Berlusconi rilancia: «Vado avanti Il governo arriverà a fine mandato»

RomaAd Arcore la giornata non è delle più tranquille. Un po’ perché l’umore di Silvio Berlusconi è ancora quello di sabato pomeriggio, quando la notizia della condanna della Fininvest a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti l’ha mandato su tutte le furie. «Un sentenza - dice - al di là del bene e del male, un’enormità giuridica che mi lascia letteralmente allibito». Un po’ perché per ore e ore la decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano è al centro di una riunione fiume a cui prendono parte un ristretto gruppo di avvocati (tra cui Niccolò Ghedini) e i figli Marina e Pier Silvio.
Ed è proprio l’attesa del pronunciamento della Consulta ad agitare i sonni del premier, convinto che la sentenza del Tribunale civile di Milano segni un deciso cambio di passo nella strategia di lungo logoramento che - ragiona il Cavaliere - va avanti ormai da aprile. Il timore, dunque, è che la Corte Costituzionale possa decidere «l’affondo finale» e bocciare tout court il Lodo Alfano, il che significherebbe che di lì poco arriverebbe la condanna per il processo Mills. E non solo, visto che negli ultimi giorni Berlusconi nelle sue conversazioni private non ha mancato di ripetere che «sono già pronte a entrare in campo altre Procure». Il rischio, dunque, è che si riapra un vero e proprio fronte tra Palazzo Chigi e la magistratura, con tutte le conseguenze del caso.
Ad alimentare le preoccupazioni del Cavaliere, però, è anche il clima di assoluta incertezza rispetto a quella che sarà la decisione della Consulta. Tanto che nonostante la lunga riunione di Arcore, nessuno è stato in grado di fare una previsione concreta sul merito del pronunciamento. Anche se le ipotesi più gettonate restano quelle meno favorevoli: bocciatura completa del lodo o dichiarazione di parziale incostituzionalità, il che significherebbe riportare il testo in Parlamento. Decisamente meno, invece, le possibilità che lo scudo per le alte cariche dello Stato passi indenne il giudizio della Corte. Qualche certezza in più, invece, sui tempi. Per la convinzione che si è fatta strada è che il giorno decisivo non sarà oggi ma giovedì.
Clima di attesa, dunque. Anche per il ruolo che giocherà Giorgio Napolitano alla cui moral suasion è affidata buona parte della partita. Ed è anche in questo senso che va la breve dichiarazione che Berlusconi affida alla agenzie di stampa. Incredulità per la sentenza contro Fininvest, ma - sottolinea - «sappiano tutti gli oppositori che il governo porterà a termine la sua missione quinquennale» perché «non c’è nulla che potrà farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito». Una presa di posizione sì ferma, ma che non vagheggia né grandi manifestazioni di piazza né elezioni anticipate, due argomenti che certo non mettono di buon umore il Quirinale. La mediazione, dunque, è in corso. E la presa di posizione del premier è resa ancor più forte da quelle di Umberto Bossi («non penso che andremo al voto») e soprattutto Gianfranco Fini («la maggioranza è quella uscita dalle urne»). Una presa di posizione, quella del presidente della Camera, che Berlusconi pare abbia molto gradito soprattutto per la sua tempistica. A seguire la stessa linea, peraltro, sono anche gli imprenditori visto che la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sceglie pure lei la vigilia della riunione della Consulta sul Lodo Alfano per dire «no» a qualsiasi ipotesi di elezioni anticipate.
Davanti a quello che rischia di essere lo spartiacque della legislatura, dunque, tutti fanno quadrato intorno al premier. Anche se la situazione resta ingarbugliata e complessa, tanto che ieri anche il prudente Gianni Letta sottolineava l’incredibile «sincronia» con cui negli ultimi tempi si è verificata una serie di eventi. Detto questo, se la Corte Costituzionale dovesse pronunciarsi avallando la tesi dell’attacco finale, se la bocciatura dovesse essere insomma senza appello, Berlusconi è pronto a reagire. E qui gli scenari sono molteplici e, ovviamente, nel caso di muro contro muro non escludono le elezioni anticipate. Anche se, fanno presente a Palazzo Grazioli, sarebbero «assurde» e «dannose» per il Paese soprattutto in un momento in cui l’economia arranca. Anche per questo nel Pdl si continua a ragionare, seppure come ultima ratio, all’ipotesi della manifestazione di piazza tanto da ipotizzare luogo e data: il prossimo 5 dicembre a piazza San Giovanni, una sorta di «anniversario» del 2 dicembre 2006. Perché è vero che la mediazione è in corso, ma come ripete Berlusconi ai suoi collaboratori durante la riunione di Arcore «siamo completamente al buio» e quindi «può succedere di tutto».