Berlusconi: "Se il Polo vince deve intervenire Napolitano"

Il leader della Cdl: "Con 12 milioni alle urne queste amministrative
sono un sondaggio realistico. In caso di successo con 10 punti di
scarto chiederò al
capo dello Stato di indire nuove elezioni"

Olbia - Era dalle prime ore del pomeriggio che Silvio Berlusconi andava raccontando ai più stretti collaboratori il suo stupore per le ultime sortite di Montezemolo. Che, ripete a più d'uno, «quando sono stato a Palazzo Chigi non faceva che mettermi i bastoni fra le ruote e oggi vorrebbe presentarsi al Paese come l'uomo nuovo». Invece, «è solo immagine». Così, ci sta che appena arrivato davanti al Comune di Olbia per ricevere la cittadinanza onoraria, l'ex premier sfoderi un gustoso siparietto, tutto fuorché improvvisato. «Il dilemma - dice alla folla appena sceso dalla macchina - è questo: con cravatta o senza?». La risposta è fin troppo prevedibile, con il Cavaliere che gongola: «Bene, visto che qui siamo in democrazia e non decidono né le corporazioni, né Confindustria ma il popolo, allora senza cravatta!».
Il pomeriggio in terra di Sardegna, però, non è dedicato solo a Montezemolo - sul quale tornerà a più riprese - ma pure alle elezioni amministrative di domani e lunedì. Perché, spiega lasciando il municipio, «se il centrosinistra dovesse subire una sonante sconfitta chiederemo con forza che si torni alle urne». «Salirà al Quirinale dal capo dello Stato?», domandano i cronisti prima che raggiunga a piedi il palco del comizio in piazza Regina Margherita. «Non lo so», risponde evasivo il Cavaliere. Che in quei 500 metri a passeggio per il centro tra i cori («Silvio torna al governo» e «Silvio sindaco di Olbia» i più gettonati) e i baci di un gruppo di giovani ragazze che quasi lo assalgono («sciupafemmine… », gli gridano dalla folla) ci deve aver pensato su. Tanto che, presa la parola dal palco, non esita un attimo: «In caso di pesante sconfitta del centrosinistra andrò a chiedere al presidente della Repubblica di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni». Per «pesante sconfitta», aggiunge, «intendo un divario netto, di una decina di punti».
E che Berlusconi un po' ci speri lo si capisce dalla sua agenda che, a dispetto dei consigli dei suoi più stretti collaboratori, continua a essere pienissima. «I calciatori in 24 ore non fanno mica due partite - aveva detto nella notte di Atene al Divani Apollon Palace - e così dovrò fare con i comizi: non più d'uno al giorno». E infatti, finito a Olbia, il Cavaliere si mette subito in aereo per chiudere la campagna elettorale a Genova, con molti del suo entourage che dando per scontato il rientro a Milano per festeggiare il Milan campione d'Europa a San Siro non si sono neanche portati il cambio. Dietro il palco del comizio, in effetti, un po' tutti ne approfittano per rifiatare (dal suo medico personale Zangrillo al maggiordomo di sempre Alfredo, fino alla scorta). Ma la tappa ligure - confermata in extremis solo dopo le molte insistenze di Scajola - potrebbe essere importante. Perché, spiega Bonaiuti, «sia al Comune che alla Provincia stiamo recuperando terreno». Insomma, pure dicendo che «no, non si può parlare di rimonta», dalle parole del portavoce del Cavaliere trapela qualche speranza per due partite che solo un mese fa sembravano chiuse in partenza.
Berlusconi torna sul caso Montezemolo e pur tenendo per se le perplessità manifestate ai suoi, la battuta è eloquente. «Per guidare il Paese bisogna avere il 50% e più dei consensi», dice. Insomma, per capire se il presidente di Confindustria è adatto «lo si deve chiede agli italiani» perché «per governare serve un mandato degli elettori». Un modo per dire «no» a governi di salute pubblica, mentre su eventuali larghe intese si lascia sfuggire un «vediamo». L'obiettivo, però, resta «tornare alle urne» - anche «con questa legge elettorale» che «ci consegnerebbe un'ampia maggioranza a Camera e Senato» - soprattutto se saranno confermati i sondaggi «che ci vedono al 57% contro il 43». D'altra parte, «queste elezioni sono il più realistico dei sondaggi» visto che «andranno alle urne quasi 12 milioni di italiani». «E io - aggiunge - per senso di responsabilità sono pronto a ricandidarmi premier».
Poi, prima di lasciare Olbia, il consueto siparietto dal palco, con Berlusconi che si diverte a rispondere alle esortazioni dei suoi sostenitori. «“Premier subito”, mi sta bene. E pure “presidente della Repubblica subito”. Ho qualche perplessità, invece, sul “santo subito”. Direi di no, perché anche noi vecchietti preferiamo restare a lungo su questa terra». La chiusa la dedica a D'Alema e al governo: «Mi dispiace andare via, ho dovuto rifiutare anche un invito a cena del sindaco ma lo sfrutterò visto che con le leggi che stanno facendo vogliono ridurmi a un poveraccio. D'altra parte, nel '94 fu D'Alema a dire che il suo sogno era di vedermi chiedere l'elemosina... ».