Berlusconi scherza con Berisha sulle «bellezze» dell’Albania

RomaNon ce la fa proprio a resistere. Anche quando l’istituzionale photo opportunity, con il leader politico di turno, imporrebbe magari un certo aplomb. Ma tant’è. E se il primo ministro albanese, Sali Berisha, si limita a commentare la stretta di mano («questa è la foto più bella della giornata»), Silvio Berlusconi va oltre. E non può fare a meno di apprezzare le tre giornaliste sedute in prima fila (una bionda, una rossa e una mora), al seguito dell’ospite, aggiungendo: «Beh, se ci fosse anche una di loro...». Detto, fatto. Il leader del governo di Tirana le fa avvicinare e via con flash, sorrisi, qualche battuta e l’immancabile chiusura del padrone di casa: «Si sa che sono single...».
Si chiude così il bilaterale a Palazzo Chigi, tenutosi a ora di pranzo, con il premier che ne approfitta per ironizzare pure sulla sua età. «Non so se riesco a firmare», attacca Berlusconi al momento di siglare le intese tra i due Paese. «Sono andato a dormire alle cinque e mezza», perché «ho dovuto scrivere gli appunti programmatici per i nostri candidati alle Regionali, che avevo promesso di consegnare in mattinata. Si vede che sto invecchiando, sono diventato lento a scrivere, ma ancora rispetto gli impegni». Si passa alla questione scafisti. Alla «moratorio», dice Belisha, subito corretto dal Cavaliere: «Tu sei maschio, ma in Italia si dice al femminile». E ancora. Il primo afferma: «Non vogliamo più morti albanesi nel Canale di Otranto o flussi criminali verso l’Italia». E il secondo, scalpitante, lo interrompe: «Sì, ma ad eccezione di qualche bella ragazza».
Non scherza più, Berlusconi, quando affronta la questione del rapporto tra maggioranza e opposizione, che si vive in particolar modo in Albania. «Non c’è democrazia operosa e operante - sottolinea - senza dialogo e senza legittimazione tra le due parti. In una democrazia che si crede matura, non si devono boicottare i lavori parlamentari, ma fare opposizione democratica dentro le istituzioni e il Parlamento». E «in qualità di democratico liberale», prosegue, «se invitato a parlare al Parlamento albanese, per dire una parola di pacificazione, direi che non si può essere una democrazia operosa e operante se non c’è dialogo tra le due parti». È tempo dei saluti finali. Ma prima di rientrare a Palazzo Grazioli, il Cavaliere si concede la consueta passeggiata nel centro di Roma. Sosta in un negozio e, all’uscita, s’intrattiene con un gruppo di studenti delle scuole elementari. Via al repertorio classico. «Quante dita ha una mano? E quante due mani? E quante dieci mani?», chiede Berlusconi. Tutti, a quest’ultima domanda, rispondono «cento», mentre uno soltanto dà il numero esatto, «cinquanta». «Bravo, complimenti». E in serata il premier si è concesso un po’ di relax a teatro, al Bagaglino, dove il secondo atto era intitolato «Il Silvio sparito». Il Cavaliere si è limitato a una battuta: «Io sparito? No, no. Meno male che Silvio c’è».