Berlusconi: "La Rai deve formare, non è privata"

Il premier accusa la tv di Stato di essere "commerciale". "Bisogna introdurre un
cambiamento se non globale, almeno limitato, destinando anche
programmi di formazione, ma non nelle ore impossibili"

Roma - "Le funzioni della televisione privata, commerciale e della televisione pubblica dovrebbero essere assolutamente diverse". In un’intervista congiunta alla Radio vaticana e all'Osservatore romano il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha spiegato che la televisione privata "dovrebbe avere come prima funzione quella di formare, poi quella di informare e infine, magari, anche quella di divertire".

La televisione pubblica "C’è una carenza della nostra radio e della nostra televisione nazionale, che è pagata attraverso il canone e quindi con i soldi di tutti e che invece è diventata una televisione commerciale come le televisioni private, pur usufruendo del canone da parte dei cittadini, di una tassa che i cittadini sono costretti a pagare". Il presidente del Consiglio ha spiegato che le funzioni della televisione privata, commerciale e della televisione pubblica dovrebbero essere "assolutamente diverse": "La televisione privata dovrebbe avere tra le sue funzioni quella di divertire, come seconda funzione quella di informare e soltanto successivamente, quella di formare. La televisione pubblica e la radio pubblica dovrebbero invece esattamente fare il contrario: dovrebbero avere come prima funzione quella di formare, poi quella di informare e infine, magari, anche quella di divertire". Secondo il presidente del Consiglio, infatti, la televisione pubblica italiana "è esattamente una televisione commerciale come tutte le altre televisioni commerciali". E ha aggiunto: "Dovremo introdurre un cambiamento se non globale, almeno limitato, destinando anche programmi di formazione, ma non nelle ore impossibili, oltre la mezzanotte, alla mattina prestissimo, eccetera: anche in ore centrali della giornata".

Il contributo alla Fao L’Italia aumenterà il suo contributo per il 2008 alla Fao da 60 a 190 milioni di euro. "La lotta alla fame ha due momenti: l’emergenza e la speculazione che si è infilata in questo varco", ha spiegato Berlusconi aggiungendo che l'Italia e l'Onu non possono "assistere senza fare nulla all’impennata dei prezzi". "Se c’è qualcuno che paga di più, c’è anche qualcuno che incassa di più - ha continuato il premier - bisognerebbe chiedere agli Stati, dove ci sono i produttori che hanno questi utili, di tassarli. Il sovrapprezzo speculativo dei produttori venga destinato in parte ad aiuti immediati. Poi l’Onu può chiedere un contributo ai Paesi produttori di petrolio, che incassano ogni giorno utili straordinari". Berlusconi ha, quindi, ribadito l’ok di Zapatero e Sarkozy alla proposta italiana di non inserire nel computo dei parametri di Maastricht sul rapporto deficit/pil "le somme che i singoli Stati destineranno agli aiuti alimentari".

Chiesa come ricchezza Tra Stato e Chiesa "è possibile ogni dialogo su ogni argomento". "La Costituzione italiana - ha aggiunto il premier - è molto chiara a questo riguardo, quindi non ci possono essere preclusioni alla manifestazione di opinioni e di principi da parte di alcuno e la Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni e lo Stato laico esprimerà un suo giudizio e potrà servirsi e seguire queste valutazioni nella sua azione politica". "Ritengo - ha proseguito il capo dell’esecutivo - che sarebbe una perdita significativa di libertà per lo Stato escludere o soffocare la manifestazione di queste convinzioni e di qualsiasi convinzione. Sono convinto che per la sua millenaria esperienza, per il suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle fasce sociali più deboli, la Chiesa rappresenti una ricchezza per lo Stato, e lo Stato, volendo restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine addirittura totalitario". "Perciò - ha concluso Berlusconi - il dialogo che precede il rapporto tra Stato e Chiesa come organismi giuridici è assolutamente positivo, risiede nella natura stessa della società, e dimostra la libertà e la pluralità della società".