Berlusconi sferza Confindustria: «Ora fate voi qualcosa per noi»

Dopo le recenti, ripetute sferzate da parte degli imprenditori, Silvio Berlusconi nel giorno dell’approvazione del decreto sviluppo spedisce un messaggio a Confindustria. Il tono è secco, una risposta molto diretta al pressing portato da Via dell’Astronomia che chiede misure di sostegno alla crescita e si appresta a rendere pubblica «l’agenda che proponiamo alla politica», per dirla con le parole di Emma Marcegaglia.
Il premier prende spunto dalla domanda di un giornalista. «Cosa vorrebbe dire all’associazione degli industriali che nel weekend terrà le assise generali?». «A Confindustria» replica Berlusconi «dico di fare qualcosa per noi e che non sia solo il governo a fare qualcosa per loro». E aggiunge: «Sarebbe ora». Un affondo che ricorda la celebre frase di John Fitzgerald Kennedy e arriva nel giorno in cui il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, dà un giudizio positivo sulle misure di semplificazione contenute nel decreto sviluppo, stemperando per il momento i fuochi della polemica.
Berlusconi, naturalmente, viene anche sollecitato dai giornalisti sull’allargamento della squadra di governo. «Questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba e sostituiscono i fuoriusciti di Fli passati praticamente all’opposizione di questo governo». «L’allargamento non è finito» continua Berlusconi. «Intendiamo aumentare la squadra di governo di una decina di persone per consentire a ministri e sottosegretari di essere sempre presenti in Aula». L’allargamento, assicura poi con un messaggio diretto al Quirinale, sarà fatto con un disegno di legge.
Altra polemica che ci tiene a spazzare via è quella su Giulio Tremonti. Per prima cosa il premier sottolinea come il decreto sviluppo sia stato approvato «da tutti», pur riconoscendo che il «regista» è stato il ministro dell’Economia. Torna poi su quella che molti hanno letto come un’investitura. Dapprima precisando meglio il precedente attestato di stima concesso ad Angelino Alfano - «con alcuni giornalisti stranieri che lodavano il Guardasigilli avevo detto di essere orgoglioso della squadra di governo» - poi confermando che il numero uno di via XX Settembre è in pole position nella griglia dei possibili successori. «Oltre ad essere stimato all’estero, il signor Tremonti è mio amico personale da 30 anni, in primis c’è lui perché ha compiuto una mission impossible tenendo in ordine i conti pubblici».
Il focus del premier si sposta poi sulla nuova emergenza che sta interessando Napoli. «Per sconfiggere l’emergenza rifiuti fu realizzato un miracolo. Ma non è stato fatto quanto abbiamo chiesto. Non sono state fatte le gare di appalto per i due termovalorizzatori. Ora a Napoli si sono riformati i mucchi di immondizia e abbiamo chiesto ancora una volta l’intervento dei militari. Da lunedì saranno in campo con 73 mezzi con e 170 uomini per far ritornare Napoli ad essere una città civile».
Nelle ore calde della campagna elettorale non può naturalmente mancare un passaggio dedicato alle Amministrative. «A Milano vinceremo, come abbiamo vinto le altre elezioni. E sono sicuro che vinceremo senza andare al ballottaggio. La sinistra è ancora quella dei comunisti. E per colpa della giustizia italiana gli investitori non vengono nel nostro Paese», attacca Berlusconi. «Sul fronte dell’opposizione c’è una compagine divisa, che non ha idee e non è si ancora staccata dal comunismo, che annovera tra i suoi alleati i centri sociali, dove si ritrovano facinorosi e violenti che hanno mostrato anche in questa campagna elettorale cosa sono in grado di fare».
Sullo sfondo resistono i grandi obiettivi di sistema. «Ci apprestiamo a presentare la riforma costituzionale dell’architettura dello Stato, urgente come quella della giustizia». Tra le modifiche, dice Berlusconi, bisogna imporre anche la riduzione del numero dei parlamentari: «È una cosa inconcepibile, siamo l’unico Paese al mondo ad avere mille parlamentari. Già al Senato sono la metà della Camera e fanno le stesse cose, questo la dice lunga. È una cosa da fare al più presto».
Il premier si concede anche una riflessione-confessione sulla guerra in Libia. «Io sono preoccupato, molto preoccupato, tanto che non ci dormo la notte. In Libia il conflitto è interno, si tratta di una lotta tra un potere, quello indipendentista della Cirenaica, contro il potere centrale di Gheddafi e della regione di Tripoli. Si tratta di una guerra civile interna». «Anche io - dice Berlusconi - non condividevo l’azione della coalizione dei volenterosi. Solo che c’è stata una risoluzione Onu votata dalle commissioni congiunte Esteri e Difesa del Parlamento e sono dovuto andare a Parigi e unirmi agli altri Paesi perché il Parlamento aveva deciso».