Berlusconi si gioca tutto nel D-day del 14 dicembre

RomaQuestione di settimane e, almeno stando all’agenda buttata giù ieri pomeriggio dal Quirinale, finalmente si dovrebbe arrivare al tanto atteso ne resterà solo uno. Con il giorno del giudizio che è in calendario per il 14 dicembre, quando Camera e Senato voteranno contestualmente la fiducia al governo proprio mentre nelle stesse ore è attesa la decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento (anche se è probabile che slitti per ovvi motivi di opportunità).
Un mese alla conta finale, dunque. Trenta giorni che in politica sono un’eternità. Con Berlusconi deciso più che mai ad ottenere la fiducia non solo al Senato (dove i numeri già ci sono) ma anche alla Camera. D’altra parte, lo sa bene il Cavaliere, dovesse andare sotto anche solo in un ramo del Parlamento il tentativo di un governo tecnico si farebbe comunque e a quel punto - per salvare non tanto la legislatura quanto poltrona e stipendio - più di un senatore potrebbe decidere di appoggiarlo. Così, il premier decide di giocare la partita in prima persona, tanto che già ieri ha avuto contatti con cinque o sei delle cosiddette «colombe» finiane. Che gli hanno assicurato di non voler affatto sfiduciare il governo auspicando soluzioni alternative prima dello show down. Senza contare che c’è anche chi non parla direttamente con il premier e si limita a fargli recapitare rassicurazioni tramite qualche ambasciatore. Tanto che la Santanché non fa mistero di aver ricevuto «parecchie telefonate». Tra cui, giurano a via dell’Umiltà, anche quella di Ronchi, pure lui niente affatto convinto sulla sfiducia.
E nelle ultime ore la pressione su Fini da parte dei «perplessi» sta montando. D’altra parte, registra l’ultimo sondaggio di Euromedia, il 49% degli italiani considera «incoerente» e «contraddittoria» la richiesta di Fini che vuole un passo indietro di Berlusconi, mentre secondo il 47% il presidente della Camera sarebbe arrivato allo strappo «solo per motivi personali». Insomma, c’è il rischio che nel caso di voto anticipato il Fli possa pagare dazio. Così, non solo i vertici del Pdl - Santanché, Verdini e La Russa sono i più attivi - ma anche il Cavaliere s’è messo al lavoro per cercare di ricucire. Ed è in quest’ottica che il premier ha deciso di annullare la prevista partecipazione alla puntata di Matrix in programma questa stasera, perché se è vero che poteva essere l’occasione per tendere la mano ai finiani sarebbe comunque stato difficile non affondare colpi su Fini e aprire di fatto la campagna elettorale.
La strada delle urne, infatti, Berlusconi non la trascura di certo. Perché se la via maestra è quella di una soluzione che possa «salvare» la legislatura l’unica alternativa a questo restano le elezioni anticipate. Che in caso di crisi, sempre secondo Euromedia, sono la via obbligata per il 43% degli italiani (mentre il 15% vorrebbe un Berlusconi bis). Solo il 20%, invece, sarebbe favorevole a un esecutivo tecnico. Ed è anche di elezioni che si parlerà questa mattina in una riunione negli uffici di Cicchitto a Montecitorio che pare essere un vero e proprio gabinetto di guerra. Presenti tutti i ministri (ex An ed ex Fi, compreso uno non avvezzo a questo genere di appuntamenti come Tremonti) nonché coordinatori, capigruppo e vicecapigruppo del Pdl (più Scajola). Un incontro blindatissimo, tanto che i commessi della Camera impediranno l’accesso a tutto il piano del gruppo. Una riunione che ha l’obiettivo di lanciare un messaggio di unità del partito in un momento tanto delicato ma pure di ragionare su una sempre più probabile campagna elettorale. Sintomatico, in questo senso, che Bossi dica apertamente che «il governo durerà fino al 27 marzo».
Nel frattempo, però, le ambasciate vanno avanti. Con Fini che - forse a causa dei cosiddetti «perplessi» e per il timore delle urne - sembra decisamente più possibilista rispetto a quel Berlusconi bis che fino a ieri escludeva. Una soluzione su cui il premier potrebbe rilanciare proponendo di mettere a disposizione di Fli e Udc le nove poltrone governative attualmente libere. Ma solo dopo aver incassato una doppia fiducia il 14 dicembre. A quel punto si potrebbe dar via a un rimpasto che sancisca una tregua stabile.