Berlusconi: riforma elettorale in parlamento

"Ne discutano le Camere, sul referendum non cambio idea". E sul partito unico: "Progetto futuro, nessuna azione concreta". Telefonata di chiarimento tra Bossi e il Cavaliere. Il leader leghista rassicurato: "Temevo pasticci, ma Silvio li ha smentiti"

Roma - Prima lo dice a Umberto Bossi per telefono, poi lo conferma ai cronisti che lo seguono in Sardegna: il partito unico del centrodestra è «un obiettivo futuro per il quale non è in corso nessuna concreta azione preparatoria». Silvio Berlusconi è un po’ stupito di tante polemiche per la registrazione dal notaio del simbolo del Partito della libertà, da parte della presidentessa dei circoli azzurri Michela Brambilla. Non vuol sentire parlare di guerra dei marchi e tantomeno inimicarsi il suo più fido alleato, il leader della Lega.

Così, quando Bossi lo chiama da Calalzo, gli spiega che quello di aggregare tutti i moderati, intercettando astensionisti e scontenti del centrosinistra in una nuova formazione rimane il suo progetto, ma ancora non ci sono le condizioni per realizzare un partito unico e rimane a parte la possibilità di una federazione. Assicura al Senatur che vuole modificare la legge elettorale in parlamento e non punta sul referendum. «Confermo la nostra posizione», ribadisce Berlusconi dalla Costa Smeralda. Per lui, la base per la nuova legge elettorale sono le proposte del leghista Roberto Calderoli.

Solo due minuti dopo la telefonata con il Cavaliere, Bossi dal Cadore riferisce delle sue assicurazioni, quasi in un sospiro di sollievo. «Berlusconi non vuole il partito unico, non vuole il referendum elettorale, anzi mi ha detto che vuole incontrare il governo per fare una nuova legge elettorale». Il leader della Lega è impegnato nel vertice nella baita di Lorenzago con esponenti di Fi e An sull’ipotesi di sciopero fiscale. Ma la bomba del Pdl è l’argomento del giorno e non si può ignorare. Bossi è malfidato e non ha reagito bene alla notizia: ha pensato ad una «mossa solitaria» verso il referendum, a un progetto del Cavaliere per correre da solo alle elezioni. Ma la chiacchierata con il leader azzurro l’ha tranquillizzato.

«Pensavo che Berlusconi - confessa il Senatur - volesse fare un qualche pasticcio dopo il referendum elettorale con il Partito della libertà, ma l’ho sentito al telefono e ha smentito tutto».

Dopo il chiarimento, Bossi si dice disponibile a ragionare insieme agli alleati del centrodestra sui modelli per una nuova legge elettorale. Ci sono 2 settimane di tempo, ricorda, e per la Lega questo è il presupposto di ogni accordo sulla coalizione e sul programma, che dovrà essere «condiviso con la massima parità da quanti ne faranno parte». Idee di base ce ne sono e se n’è discusso a Calalzo con il grande mediatore azzurro Giulio Tremonti e con Gianni Alemanno di An, ma il dibattito dovrà poi essere allargato.

L’incontro è iniziato martedì sera e c’erano anche i leghisti Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Roberto Maroni. Quest’ultimo riferisce che Berlusconi ha fatto a Bossi promesse precise: la prossima settimana, quando tornerà a Roma, il Cavaliere prenderà contatti con il governo per un incontro sulla legge elettorale. «È il momento in cui i bluff non sono più possibili - dice Maroni - e bisogna mettere le carte in tavola sulla legge elettorale. Il programma, lo ha detto chiaramente Bossi, viene dopo».

Anche Tremonti lancia messaggi tranquillizzanti da Lorenzago, parla di «idem sentire» con Bossi e Alemanno. «Si sono dette cose sagge e condivisibili - spiega -, abbiamo dato un colpo di manovella per un’iniziativa politica». Insomma, si è lavorato «per scambiarci idee, opinioni e trovare le aspettative comuni». Non ci sono scadenze immediate per la Cdl, secondo Tremonti, ma sono stati mossi i primi passi per delineare il programma del centrodestra. «Il futuro - dice - sarà il dominio dei valori e non solo quello dell’economia. Il Cadore è luogo spirituale, tant’è che ci vengono i Papi, e di ispirazione e proprio per questo la politica non è solo interesse, non è solo Pil».

Inviato da Gianfranco Fini a Lorenzago, Alemanno è l’interprete delle preoccupazioni di An sul Partito delle libertà, preoccupazioni che ci siano «accelerazioni, fughe in avanti che in qualche modo rendano marginali forze essenziali della Cdl». Ma dopo le dichiarazioni di Berlusconi si dice soddisfatto e definisce ormai «archiviato» il problema del partito unico del centrodestra. A settembre, annuncia, «riparte l’officina del programma» cui parteciperanno «tutti i soggetti che vorranno starci», ed è su questo programma che bisogna trovare l’unità della Cdl. Nella prospettiva di una nuova legge elettorale «diretta conseguenza del bipolarismo».