Berlusconi: "Rialzerò l’Italia lavorando, non con l’ideologia"

Il leader del Pdl: "Ridurremo le tasse su famiglia, lavoro e imprese
così da
aumentare i consumi, la produttività e le entrate dell’erario. Prodi ha
fallito scontentando tutti e lasciandoci un’eredità pesantissima.
All’estero ci considerano ormai un Paese da Quarto mondo"

Roma - Il nome di Walter Veltroni non lo pronuncia mai. Mentre cita più volte quello di Romano Prodi che del Partito democratico è il presidente. Davanti alle telecamere di Rete 4 (l’emittente che Antonio Di Pietro vorrebbe mandare sul satellite), Silvio Berlusconi ribadisce il copyright del Popolo della libertà sul programma elettorale: meno tasse «su lavoro, imprese, famiglie». Come a dire: diffidate dalle imitazioni.

Con l’obiettivo di continuare, se dovesse tornare a Palazzo Chigi, «a realizzare il programma che avevamo presentato agli italiani nel 2001 e che si deve continuare a realizzare aggiungendo le misure necessarie per riparare ai danni dei due anni di governo Prodi».
Un governo che - secondo il Cavaliere - «ha fallito scontentando tutti e ci lascia un’eredità pesantissima: un’immagine distrutta all’estero per la vicenda dei rifiuti». E per dare le dimensioni del problema, Berlusconi rivela: «Un amico mi ha chiesto se vado a lavorare con la mascherina per la vicenda dei rifiuti. Mi chiedo - prosegue l’ex premier - come faremo a esportare prodotti di qualità, dalla tecnologia per i satelliti ai prodotti di Dolce & Gabbana, se la nostra immagine all’estero è questa, da Paese del quarto mondo?».
Berlusconi è quindi sempre più convinto della validità dello slogan adottato dal Pdl per questa campagna elettorale. «Il governo Prodi, in questi due anni, ha oppresso i nostri spazi di libertà. C’è un’oppressione fiscale, burocratica, giudiziaria; in più è diminuita la capacità di spesa». E a questo punto Emilio Fede fa rivedere il Cavaliere nel suo ultimo intervento pubblico a Milano: «La sinistra ha messo in ginocchio il Paese, per questo diciamo: "Rialzati Italia"».
Ma come fare? chiede il direttore del Tg 4. «Lavorando concretamente, non con l’ideologia come ha fatto la sinistra. Ma attaccandomi alla ricetta liberale di sempre». Vale a dire, «ridurre le tasse alle famiglie, al lavoro, alle imprese, in modo di aumentare i consumi, la produttività, le entrate, i posti di lavoro. Così si avranno - commenta - più risorse per ridurre le tasse, per fare le opere pubbliche, per ridurre il debito pubblico». In altre parole, secondo Berlusconi, per rialzare l’Italia bisogna battere strade sconosciute al centrosinistra. «In questi due anni, infatti, il governo Prodi e la sinistra ha fatto l’esatto contrario» di quel che sarebbe servito al Paese.

«C’è un senso di paura per il futuro - osserva Berlusconi - anche per l’aumento delle tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti. Basta vedere come le tasse si siano mangiate le tredicesime; e basta che ciascuno guardi la cedolina dello stipendio per vedere come siano aumentate le tasse locali. Le città in testa per questi aumenti sono Roma, Bologna, Firenze, Siena», tutte città guidate da amministrazioni di sinistra.
Per queste ragioni - prosegue il Cavaliere - «non è credibile chi oggi prova a proporre le nostre ricette, una fotocopia del nostro programma: per decenni ha fatto il contrario. Sono certo che gli italiani non saranno così ingenui da crederci». Un riferimento neppure tanto velato alle promesse di Veltroni di ridurre le imposte. «È finto nuovismo». Da qui, la difesa del Popolo della libertà e del copyright sulla riduzione della pressione fiscale: obiettivo realizzato fra il 2001 e il 2006, attraverso l’introduzione di due moduli fiscali; tali da ridurre il prelievo sulle famiglie di quasi un punto di pil.
E a proposito del programma del suo governo, Berlusconi ricorda come sia riuscito a portarlo a termine «per l’85%, come dimostrano studi dell’università di Siena, che non può certo essere considerata dalla nostra parte».
E per chiudere, ricorda che «nel 1994, quando scesi in campo, dissi che volevo vivere da uomo libero in un Paese libero: l’ho detto nel 1994 ed è ancora del tutto valido». Con l’aggiunta - non detta - che gli italiani farebbero bene a non fidarsi di chi promette riduzioni delle tasse.
Soprattutto se a farle è il leader di un partito, il Pd, presente al 70% nel governo Prodi. «Che ha messo in ginocchio l’Italia».