Berlusconi: "Sentenza scandalosa, parlerò alle Camere"

L’ira del leader Pdl: "Giustizia a orologeria e valanghe di falsità,
non posso non reagire. La ricostruzione del giudice è contraria alla
realtà. Non c’è stato alcun versamento, sono sicuro che tutta la verità
sarà accertata in appello". Il Cavaliere potrebbe andare in Senato "Di Pietro fa paura, per la democrazia è un pericolo"

Roma «Puntualissimi». Quando arriva la notizia che il tribunale di Milano ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna contro Mills, in privato Silvio Berlusconi la accoglie con una battuta sibillina. Per il Cavaliere, infatti, non c’è nulla di casuale in quella che è una «bomba ad orologeria» che esplode a poco più di due settimane dalla tornata elettorale del 6 e 7 giugno. E anche se, confida ai suoi collaboratori, «ormai ci ho fatto l’abitudine», fin dalla prima mattina è deciso a non lasciar cadere la questione. «Riferirò in Parlamento», spiega ai cronisti durante l’inaugurazione del Policlinico di San Donato Milanese.
Passano le ore e il caso giudiziario diventa ancora una volta materia di scontro politico, con l’opposizione che chiede a Berlusconi di «rinunciare ai privilegi del lodo Alfano» (il Pd) e lo invita a «dimettersi» (l’Idv). Mentre è sull’aereo che lo porta a Roma il premier legge una a una le dichiarazioni che arrivano dal centrosinistra e decide per la linea dura. Perché, spiega ai suoi, «non posso lasciar passare questa valanga di falsità senza reagire». Soprattutto - ripete - dopo «quel che è successo con la storia delle veline e della festa di Casoria». Così, all’Aquila la replica del Cavaliere è di quelle che non passano inosservate.
«È una sentenza scandalosa», ripete più d’una volta. «È contraria alla realtà. Se c’è un fatto indiscutibile è che non c’è stato alcun versamento e - aggiunge - sono sicuro che tutto sarà accertato in appello». Poi Berlusconi mette insieme gli avvenimenti delle ultime settimane perché, è la convinzione del premier, c’è uno stesso filo che tiene tutto insieme. Così, quando l’inviato di Repubblica gli chiede se in Parlamento è intenzionato a rispondere anche alle dieci domande poste dal suo quotidiano sulla vicenda Noemi, la replica del Cavaliere è durissima. «Non rispondo a Repubblica, voi siete animati da invidia e odio politico». E ancora, con il tono della voce che va alzandosi: «Avete costruito una montatura su una cosa privata. Gli italiani sono con me, questa è una ver-go-gna». Anche quando il tono torna ad abbassarsi il senso delle sue parole non cambia: «Questo va contro la libertà di stampa? Se volete scherzare, scherziamo. Ma è tutto ridicolo perché c’è chi ci crede e questo fa male al Paese». L’esempio è proprio quello di Noemi che, dice il premier, «è stata bersagliata in modo inaccettabile dai giornali», al punto che c’è anche «chi ha pubblicato le sue proprietà immobiliari», una cosa «vergognosa».
Dal caso Mills alla vicenda della festa di Casoria, dunque, il Cavaliere decide di giocare a tutto campo e decisamente d’attacco. D’altro canto, spiega ai suoi riferendosi al giudice Gandus e alla tempistica con cui è stata depositata la sentenza Mills, «non sono certo io che ho deciso ancora una volta di fare campagna elettorale con i processi». «Una vergogna inaccettabile», scandisce in conferenza stampa. Dove polemizza anche con la cronista de l’Unità che lo invita a «farsi processare». «Su questa cosa - ribatte il premier - mi infurio perché è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi. Quando riprenderà il processo ci sarà un’assoluzione. Lei ha una posizione pregiudiziale, me ne vado io o se ne va lei». E del fatto che «la Corte d’Appello ribalterà sicuramente la condanna» è convinto anche Ghedini (nella foto tonda), che in serata ha una lunga riunione con il Cavaliere a Palazzo Grazioli.
Il premier, infatti, è intenzionato ad andare in Parlamento «al più presto» per «dire quel che penso di certi giudici». E cioè che «da certa magistratura non ci si può far processare» (chiaro il riferimento alla già ricusata Gandus). È più probabilmente che tocchi al Senato, visto che lì il Pd ha già chiesto al presidente Schifani che Berlusconi riferisca. Anche se un intervento alla Camera avrebbe decisamente più impatto dal punto di vista mediatico, visto che il Cavaliere potrebbe rivolgersi direttamente a Di Pietro («un soggetto pericoloso per la democrazia e che mi fa paura») e Franceschini, sottolineando come il Pd vada sempre più rincorrendo l’Idv.
Insomma, a due settimane dal voto il rischio è che ancora una volta una campagna elettorale diventi terreno di scontro tra politica e magistratura. «Non certo una mia scelta», ripete in privato Berlusconi, «visto che ancora una volta siamo davanti a sentenze ad orologeria». Ma nonostante tutto «il gradimento degli italiani verso di me è al 74,8%». Immutato.