Berlusconi scherza ma il governo vuol processarlo per lesa maestà

Casini: "L’Unione s’indigni per cose più serie". Bonaiuti: "Prodi si crede re?"

da Roma

Nervi tesi nella sala del Consiglio dei ministri visto che buona parte della seduta viene impiegata per discutere sulla battuta sfuggita l’altroieri a Silvio Berlusconi. Durante l’assemblea della Confartigianato, rivolto a un’imprenditrice che gli chiedeva come fare per vederlo tornare premier, aveva risposto scherzando «Signora cara non c’è modo, ci vorrebbe un regicidio». E la parola regicidio ha tenuto banco sul tavolo del governo, dove tutti i ministri hanno avuto parole di «dura condanna», dando mandato a Enrico Letta di comunicare alla stampa che il governo chiede che Silvio Berlusconi smentisca quella frase, considerata «grave e inaccettabile». Aggiungendo un «bisogna abbassare i toni». La presa di posizione dell’esecutivo è stata immediatamente criticata da Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere: «Se Prodi si allarma davvero, significa che si sente realmente re. Questo mi sembra curioso e grave». E il leader Udc Pier Ferdinando Casini: «Consiglio all’Unione di riservare l’indignazione per cose più serie».
Il tono della polemica è stato tenuto subito alto in Consiglio dei ministri dal vicepremier Francesco Rutelli che ha invitato tutti a «reagire e dare una risposta politica agli attacchi della Cdl». Messa insieme la frase di Berlusconi, l’aggressione subita in Irpinia dal commissario straordinario per l’emergenza, Guido Bertolaso, e il blitz della Lega alla Camera che ha occupato i banchi dell’esecutivo per protesta contro Prodi, il Cdm si è lanciato in un processo all’opposizione. «La frase di Berlusconi e l’atteggiamento della Lega - è l’accusa del ministro Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista - sono tipiche modalità fascistoidi che questa destra esprime. Sono dichiarazioni inquietanti». Tutti d’accordo nella condanna della frase di Silvio Berlusconi, dal ministro Mussi ad Antonio Di Pietro. Anche se il titolare delle Infrastrutture ha definito quella battuta una «frase scontata e fuori luogo. Una polemica da bar di periferia». Mentre il ministro dell’Università ha affermato che non si può stare fermi e che «bisogna reagire». E il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio ha definito la battuta di regicidio «un incitamento all’odio in modo spudorato». Più moderato il commento di Amato, responsabile del Viminale, che si è limitato ad affermare che «regicidio è un’espressione forte». Si distingue il commento di Roberto Villetti (Rnp), che invita gli alleati a preoccuparsi più «dello sfondamento mediatico che ottengono la Lega che occupa i banchi dell’aula dando vita a un golpe virtuale e Berlusconi che evoca il regicidio per togliere di mezzo Prodi». Mentre Nello Formisano, capogruppo dell’Italia dei valori al Senato, invita tutti «al senso della misura, virtù sempre più rara da trovare nei politici».
Nel centrodestra Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana, cerca di ridimensionare l’intera vicenda definendo quella di Berlusconi «una battuta» e sostiene che la richiesta di smentita del governo è sbagliata: «Se la politica rinuncia all’invettiva la democrazia perde sapore». Che le battute di Silvio Berlusconi servano a ricompattare la maggioranza e il governo ne sono convinti quasi tutti gli esponenti del Polo. Anche Maurizio Ronconi dell’Udc che pur definendo quelli di Berlusconi «comportamenti smodati e battute infelici», sostiene che «servono ad unire una maggioranza divisa su tutto il resto». Così la pensa anche Jole Santelli, di Forza Italia che ironizza sul fatto che «il Consiglio dei ministri finalmente abbia deciso all’unanimità. Anche se su una battuta del leader dell’opposizione». Non smentisce il suo carattere il senatore di An Francesco Storace che ironizza pesantemente: «Se riuniscono il Consiglio dei ministri per una cosa del genere possono pure chiedere a Berlusconi di smentire il regicidio, ma nessuno potrà negare che restano coglioni». Mentre Roberto Calderoli della Lega ironizza sul fatto che la nostra Costituzione disconosce i nobili e quindi non può esserci un regicidio «a meno che il Cdm non abbia surrettiziamente nominato un re travicello nella figura del professor Prodi».