Berlusconi scalda i motori: tempo galantuomo, si riparte

Dai sondaggi che puniscono il governo allo spread sempre alle stelle, la rivincita del Cavaliere su chi gli attribuiva la crisi. E prepara la "Fase 2" del partito. Gelo sulla frecciata di Monti su evasori e mani in tasca agli onesti

Roma - Qualche giorno in famiglia nella villa della figlia Marina a Châteauneuf-de-Grasse, nell’entroterra della Costa Azzurra, per cercare di riordinare le idee. E ripartire con il piede giusto in un anno che, continua a ripetere Silvio Berlusconi nelle sue conversazioni private, potrebbe riservare sorprese. Già, perché a confortare il Cavaliere non ci sono solo i sondaggi che raccontano di una discreta flessione della fiducia nei confronti del governo in carica, ma anche il fatto che passati due mesi dall’insediamento di Mario Monti a Palazzo Chigi e una manovra da oltre 45 miliardi di euro la situazione è rimasta pressoché invariata con lo spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi che continua a ballare sopra i 500 punti e Piazza Affari in deciso affanno. Per usare le parole dell’ex premier, «il tempo come sempre è galantuomo». Insomma, in qualche modo una piccola rivincita per un Berlusconi a cui per mesi è stato chiesto di farsi da parte proprio in nome dei mercati. Al punto che lo stesso Monti avrebbe manifestato in privato più di una preoccupazione nel caso in cui l’Ue non riuscisse a fronteggiare in tempi brevi la crisi economica visto che a pagarne le conseguenze potrebbe essere proprio il suo esecutivo.

Il problema, però, resta sempre lo stesso. E cioè un Pdl che non ha ancora scelto una linea politica chiara. Se la Lega è decisissima nel contrastare la linea dell’esecutivo, in questi mesi il Cavaliere è stato costretto ad un difficile equilibrio tra la linea della responsabilità (e quindi il sostegno parlamentare all’esecutivo) e quella della pancia di un partito che non ama affatto il Professore. Ecco perché nelle ultime ore si sta cercando di organizzare già per domani una riunione tra Angelino Alfano e i vertici del Pdl (incontro che si terrà più probabilmente martedì). Perché a questo punto definire una strategia diventa più che impellente. Soprattutto dopo che Monti ha deciso di non lesinare affondi proprio al Cavaliere.
Durissimo quello di ieri, visto che il Professore per farsi paladino della lotta all’evasione fiscale ha deciso di usare uno degli slogan più cari a Berlusconi. Ovviamente demolendolo. «Non mi ha mai persuaso - ha detto il premier - l’espressione “mettere le mani nelle tasche degli italiani” anche perché è incompleta visto che sono alcuni italiani evasori a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti onesti». Al netto dei toni felpati che ama usare Monti, un vero e proprio attacco frontale che difficilmente il Cavaliere avrà gradito.

Ed infatti è proprio sulla lotta all’evasione che dal Pdl arriva un invito alla prudenza. «È un dovere ma va combattuta a 360 gradi e con equilibrio», spiega il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. «In questo campo - aggiunge - i fatti concreti sono da attribuire al governo Berlusconi dal quale sono stati recuperati 11 miliardi di evasione nel 2011 e una cifra analoga nel 2010». Più netto Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl, che non ha dubbi sul fatto che Monti abbia deciso di «battere» su Berlusconi e invita a non trasformare la lotta all’evasione in una «lotta alla ricchezza».

Ma sul piatto non c’è solo la lotta all’evasione, visto che il governo si prepara a varare le misure sulle liberalizzazioni. Anche di questo si parlerà al vertice del Pdl, visto che l’intenzione è quella di presentare a Monti un documento dettagliato di interventi che non escludano i servizi pubblici locali e quelli idrici «Il governo sa che non accetteremo provvedimenti unilaterali. Dialogo con tutti o non si va da nessuna parte», mette in chiaro Gasparri. Mentre il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto chiede al governo di usare lo stesso metodo di lavoro per liberalizzazioni e mercato del lavoro. «Non si può pensare - dice - di procedere con metodologie diverse, per cui sulle liberalizzazioni si andrebbe avanti con decreto e tutti dovrebbero accettare il fatto compiuto e sulla riforma del mercato del lavoro non si potrebbe far nulla che non abbia il sì della Cgil».