Berlusconi si appella al Colle: reagisca all’arroganza di Prodi

«Ma con l’attuale legge elettorale è difficile cambiare premier senza nuove elezioni»

da Roma

«Napolitano reagisca all’arroganza dell’Unione». Il giorno dopo aver formalizzato insieme a Gianfranco Fini e Umberto Bossi la richiesta di salire al Quirinale per esporgli quella che i tre leader del centrodestra hanno definito una «emergenza democratica», Silvio Berlusconi chiama nuovamente in causa il presidente della Repubblica. E passeggiando nel centro di Roma ironizza su Romano Prodi. «Per vedermi a Palazzo Chigi - dice ridendo ai cronisti - ci vorrebbe un regicidio. Basta aspettare, arriverà il momento giusto».
In attesa della salita al Colle in calendario mercoledì prossimo, Berlusconi ribadisce che a Giorgio Napolitano verrà presentata «la necessità di nuove elezioni». All’assemblea di Confartigianato, infatti, il Cavaliere spiega che questo è l’obiettivo della salita al Colle insieme a Fini e Bossi («l’Unione - attacca il Senatùr - è spaccata al proprio interno e ha perso il senso della realtà, Prodi si dimetta e andiamo a nuove elezioni»). Assente, non senza polemiche, solo l’Udc. Dall’incontro, il leader di Forza Italia dice di aspettarsi che Napolitano decida quali interventi attuare per arginare «prepotenza e arroganza» che il governo avrebbe dimostrato di fronte ai richiami della più alta carica dello Stato «alla concordia e alla collaborazione». Appelli, aggiunge, «a cui questo esecutivo ha risposto» con «quanto successo sul caso Speciale, sulla Rai e via dicendo». Parole cui il presidente della Repubblica replica indirettamente durante la cerimonia del David di Donatello. «Continuerò nel modo più sereno - dice Napolitano - ad affrontare e a porre all’attenzione delle istituzioni i problemi che mi sembra acquistino interesse generale per il Paese e i cittadini e a mostrare doverosamente sensibilità per temi che rischierebbero altrimenti di rimanere nell’ombra».
Per il Cavaliere, dunque, la soluzione «è quella che ci chiedono gli elettori: elezioni, elezioni, elezioni». «Noi - aggiunge - lo ribadiremo al Quirinale consapevoli però che il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere, perché una maggioranza ancora c’è, anche se ristretta». «Con l’attuale legge elettorale che prevede l’indicazione del presidente del Consiglio - argomenta però Berlusconi - credo sia anche difficile cambiare il premier». Nonostante oggi una maggioranza non esista più, «come dimostrano i risultati delle amministrative, che hanno coinvolto 12 milioni di cittadini, e tutti i sondaggi». Prodi, «con la fiducia al 26 per cento, rappresenta ormai un quarto degli italiani, mentre il leader dell’opposizione è al 60,1 dei consensi». D’altra parte, secondo Berlusconi non è un caso che il premier «non sia venuto all’assemblea di Confartigianato». «non voleva scontrarsi - dice - con nuove contestazioni visto che qui c’è l’Italia che lavora e produce contro la quale questa maggioranza si è scagliata».
Le sue intenzioni su cosa dire al capo dello Stato, però, Berlusconi le spiega al segretario del Pri Francesco Nucara durante un incontro di circa mezz’ora a Palazzo Grazioli. «Non chiederò il voto - dice il Cavaliere - ma denuncerò la situazione italiana e l’arroganza della sinistra». Nel faccia a faccia, riferisce chi era presente all’incontro, l’ex premier avrebbe confermato la volontà di sottoporre all’attenzione del capo dello Stato «l’arroganza» della sinistra manifestatasi anche nelle ultime settimane. Sul Colle, però, Nucara non salirà. A differenza di Gianfranco Rotondi, contattato ieri dal leader azzurro che lo ha invitato a unirsi a Forza Italia, An e Lega mercoledì prossimo. E il segretario della Dc per le Autonomie non ha esitato a dire di sì.
Il Cavaliere chiude la giornata con un lungo siparietto insieme a Maurizio Gasparri, anche lui in piazza San Lorenzo in Lucina per la presentazione del suo libro Il cuore a destra. Finita la visita al gazebo di Forza Italia, infatti, Berlusconi raggiunge l’ex ministro delle Comunicazioni che è lì a pochi metri. Gasparri lo accoglie con una battuta: «Caro Silvio, siamo talmente unitari che prenotiamo gli stessi posti lo stesso giorno anche se a mesi si distanza... ». Immediata la replica dell’ex premier: «Vedi Maurizio, noi della Cdl abbiamo una grande unità, abbiamo le stesse idee, gli stessi valori, stiamo negli stessi posti, ma... mi raccomando, non le stesse donne».