Berlusconi: «Si può lavorare fino a 70 anni»

Fabrizio de Feo

da Roma

La platea è quella della Federazione italiana tabaccai. E allora, inquadrato il contesto, la battuta del premier scatta spontanea. «Domani diranno che sono venuto perché sono un venditore di fumo... ». Il sorriso lascia, però, ben presto spazio alla sostanza politica e a un affondo «riformista» destinato a far discutere: quello dell’innalzamento dell’età pensionabile.
«NO AL CATASTROFISMO»
È un Silvio Berlusconi spumeggiante e intenzionato a svariare a tutto campo quello che si presenta al convegno della Fit. Parte dai conti pubblici e spiega che l’esecutivo «sconta l’eredità» di un debito pubblico creato «fra il 1980 e il 1992 da governi capaci di fare il miracolo in negativo di moltiplicare per otto il debito». Ma in ogni caso «la realtà economica in Italia è in generale positiva».«Non siamo sull’orlo del baratro. Mi hanno descritto come un ottimista a tutti i costi, mi deridono quando ricordo che siamo ancora la sesta economia al mondo. Ma ciò che sostengo si basa sui dati», ricorda il premier. Berlusconi sottolinea che la ricchezza degli italiani è pari a dieci volte il Pil e il nostro Paese ha attualmente il numero di lavoratori più alto della sua storia. «E ci sono ancora possibilità di miglioramento. Ma bisogna diffondere l’ottimismo quotidianamente perché tutti si impegnino senza timori, cavalcando la fiducia. Perché il vero petrolio italiano è la straordinaria capacità dei nostri 4 milioni di imprenditori».
«IN PENSIONE A 68 ANNI»
Il premier si sofferma poi sulla necessità di ridurre gli squilibri del sistema pensionistico italiano. «Lavoriamo 1.600 ore all’anno contro le 1.700 in Usa - ricorda il premier - potremmo lavorare più a lungo, anche perché la medicina, l’alimentazione e il rigore del sistema di vita danno la possibilità di lavorare a lungo e bene anche a 70 anni. E parlo anche di me... ». «Se c’è qualcuno che anche a questa età può lavorare 13-14 ore non vedo perché non si possa spostare l’età lavorativa verso anni maggiori». A questo scopo il modello da seguire potrebbe essere quello studiato dal governo tedesco. «Quella di spostare a 68 anni l’età della pensione è un orizzonte che anche noi non dobbiamo precluderci», perché «non è solo lavoro in più ma anche guadagno e ricchezza in più». Una proposta forte che fa scattare l’immediato disco rosso delle parti sociali, Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti in testa; l’ironia di Prc - «in pensione ci vada Berlusconi e prima possibile» - e la prudenza di Massimo D’Alema per il quale «quando si parla dell’età pensionabile, meno si parla e meglio è. Normalmente quando il capo del governo lancia idee di questo genere, il primo effetto che si ha è l’aumento delle domande per andare in pensione».
CAMPAGNA ELETTORALE
Altro tema toccato dal premier è quello della campagna elettorale. «Noi siamo dei liberali veri», sottolinea Berlusconi. «Non faremo gli sgambetti al nostro avversario. Noi siamo abituati per vincere a non dare gli spintoni, le gomitate, a non mettere le stanghe a chi corre di fianco a noi. Vogliamo vincere soltanto in un modo: correndo più forte». Il premier si augura che questa campagna non prosegua «velenosa come in questi primi mesi» e rivendica con orgoglio quanto fatto finora. Certo, ammette, «avremmo potuto comunicare meglio» ma «non si può portare la croce e cantare nello stesso tempo. Cercheremo di trovare il modo di cantare io, oltretutto, sono dotato di una bella voce... ».
«PENALIZZATI DAL CAMBIO»
C’è una zavorra, però, che il nostro Paese si porta dietro: un cambio lira-euro sfavorevole, figlio della «debolezza» del governo Prodi. «Al momento di decidere il cambio - ricorda il premier - non avevamo la credibilità internazionale che il nostro governo è riuscito ad acquisire e quindi abbiamo ottenuto un cambio a 1936 lire invece di una cifra molto più conveniente». Un appunto che provoca la secca risposta del leader dell’Unione: «Come al solito siamo alla ricerca di un alibi per addossare ad altri le proprie colpe». Berlusconi ribadisce anche i tre problemi che affliggono l’economia europea: l’ipervalutazione dell’euro; l’aumento del prezzo del petrolio e la concorrenza della Cina con la quale è necessario «diritto di reciprocità», ovvero esportare in Europa quanto l’Europa riesce a esportare in Cina.
«SONDAGGI OK»
«Se la legge sulle prescrizioni andrà, andrà; se non andrà, allora non ci moriremo sopra», dice il premier, questa volta durante il vertice della Cdl sulla Finanziaria riferendosi alla legge ex Cirielli. «Se il presidente Ciampi porrà osservazioni sul testo allora, d’accordo lo stesso Previti, ci fermeremo». In serata definirà «un fatto odioso, gli attacchi strumentali mossi dall'opposizione contro questo provvedimento solo perché potrebbe riguardare anche l'onorevole Previti. Che - conclude - è convinto che nei suoi confronti sarà fatta giustizia e che la sua innocenza sarà dimostrata attraverso una sentenza nel merito». Barra dritta, invece, sulla legge elettorale. «Se non avremo osservazioni da parte del Quirinale, e penso che non ce ne saranno, la legge elettorale resterà così come è stata approvata alla Camera». Se dal Colle giungessero rilievi sul testo, allora potrà essere ridiscusso, a cominciare dalle quote rosa. Un accenno il premier lo fa anche alla distanza tra i due schieramenti. «In base ai sondaggi di cui dispongo, la Cdl è a pari merito con l’Unione» sostiene il premier, specificando che la rilevazione non tiene conto dell’alleanza tra radicali e Sdi.
«MI RIVALUTERANNO»
«Meno male che hanno cambiato idea ma intanto, continuano a commettere sia errori sia infamie». Silvio Berlusconi commenta anche le dichiarazioni di Massimo D’Alema sull’uccisione di Benito Mussolini a piazzale Loreto, definita «un errore». «Per tutti gli anni ’90 - sostiene il premier - hanno linciato Craxi. Oggi, pensando di ottenere vantaggi elettorali, Fassino inserisce Craxi tra i padri del socialismo italiano. Non mi stupirei se tra 10 o 20 anni riabilitassero anche Berlusconi».
«OCCHIO ALLA SPAGNA»
In serata, al termine della cerimonia di insediamento del Comitato nazionale per il turismo - una cabina di regia per il rilancio del settore - il premier, insieme a Claudio Scajola, lancia una vera e propria gara da ingaggiare con la Spagna per aumentare le presenze di visitatori sul nostro territorio. «Negli ultimi 15 anni Madrid ci ha bagnato il naso grazie soprattutto agli spot che ha fatto circolare. Dobbiamo imparare da loro».
«ATTENTATO? NO COMMENT»
«Non sono argomenti che si possono trattare in questo modo». Risponde così Berlusconi ai cronisti che gli chiedono di commentare la notizia di un progetto di un kamikaze pronto a farsi esplodere durante un incontro di calcio a Milano per colpire, tra gli spettatori, il premier. In serata, però, Giuseppe Pisanu conferma la circostanza. «Non posso dire nulla. Dico solo che il presidente del Consiglio ha detto una cosa vera».