Berlusconi rassicura la Lega: "Insieme riforma della giustizia e federalismo fiscale"

Il presidente del Consiglio agli alleati: &quot;Nessuna sfida quei provvedimenti andranno in due Camere diverse&quot;. <a href="/a.pic1?ID=276811" target="_blank"><strong>Una telefonata a Bossi sblocca l'agenda politica</strong></a>: &quot;Ora tutto è a posto&quot;

Roma - «Simul stabunt, simul cadent». Insieme staranno, insieme cadranno. Allo stesso modo. Pdl e governo da una parte, Lega dall’altra. Silvio Berlusconi frena così gli scalpitii del Carroccio. In latino. E poco importa se scivola sulla seconda parte del motto, che non vorrebbe citare, coniugando il verbo al presente. Non fa nulla se in realtà dice «cadunt», il senso politico è chiaro. Basta con i paletti, l’azione di governo deve essere univoca. E ci saranno tempi e spazi adeguati per impegnare il Parlamento sia sulla giustizia che sul federalismo.

«Non c’è nessuna sfida alla Lega e nessun contrasto», attacca il premier - per coincidenza dall’Ara Pacis - informando i cronisti di aver parlato mercoledì sera con Umberto Bossi. E il partito del Senatùr, spiega in una conferenza stampa a sorpresa, «ha nei primi punti del suo programma il federalismo fiscale, che è un progetto anche nostro». Detto questo, però, «abbiamo, come governo e in particolare come Popolo della libertà, la riforma della giustizia come progetto prioritario». Che fare? «In una Camera», risponde il Cavaliere, si discuterà a settembre di federalismo, «in un’altra Camera», invece, verrà esaminata «contestualmente» la riforma della giustizia. Pari e patta.

Su quest’ultimo fronte, poi assicura, «faremo uno studio approfondito», per un servizio «scevro da fini di lotta politica». Rivolto in buona parte «alla giustizia civile», e che avrà, nella parte del penale, «innovazioni già previste dalla riforma costituzionale bocciata dal referendum». Dove non figurerebbe però l’immunità parlamentare. «Non l’ho mai citata», garantisce il presidente del Consiglio, convinto che sia giusto «non fare oggi ciò che non hai fatto ieri».

«Io ho grande fiducia nella magistratura», ribadisce inoltre Berlusconi, che sceglie il senatore a vita Francesco Cossiga per presiedere il Comitato dei saggi. E sul caso Del Turco chiarisce di non aver «mai detto» che nell’inchiesta vi sia solo «un teorema» accusatorio. «Non avrei potuto dirlo - spiega - perché non conosco le carte». In realtà, «mi sono augurato solo che l’indagine si possa concludere con l’innocenza degli accusati». Insomma, un «atto di generosità».

Archiviato il fronte giustizia, il premier si sofferma di nuovo sulla crisi economica globale. «I governi nazionali non hanno strumenti per contrastarla, possono solo ridurne l’impatto», premette, puntando ancora l’indice sull’impennata del petrolio. E rivela: «Farò l’ufficiale di collegamento» tra Opec e Occidente. Poi Berlusconi difende l’operato del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: «La sua scelta è stata condivisa da tutto il governo. Siamo un Paese a crescita zero con un debito pubblico molto elevato e, per non mettere le mani nelle tasche degli italiani, bisogna razionalizzare, ridurre le spese e tagliare gli sprechi».

«Abbiamo contrastato lobby e assalti alla diligenza», aggiunge, confermando la «fiducia» sulla manovra, dove «non ci sarà nessun taglio alla sicurezza». Anzi, il governo ha stanziato 400 milioni di euro in più. Un lavoro all’unisono, quello con Tremonti, a cui Berlusconi riconosce il ruolo non certo «facile», anche se - avrebbe riferito durante la cena di mercoledì sera a Villa Madama tra governo e gotha imprenditoriale - ha l’atteggiamento di chi si ritiene un genio e pensa che gli altri siano tutti «pirla».

«Virgolettati» da retroscena a parte, torna sul tappeto la questione Alitalia. «Sono convinto che, in tempi anche brevi - ribadisce il premier - presenteremo una nuova compagnia di bandiera, con un piano industriale che ci consentirà di mantenerla in attivo, sottoscritto da molti imprenditori italiani». Ad alcuni dei quali «dovremo dire no, perché la disponibilità è superiore al doppio di quella necessaria».

Politica estera, invece, nell’intervento di Berlusconi all’inaugurazione della Fondazione Medidea, presieduta da Beppe Pisanu. Berlusconi, dal palco, rimarca che «il problema dell’Iran», con il rischio di energia nucleare usata per scopi militari, «ci preoccupa moltissimo». Tanto da avvertire: se «Israele avesse la certezza che Teheran disponesse di un’arma del genere, nessuno potrebbe fermarlo dal procedere con azioni militari simili». In quel caso, sarebbe «un disastro».

Sul fronte europeo, Berlusconi denuncia nuovamente «una certa carenza di leadership» al suo interno e, sorridendo, alla luce del faccia a faccia avuto con il primo ministro libico, puntualizza di essere riuscito dove Nicolas Sarkozy ha fallito. Ovvero, portare i rappresentanti dello Stato africano alla conferenza Euromediterranea di Parigi. Infine, un accenno alla crisi mediorientale. «Siamo davvero vicini a una possibilità di accordo tra Palestina e Israele», riferisce, ricordando le pressioni italiane affinché il dialogo continui. E in serata, mentre il suo Milan presenta il neo-acquisto Ronaldinho, Berlusconi riceve a palazzo Chigi Ignazio La Russa, «reggente di An», e Denis Verdini, coordinatore di Fi. In campo, in questo caso, le tappe che portano al partito unico. Al Pdl.