Berlusconi rassicura Bossi: «No a un governo tecnico»

Il Cavaliere a «La Padania»: non ci sono le condizioni. Bocciata anche la Grande coalizione. Poi rilancia la Federazione. E sulla leadership: «Non penso di poter farmi da parte»

Roma - L’ammirazione e la stima verso Umberto Bossi. La celebrazione di un’alleanza, quella con la Lega, fondata su una naturale parentela politica. Ma anche l’archiviazione di ogni ipotesi di governo tecnico, liquidato semplicemente come uno strumento politico non praticabile. Silvio Berlusconi in una intervista a La Padania, il quotidiano del Carroccio, coglie l’occasione per fugare dubbi e sospetti che periodicamente tornano alla luce.
«La proposta di un governo tecnico l’avevo fatta subito dopo le elezioni, a fronte di un sostanziale pareggio. Oggi non vedo le condizioni», puntualizza subito il presidente di Forza Italia. Semaforo rosso anche per una grande coalizione alla tedesca: «È sorprendente - dice - pensare che proprio io possa essere solo sfiorato da sospetti di questo tipo». Chiuso il rubinetto delle illazioni, Berlusconi si sofferma sui rapporti con il Carroccio. «L’alleanza con la Lega è naturale: abbiamo programmi simili, e un elettorato che parla lo stesso linguaggio. Siamo liberisti e nemici dello statalismo accentratore. Siamo estranei alle vecchie liturgie della politica». Berlusconi conferma la stima che nutre da sempre per Umberto Bossi: «Non posso negare che anche la lealtà personale, l’intelligenza politica, la lungimiranza, la schiettezza di Umberto Bossi siano un elemento importantissimo della nostra alleanza». Bossi - rivela il leader azzurro - «mi ha comunicato fin da subito di non essere disponibile a entrare in un partito unitario del centrodestra. Ho presentato quindi la proposta di un patto federativo come quello che lega la Cdu e la Csu» in Germania. «Premo - aggiunge Berlusconi - perché il centrodestra compia un salto di qualità, passando dalla coalizione alla federazione, cioè a un sistema nel quale si decida insieme e, se necessario, a maggioranza in modo che nessuno abbia un diritto di veto assoluto sulle iniziative degli altri». E il suo ruolo personale? «Il problema - replica il numero uno azzurro - non è il mio ruolo personale: starò dove sarà più utile alla coalizione. Certo non credo di potermi fare da parte: sarebbe sleale verso quei milioni di italiani che ci hanno dato fiducia».
Sulla fedeltà della Lega alla coalizione di centrodestra il Cavaliere non ha dubbi. «Umberto Bossi che va d’accordo con Diliberto o Pecoraro Scanio non riesco proprio a immaginarlo», commenta Berlusconi, liquidando le ipotesi che la Lega possa essere tentata di ottenere il federalismo trattando con l’attuale maggioranza. «La sinistra - afferma Berlusconi - è centralista e statalista, per storia, cultura e vocazione, e per diventare federalista dovrebbe rinnegare totalmente il suo Dna. E poi questi signori dell’Unione sono lontanissimi dalla Lega come da noi, su infinite altre questioni, dall’economia, al fisco, alla difesa della famiglia». Il leader dell’opposizione non ci sta neppure a dichiarare chiusa l’esperienza della Cdl dopo le mosse degli ultimi mesi dell’Udc. «Andiamoci piano prima di definire la Casa delle libertà “ex”» avverte. «Tutti i recenti sondaggi dimostrano che se si votasse domani vinceremmo, e con un buon margine, anche senza l’Udc. Ma è una ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione. Il nemico da battere è la sinistra, non è fra di noi». E sui tempi entro cui prevede un ritorno del centrodestra al governo afferma: «L’attesa non sarà troppo lunga. Lo spero per il bene degli italiani». Parole chiare anche sul referendum per la modifica della legge elettorale, tutt’altro che gradito alla Lega. «Ho sempre pensato che cambiare la legge elettorale per referendum sia un errore. Proprio per evitare ogni equivoco e ogni possibile strumentalizzazione, gli esponenti di Fi che aderivano al comitato referendario si sono già dimessi. Inoltre in ogni occasione Gianfranco Fini ha espresso valutazioni assolutamente analoghe alle mie e cioè che la via parlamentare va seguita a ogni costo. In ogni caso il centrodestra deve prendere una decisione collegiale. Con Bossi abbiamo già cominciato a lavorare su questo e, come sempre, troveremo insieme la soluzione migliore per poi confrontarci con il centrosinistra».