Berlusconi: «Referendum, un sì contro il governo»

Ciampi: «Sono per il no» Bossi: «Se passa, il Nord potrà dire che la sua gente vuole più libertà»

da Roma

Si avvicina la data del referendum e lo scontro diventa sempre più forte. E più politico. Silvio Berlusconi va all’attacco: «Bisogna votare sì contro l’Italia dei no, contro questo governo e contro l’Italia di Prodi che ha come unico programma la distruzione delle riforme del centrodestra». Per il leader della Cdl bisogna votare sì perchè «il no sarebbe proprio la pietra tombale per l’ammodernamento dello Stato».
E risponde di non credere alle offerte di dialogo che sino ad ieri ha lanciato Piero Fassino: «Non credo ci siano le condizioni per un dialogo - ha detto nel corso di un’intervista al Tg5 - perché questa sinistra a parole offre il dialogo, nei fatti occupa tutte le posizioni di potere: ha occupato le più importanti istituzioni dello Stato, ha dalla sua la grande stampa, gran parte della magistratura e non si comporta in maniera ragionevole invitando i cittadini a votare contro questa riforma». Secondo Berlusconi, «la sinistra usa solo degli slogan che non hanno nessun fondamento nella realtà».
Il leader della Lega Umberto Bossi spiega, dopo le polemiche dei giorni scorsi, che «la gente del nord è gente tranquilla, a noi basterebbe il federalismo. Ci auguriamo che passi il sì al referendum e, se passa almeno al Nord, noi avremmo diritto di andare ovunque, anche all’Onu, a dire che la nostra popolazione vuole più libertà».
Accuse di «conservatorismo» vengono fatte da Roberto Maroni, capogruppo della Lega alla Camera, alla scelta per il no dell’ex-capo dello Stato. «Non ho difficoltà a rispondere, convinto come sono della validità di fondo, dell’impianto e degli equilibri della nostra Costituzione. Andrò a votare e voterò per il no», così ha dichiarato Ciampi ieri mattina. Causando dure reazioni nel centrodestra. Il leghista Roberto Maroni chiama in causa l’età del presidente emerito della Repubblica, chiedendosi: «Come si fa a non essere conservatori a 86 anni?». Sostiene l’esponente del Carroccio: «Per un ex presidente della Repubblica, che per cinque anni ha seguito l’iter della riforma costituzionale intervenendo tra l’altro con suggerimenti e consigli sarebbe stato più elegante non esporsi».
Gli dà manforte Roberto Calderoli, ex ministro delle Riforme, che ironizza sull’appoggio dei senatori a vita alla causa del no: «Scalfaro, Ciampi, anche la Levi Montalcini: quasi tre secoli in tre: è il nuovo che avanza...». Critico con Ciampi anche Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera: «L’ex capo dello Stato perde un po’ quel ruolo di riferimento per tutti gli italiani che aveva prima per diventare un parlamentare qualsiasi». La morale che trae l’azzurro Sandro Bondi è che «in Italia non ci sono più istituzioni o personalità indipendenti e di garanzia». L’Unione difende Ciampi a spada tratta. «Mi pare che il no a questo brutto pasticcio che la destra ci propone non abbia nulla di conservatore», dice il leader dei Ds Piero Fassino, rispondendo alle accuse di Maroni.
Anna Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo al Senato, dice che le critiche della Cdl «sono ingenerose e irrispettose, visto che Ciampi è stato sempre il presidente di tutti, estraneo a logiche di parte». Scende a difesa dell’ex capo dello Stato anche il sindaco di Roma Walter Veltroni, che trova «di dubbio gusto» le accuse rivolte dal centrodestra.
Ma oltre la polemica su Ciampi continua il dibattito sulle affermazioni di Bossi. Per il capogruppo Maroni: «È chiaro che essendo l’accordo tra Lega e Casa delle libertà fondato sulla riforma costituzionale, se questa dovesse essere cancellata si tratta di ricostruirne uno nuovo su nuove basi: questo intende Bossi quando parla di mani libere. Non vuol dire facciamo l’accordo con la sinistra». Fassino, invece, tiene aperta la porta al dialogo: «Subito dopo la vittoria del no, siamo pronti ad aprire una fase di confronto fra tutte le forze politiche, di maggioranza e minoranza, per approdare a riforme costituzionali e istituzionali che diano al Paese un assetto stabile». Il fronte del si intanto si arricchisce dell’adesione del senatore a vita Sergio Pininfarina, mentre al fronte del no si iscrive anche Alessandra Mussolini.