Berlusconi: «Se pò fa’» Dopo la fiducia il pranzo con Veltroni

Domani faccia a faccia tra Silvio e Walter: sul tavolo la riforma del voto europeo

da Roma

«Pacatamente e serenamente, come direbbe il leader del maggiore partito dello schieramento avverso, dico che se pò fa’..., si può fare. È con questo auspicio, anzi con questa certezza che chiedo il voto di fiducia». È un mix tra il Veltroni originale e quello portato sugli schermi tv da Crozza la citazione con cui Berlusconi chiude la sua replica alla Camera prima del voto di fiducia. Che arriverà con 335 sì, uno in più della maggioranza di centrodestra (quello di Baccini, che lascia la Rosa bianca). Una giornata, quella di ieri, che se mai ce ne fosse stato bisogno cementa ancor di più l’asse tra il Cavaliere e il segretario del Pd. Con Berlusconi che non lo perde di vista un attimo durante il suo intervento («raccolgo il suo invito e vorrei che si partisse subito») e Veltroni che si limita a sorridere e abbassare lo sguardo quando il premier chiude con citazione il suo discorso.
Una disponibilità al dialogo che il Cavaliere definisce «storica» ma che già domani sarà messa alla prova dei fatti. Berlusconi e Veltroni, infatti, dovrebbero incontrarsi per pranzo per iniziare a mettere sul tavolo le questioni su cui sono possibili le convergenze. «In una sede istituzionale», fanno sapere dal loft di Sant’Anastasia, quasi certamente a Palazzo Chigi (l’alternativa è la sala dei ministri della Camera). Un faccia a faccia che oggi dovrebbe essere ufficializzato da un comunicato della presidenza del Consiglio. Uno dei primi punti dell’agenda, sarà certamente la modifica della legge elettorale per le europee. Le elezioni, infatti, si terranno già il prossimo anno e sia Berlusconi che Veltroni vogliono in qualche modo codificare i risultati delle politiche che hanno segnato un deciso passo verso il bipolarismo. Le modifiche, spiega uno degli sherpa vicini al Cavaliere, non saranno profonde ma faranno sì che siano privilegiati i grandi partiti. «Senza alcuna soglia di sbarramento - spiegava qualche giorno fa Roberto Calderoli ai suoi colleghi ministri - ma solo ritoccando le circoscrizioni elettorali, oggi troppo vaste». Un modo per alzare di fatto il quorum, favorire i partiti più rappresentativi e rendere la vita più difficile ai «piccoli». E forse è proprio di questo che parlano Berlusconi e Franceschini durante un breve conciliabolo in Aula. D’altra parte, era stato proprio il numero due del Pd a lanciare l’idea, subito seguito dal via libera del capogruppo del Pdl alla Camera Cicchitto («occorre rivedere la legge elettorale per le europee così da garantire più efficienza alle istituzioni»). Altro punto all’ordine del giorno la governance della Rai. Con il Cda in scadenza a maggio, infatti, Berlusconi e Veltroni stanno ragionando sull’ipotesi di ridurre i posti nel consiglio d’amministrazione, così da limitare al minimo le pretese e gli appetiti dei «piccoli».
Ma il dialogo, spiega il presidente del Consiglio, sarà «necessario» anche su tasse, sicurezza, immigrazione clandestina, emergenza rifiuti, lotta alla mafia, salari, pensioni, potere d’acquisto delle famiglie e Alitalia. Tutte questioni su cui «servirà il contributo costruttivo dell’opposizione». Ecumenico come forse non lo era mai stato, il Cavaliere si rivolge anche ai «sindacati» e alle «associazioni degli imprenditori» con cui «individuare senza pregiudiziali ideologiche le strade più utili per far ripartire l’Italia».
Nel pomeriggio, incassata la fiducia di Montecitorio, si presenta al Senato dove non si limita a dare per letto il discorso già fatto ma rilancia chiedendo all’opposizione una «comune assunzione di responsabilità». «Sono estremamente grato a Veltroni di questa disponibilità di cui - dice - cercheremo di fare tesoro senza distinzione di ruoli». Per questo il pranzo di domani non sarà un episodio isolato ma il primo di una serie di «confronti periodici». Il dibattito a Palazzo Madama va avanti, con tanto di stretta di mano e sorrisi tra il premier e Morando, responsabile economico del Pd.
Un clima di pacificazione che, spiega Berlusconi, è «il compimento» del suo «impegno pubblico» cominciato nel 1994 «proprio per contribuire a trasformare la politica italiana».