Berlusconi rompe il silenzio: «Uniti per l’interesse nazionale»

RomaNel giorno in cui Giulio Tremonti incontra le opposizioni e - seppure tra scontate difficoltà e incomprensioni - si apre il dialogo sulla manovra, Silvio Berlusconi rompe il silenzio che lo ha accompagnato in questi ultimi giorni per un appello alla coesione. Non solo sul fronte europeo ma anche su quello nazionale. Perché, spiega il premier, «la crisi di fiducia che si è abbattuta in questi giorni sui mercati finanziari colpisce anche l’Italia» ma «la minaccia riguarda tutti» visto che ad essere presa di mira è «la moneta comune» che è «il segno più concreto dell’unità dell’Europa».
Il Cavaliere, insomma, ci tiene a sottolineare che l’emergenza riguarda tutta l’area euro e non soltanto il nostro Paese, seppure nella consapevolezza - confidata in diversi colloqui riservati - che la situazione dell’Italia è comunque «molto molto seria» e «i rischi sono concreti». Così, dopo aver assicurato che «le autorità europee e i governi nazionali sono impegnati a fondo per sventare il pericolo di un regresso che ci riporterebbe indietro di venti anni» e che anche Roma è «in prima fila in questa battaglia», anche pubblicamente Berlusconi non può fare a meno di ammettere che «per l’Italia è un momento certo non facile». Nonostante «la nostra capacità di mantenere i conti sotto controllo dopo lo scoppio della crisi nel 2012» sia stata «superiore a quella di altri Paesi», infatti, le turbolenze di questi giorni - spiega il premier - arrivano «nel mezzo del forte processo di correzione dei conti pubblici che abbiamo da tempo intrapreso e rafforzato pochi giorni fa».
Ecco, forse, perché Berlusconi decide di non lasciar cadere i segnali di ripresa che a metà mattina arrivano da Piazza Affari. Dopo un’ apertura in caduta libera, infatti, a ora di pranzo la Borsa torna già in positivo (grazie ai rimbalzi di Unicredit e Intesa San Paolo) e così nel primo pomeriggio Palazzo Chigi decide di scendere in campo. «Gli interventi in discussione in Parlamento - spiega il Cavaliere entrando nel merito dei provvedimenti - accelerano la riduzione del debito. Già quest’anno porteremo il saldo primario in significativo attivo. La crisi ci spinge ad accelerare il processo di correzione in tempi rapidissimi, a rafforzarne i contenuti, a definire compiutamente i provvedimenti ulteriori volti a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014». La volontà, insomma, è quella di rassicurare i mercati. Tanto che il premier lo dice quasi in chiaro: «Occorre eliminare ogni dubbio sull’efficacia e sulla credibilità della correzione, ma occorre anche operare per rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita della nostra economia». Poi le rassicurazioni si spostano anche sul governo, visto che non è un mistero che da più parti si vada ipotizzando un esecutivo tecnico appena approvata la manovra. «Il governo - dice Berlusconi - è stabile e forte, la maggioranza coesa e determinata».
Poi l’appello al dialogo: «Dobbiamo essere uniti, coesi nell’interesse comune, consapevoli che agli sforzi e ai sacrifici di breve periodo corrisponderanno guadagni permanenti e sicuri. Questa deve essere oggi la nostra risorsa fondamentale». Eppoi «la fiducia nello sviluppo non è mai venuta meno, neanche in momenti più difficili di questo». Una fiducia che «poggia sull’impegno di tutte le forze politiche, al governo e all’opposizione, a difendere il Paese, le sue prospettive di crescita e il benessere dei suoi cittadini». Anche perché «abbiamo l’Europa al nostro fianco e possiamo contare su innegabili punti di forza».
Tra questi, certamente le banche (e ieri è stato proprio il comparto bancario a trainare la ripresa a Piazza Affari). «Sono solide - spiega Berlusconi - e al riparo dai colpi che grandi istituti bancari esteri hanno dovuto subire e sono state pronte a rispondere agli inviti ad accrescere ulteriormente la loro capitalizzazione».