Berlusconi rinnova il Pdl: i coordinatori locali saranno eletti dalla base La scelta dei dirigenti regionali e provinciali spetterà agli eletti. I primi congressi già all’inizio del 2011

Roma«Bozza di delibera» e «Bozza di linee guida della Campagna congressuale 2010/2011». I due file, aggiornati a ieri mattina, rimbalzano tra le caselle di posta elettronica di ministri e deputati in vista dell’Ufficio di presidenza in programma domani sera a Palazzo Grazioli. Una riunione che dovrebbe dare il via alla stagione dei congressi, con quelli comunali che si terranno già «nei primi mesi del 2011».
Un appuntamento che nei giorni scorsi ha messo in subbuglio il partito, diviso non solo tra le «casate» degli ex An ed ex Forza Italia ma anche alle prese con scontri senza esclusione di colpi sul territorio (vedi Sicilia e Sardegna, ma anche Toscana, Lombardia e la lista potrebbe continuare). Ecco la ragione della girandola di colazioni, pranzi e cene «carbonare» degli ultimi mesi, occasioni per confrontarsi ma pure per contare le truppe. Tanto che il sempre prudente Paolo Bonaiuti ci tiene a dire che sarebbe meglio limitarsi a «un caffé alla buvette, di prima mattina e a mente fresca». Invece, anche stasera si punterà sul colesterolo, con due cene in due diversi ristoranti di Roma: vicino al Viminale l’area degli ex azzurri, dalle parti del Gianicolo quella degli ex aennini (ma quest’ultima potrebbe slittare). D’altra parte, nonostante la tregua imposta da Berlusconi, le incomprensioni restano tutte. E la decisione di lanciare la stagione congressuale è un modo per cercare di smorzare le polemiche visto che l’obiettivo dichiarato è quello di «garantire un peso determinante ai quadri dirigenti superiori».
Coordinatori regionali e provinciali, dunque, dovrebbero da ora in poi essere indicati da una «assemblea degli eletti». Cioè da chi sul territorio rappresenta il Pdl: deputati, senatori, europarlamentari, presidenti di Regione e di Provincia, consiglieri regionali, provinciali e comunali e sindaci. Con due accorgimenti. Il primo è quello del cosiddetto «voto ponderato», visto che a tutti gli eletti verrà attribuito un peso «in relazione all’importanza e alla rappresentatività della carica ricoperta in modo da assicurare a ciascuna categoria di eletti un peso adeguato all’interno dell’assemblea». Traduzione: se il voto di un deputato vale 100 quello di un consigliere circoscrizionale vale 10. Un meccanismo che di fatto dà un peso maggiore a chi ha rapporti più stretti con i vertici di via dell’Umiltà. Il secondo accorgimento, invece, è la soglia del 75% necessaria al candidato coordinatore regionale (non vale per il provinciale) per essere nominato. Se nessuno la raggiunge l’indicazione tra i tre che ottengono più preferenze spetta al presidente del partito. Cioè Berlusconi. Per i congressi comunali, invece, «avranno diritto di voto gli aderenti e gli associati» (quindi non solo gli eletti ma anche i tesserati).
È questa, dunque, la base dalla quale si è iniziato a discutere. Anche se è nota l’avversione di Berlusconi per un partito «pesante» e dove si va alla conta degli iscritti: il modo migliore, ha ripetuto decine di volte il Cavaliere, per creare correnti e centri di potere. Sulle nuove regole di ingaggio, poi, il confronto resta acceso anche nel partito. Se nel preparare le bozze i tre coordinatori nazionali - Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi - hanno optato per una via di mezzo nella quale la partecipazione degli iscritti si ferma ai congressi comunali, gli ex colonnelli Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno - ma anche Fabrizio Cicchitto - vorrebbero renderla decisamente più ampia, allargandola magari ai congressi provinciali. Non è un caso che i tre ieri abbiano avuto un lungo incontro sull’argomento. Anche se tutto resta in movimento, almeno fino a domani mattina quando il Cavaliere tornerà a Roma dopo la convalescenza per l’intervento al polso e vedrà i vertici del Pdl prima dell’Ufficio di presidenza convocato, non a caso, in serata.