Berlusconi: "Ripartita l’armata rossa dei giudici"

"Siamo in un regime di oppressione giudiziaria. Offerte ai senatori? E allora Follini...". Su An: "Con Fini nessun problema, l’ho sentito oggi". E ai suoi confida: "Tentano di fermare il dialogo ma non ci riusciranno"

Roma - «Se mi consentite, parlo di un aspetto negativo della giornata...». Appena entrato negli studi della Tv delle libertà, è lo stesso Berlusconi ad andare dritto al punto: l’inchiesta della procura di Napoli di cui dà notizia Repubblica non è altro che «il ritorno dell’armata rossa giudiziaria». Perché, spiega, «non c’è nessun fatto penalmente rilevante», né «alcuna indagine in corso su di me» visto che «non ne ho ricevuto notizia». E dunque, non solo «siamo in un regime di oppressione fiscale», ma «anche di oppressione giudiziaria».

D’altra parte, ripete a più di un deputato nel corso della giornata, quello che l’ha più colpito è la ripetuta «incursione della magistratura» nella vita di politici e cittadini con «controlli telefonici» e anche «telecamere». Al punto che Randazzo, il senatore eletto all’estero coinvolto nell’inchiesta, «è stato seguito passo passo da Fiumicino fino a casa mia». C’è da chiedersi, attacca Bonaiuti, se «siamo a Roma o nel Cile di Pinochet». Per Berlusconi, dunque, «siamo davanti a una vera e propria recreduscenza dell’attività giudiziaria», con «la novità» che «dopo Palermo, Milano e la Sardegna», oggi l’inchiesta «arriva da Napoli». Una procura, aggiunge sarcastico, «notoriamente libera da impegni perché la città è molto tranquilla...».

E anche sulla tempistica il Cavaliere qualche dubbio lo ha, tanto che non esita a dire che evidentemente «c’è odore di elezioni...». A Palazzo Grazioli, infatti, la convinzione è che il timing sia niente affatto casuale. Intanto, è il ragionamento dell’ex premier fatto in privato, perché prima Prodi e poi la Finocchiaro lo avevano accusato pubblicamente di «comprare» senatori. «Neanche un mese - si legge su Il Quaderno, il foglio che arriva quotidianamente ai parlamentari azzurri - e qualche magistrato ha obbedito alle indicazioni di Palazzo Chigi». E poi perché da quando si è aperto il dialogo con Veltroni è la seconda volta che Repubblica affonda colpi sul Cavaliere. Tanto che Bondi la definisce «la gazzetta ufficiale specializzata nella pubblicazione di verbali secondo una tempistica mirata». Un «attacco politico-giudiziario», chiosa Cicchitto, per «ripristinare il clima del ’92-’94» e bloccare «il confronto». Convinzione, questa, pure dell’ex premier che, se pubblicamente preferisce non esporsi, con i suoi è categorico: «Tentano di fermare il dialogo, non ci riusciranno». Il Cavaliere conferma infatti la sua «disponibilità a discutere la nuova legge elettorale» anche se «serve un limite di tempo». Insomma, «si faccia presto e poi si torni a votare».

Ma ospite della Brambilla, Berlusconi entra anche nel merito delle accuse, «cose fatte alla luce del sole» come «incontrare diversi senatori». L’ex premier riassume le lamentele ricevute sulla pressione fiscale, sulle frontiere aperte e sulla Finanziaria. E niente di strano che si sia parlato di «candidature» o eventuali «futuri incarichi di governo». Anche «il senatore Follini», che «è passato dall’altra parte», è stato nominato a «un incarico prestigioso come responsabile dell’informazione del Pd». In questo caso però, «nessuno ha gridato allo scandalo, perché in politica scandalo non è...». Più tardi, con i giornalisti che lo seguono in una breve passeggiata in Corso Vittorio Emanuele, commenta scandalizzato anche le presunte raccomandazioni a Saccà: «Semmai - dice - ho segnalato degli esclusi, dei discriminati. E poi, detto tra noi, ma vi pare possibile che mi metto a raccomandare gente in Rai quando ho le mie aziende?».

Prima di incamminarsi verso via del Plebiscito torna anche sugli alleati. Fini «l’ho sentito questa mattina» e «i toni sono stati cordiali». Con lui «non c’è nessun problema, evidentemente c’è stato un fraintendimento». E Casini? «Lui non lo sento da un po’, ma credo debba dire cosa vuol fare: se andare avanti con il suo progetto (la Cosa bianca, ndr) o restare un alleato». Detto questo, il Pdl è già «al 37,1%» contro il «26,2 del Pd». D’altra parte, «basta guardare l’accoglienza che ricevo ovunque vado». È per quello che «ho cambiato look». Perché, dice ridendo e mimando il gesto, «altrimenti finiva che per affetto qualche sostenitore si ritrovava a tirarmi per la cravatta...».