Berlusconi: "Se Prodi non avrà 158 voti al Senato dovrà dimettersi"

Il Cavaliere ammonisce il premier: "Senza il sostegno della maggioranza sulla missione in Afghanistan il governo se ne dovrà andare". E Rifondazione torna all'attacco, Russo Spena: "Il 20 marzo indicare la data del ritiro delle truppe"

Meise (Belgio) - Nel giorno del voto alla Camera per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, con un voto bipartisan, Silvio Berlusconi ammonisce il presidente del Consiglio: se il governo non riuscirà ad avere al Senato i 158 voti necessari dovrebbe dimettersi e il capo dello Stato dovrebbe scegliere la via di tornare alle elezioni. "Credo che il centrosinistra dovrebbe tornare coerentemente dal capo dello Stato e dimettersi", ha detto Berlusconi al termine del vertice del Ppe tenutosi a Meise (Belgio), "e il capo dello Stato dovrebbe scegliere la soluzione più trasparente e più limpida che è quella di tornare dagli italiani per chiedere che gli italiani si diano un nuovo governo".

Il Cavaliere con Casini Il leader di Forza Italia, Berlusconi, e il segretario dell'Udc, Pierferdinando Casini, hanno viaggiato insieme da Bruxelles verso l'Italia, dopo il vertice del Partito popolare europeo, organizzato tradizionalmente alla vigilia del summit europeo. "Andiamo giù a Roma insieme per cui parliamo adesso", ha affermato Casini mentre Berlusconi ha osservato che i due leader hanno ora due ore "per poter discutere tutti i problemi che sono attuali". A chi gli chiedeva se fosse buon segno che i due esponenti si fossero ritrovati in occasione del vertice del Ppe, Berlusconi ha osservato: "sì, veramente abbiamo mantenuto sempre dei rapporti sul piano personale".

"Casini? Non l'ho mai immaginato a sinistra" "Non l'ho mai pensato e non lo penso affatto". Così il leader di Forza Italia ha risposto a chi gli chiedeva se anche lui pensasse che per il leader dell'Udc è solo una questione di tempo prima di passare con la maggioranza. "Di questo sono sempre stato sicuro - ha sottolineato Berlusconi -. Di Follini devo dire che non avevo la stessa opinione". A chi gli chiedeva "quanta sia la sua pazienza" l'ex presidente del Consiglio ha replicato che è "infinita" anche se "naturalmente dei confini ci sono". "Ma io spero invece che il centrodestra si ricompatti. Non vedo motivazioni concrete e da pragmatico penso che assolutamente questo avverrà". È il vitello grasso? - hanno insistito i giornalisti - e l'ex premier ha risposto sorridendo: "Non torniamo su quello... Non abbiamo davvero pensato nemmeno per un momento che gli elettori dell'Udc volessero praticare una strada diversa da quella di Forza Italia e degli altri partiti del blocco delle libertà".

"Mai pensato a strada diversa da Forza Italia" «Non ho mai pensato nemmeno per un momento che gli elettori dell'Udc volessero praticare una strada diversa da quella di Forza Italia e degli altri partiti del centrodestra». Non ha dubbi, il leader storico dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che all'uscita del vertice ha così proseguito: «Io sono stato sempre intimamente convinto che al di là delle legittime volontà di identità che possono determinare l'elezione di un leader politico, ci sia interesse comune e l'interesse del paese deve prevalere». Casini assicura di «non aver cambiato idea dalla sera alla mattina», fa notare come «l'opposizione agisca tutti i giorni insieme al parlamento, e continuerà a farlo come oggi lo ha fatto per l'Afghanistan».  

Maroni: "La Lega si asterrà ancora" Se il decreto legge che proroga le missioni internazionali, tra cui quella a Kabul, «non cambia, ci asterremo anche al Senato». Lo ha sottolineato il capogruppo alla Camera della Lega, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti a Montecitorio. «Se non verranno accolte le nostre proposte su una presenza italiana che sia efficace contro il terrorismo internazionale -insiste l'esponente del Carroccio- il nostro atteggiamento non cambierà. O le nostre posizioni verranno accolte, oppure la Lega si asterrà anche al Senato. La nostra posizione è quella di Blair".

Russo Spena: indicare la data del ritiro Archiviato il voto alla Camera sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, si pensa subito al Senato. "I giochi - spiega il capogruppo di Prc a palazzo Madama, Giovanni Russo Spena - non sono ancora fatti. Il nostro gruppo è compatto, solo Turigliatto e Rossi non sono con noi e contiamo di recuperare anche Bulgarelli dei Verdi. Ma - aggiunge - il momento è difficile, c'è un salto di qualità in questa sitazione di guerra. Da una parte c'è l'offensiva delle truppe della Nato, dall'altra l'avanzata dei talebani. Il conflitto potrebbe arrivare presto anche dove sono i nostri soldati...".