conti sul rapporto tra il numero delle persone che lavorano e quelle che non lavorano e hanno una pensione".

Fini: "Anche la sinistra radicale non è contenta" "Vedremo se soprattutto al Senato la maggioranza reggerà...". Così il leader di An Gianfranco Fini ha commentato l’accordo raggiunto nel centrosinistra sulla riforma delle pensioni. Arrivando alla scuola di formazione di Azione universitaria, Fini ha osservato: "Prima di dire che la controriforma delle pensioni è fatta, occorre aspettare le valutazioni della sinistra radicale che non a caso è scontenta". Secondo Fini, quella messa a punto dal centrosinistra "non è una riforma negativa nel merito ma per il costo che comporta: 10 miliardi in 10 anni. Non è ben chiaro come verranno reperite queste risorse". "In termini politici - ha concluso Fini - è chiaramente una battuta d’arresto per il fronte più massimalista e più radicale dell’Unione. Vedremo se soprattutto al Senato la maggioranza reggerà".

Sacconi: "Voragine nei conti pubblici" Maurizio Sacconi, già sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi, dà un giudizio negativo sull’accordo raggiunto all’alba a palazzo Chigi sulla riforma delle pensioni. Per l’esponente di Forza Italia, segna l’ennesima vittoria della sinistra politica e sindacale. Si tratta di un «regresso - ha spiegato in un’intervista al Gr3 - rispetto alla riforma che noi abbiamo realizzato e l’Italia è l’unico paese che invece di alzare l’età pensionabile la riduce». A suo giudizio l’obiettivo dei 62 anni non viene raggiunto e la gradualità degli scalini stessi «comporta oneri che probabilmente comportano una spesa previdenziale maggiore. Sarà importante vedere come vengono coperti questi oneri perchè potrebbero essere queste coperture fasulle e quindi determinare un buco che dovrà essere coperto con nuova pressione fiscale o contributiva. Insomma un brutto pasticcio».

Oneri per 10 miliardi di euro «L’intesa è, non a caso, con il solo sindacato. Alla faccia della concertazione: tutte le altre associazioni sono state escluse e ciò la dice lunga a proposito della visione classista della società che caratterizza questo governo. L’operazione di controriforma sulle pensioni fa dell’Italia l’unico Paese che, invece di adoperarsi per alzare l’età pensionabile, la abbassa per molti anni rispetto alla norma vigente. Per ammissione dello stesso governo l’intesa produce oneri per 10 miliardi di euro nel decennio che potrebbero rivelarsi sottostimati soprattutto con riferimento alle molte eccezioni alla regola sulla base di un’ampia platea di lavori usuranti che arriva a comprendere il lavoro in qualsiasi catena di montaggio».

Aumenti contributi e tagli alle pensioni più alte La copertura individuata è fatta soprattutto di aumenti contributivi per tutti e di taglio delle pensioni sopra i 3.300 euro. Si tratta di una copertura fragile, perchè per un verso non tiene conto della caduta della platea dei parasubordinati che, come già accaduto, si produrrà con l’aumento dei contributi e, per l’altro, rinvia gli aumenti contributivi per tutti a una sorta di "stabilizzatore automatico" che, se funziona, porta i contributi italiani a livelli davvero insostenibili e tali da allargare il lavoro nero mentre, se non funziona, apre una voragine nella spesa previdenziale. Molto ambigua - conclude l'azzurro Maurizio Sacconi - è la parte dell’accordo relativo alle cosiddette finestre , perchè l’aumento delle possibilità di uscita in pensione nell’anno è molto onerosa e si coprirebbe con il posticipo del momento della pensione di vecchiaia delle donne attraverso un’introduzione per esse di due o più finestre nell’anno. Non si dimentichi che le donne già oggi vanno in pensione più tardi degli uomini perchè raramente raggiungono l’anzianità contributiva e devono perciò attendere l’età di vecchiaia. Si riapre insomma la voragine della spesa previdenziale, per cui presenteremo alla Commissione Europea un dossier sulla instabilità dei conti previdenziali che così si produrrebbe in Italia».