Berlusconi raggiante: "Pippo è di parola, aveva promesso 2 gol"

Il presidente: "Finalmente sono tornato a fare la cosa che più mi piace: l’allenatore. La vittoria cancella Istanbul. Negli ultimi 20 anni noi i migliori d’Europa. Buffon bravo, ma Dida resterà"

Atene - Le guance si gonfiano per un interminabile minuto, quasi ad accompagnare quel fischio finale che non arriva mai. Perché, confida Silvio Berlusconi nella sala vip dello stadio Olimpico durante l’intervallo, «sarà pure scontato, ma che la palla è rotonda lo abbiamo imparato ad Istanbul». Quando due anni fa il Milan subì la più incredibile delle rimonte e il Cavaliere fu costretto non solo a consolare se stesso ma pure il figlio Luigi, perso in un pianto irrefrenabile. Ieri è andata diversamente. E sono stati solo baci e abbracci. Prima della partita, quando con Pier Silvio sono andati tutti e tre insieme a salutare la curva rossonera, con tanto di sosta contemplativa in panchina. E dopo, quando finiti i festeggiamenti con qualche giro di campo insieme a tutto il Milan a suon di foto ricordo (memorabile quella con la coppa sulla testa) e cori («chi non salta nerazzurro è»), Berlusconi abbandona il terreno di gioco mano nella mano con Luigi da una parte e Pier Silvio d’altra. Perché, dice ai figli, «sono queste le emozioni per cui vale la pena vivere». «Quelle che fanno bene – spiega Pier Silvio – altro che campagna elettorale».
Un successo, dice il Cavaliere, che arriva «a dispetto dell’ingiustizia, dell’invidia e della sfortuna». E che dopo le sconfitte di Istanbul, Calciopoli e le elezioni dello scorso anno riconsegna ai riflettori un Berlusconi di nuovo vincente. L’immagine che più gli piace, tanto da dire che «il calcio è metafora della vita» e che finalmente «per un giorno sono tornato a fare l’allenatore, la cosa che più mi piace». Non è un caso che sia stato proprio lui, con una pacca «scaramantica» sul sedere prima dell’incontro, a dare il là a Inzaghi: «Pippo mi aveva promesso due gol. È stato di parola». Insomma, «la cocente sconfitta di Istanbul è cancellata» e «negli ultimi 20 anni questa è la quinta Champions vinta dal Milan». Di cui dovrebbe gioire anche la Milano neroazzurra: «A loro il campionato, a noi l’Europa. Viva Milano, viva la Madunina». E viva pure Sacchi, Capello e Ancelotti, che «mi hanno fatto diventare il presidente più titolato d’Europa».
Che per il Cavaliere quella di Atene sarebbe stata una delle giornate più lunghe lo si capisce fin dalle prime ore della mattina, quando da Milano si alza il nuovissimo Airbus 319 dove trovano posto anche un folto gruppo di amici di Luigi. Una giornata di tensione, se Berlusconi decide di dedicarsi a tempo pieno al Milan. Al punto che ben presto il pranzo con la squadra al Divani Palace diventa una sorta di lunga meditazione in vista della partitissima. Con il Cavaliere che si prende da parte i giocatori uno a uno a dirgli che «questa coppa la dobbiamo portare a casa» che «la meritiamo davvero». Soprattutto dopo l’inizio stagione sofferto, quando «c’era qualcuno che in Champions non ci voleva neanche». Insomma, per Berlusconi Atene è anche una sorta di «rivincita», pure verso chi non si è speso affatto per tutelare in Europa «una delle squadre più blasonate del Paese». Anche se era sicuro che non sarebbe stata una passeggiate, tanto da confidarlo dopo aver bissato i rigatoni alla norma preparati da Michele: «Il Liverpool è una squadra fenomenale, li temo davvero».