Berlusconi smaschera il doppiogioco di Ferrante

Non ha dubbi sul jack pot con cui Letizia Moratti potrebbe sbancare Palazzo Marino già domenica al primo turno e dà del camaleonte a Bruno Ferrante ricordando tempi in cui il candidato del centrosinistra transitava per Arcore forse intenzionato ad accasarsi. Silvio Berlusconi, come promesso, si spende da bravo candidato nella campagna elettorale che infiamma Milano. E ieri, intervistato da Manuela Ferri davanti alle telecamere di Telelombardia, ha raccontato particolari inediti sui candidati e sul suo futuro all’ombra della Madonnina. Che sarà probabilmente da consigliere comunale, sicuramente da «consulente gratuito».
«Anche guardando i risultati delle elezioni politiche - assicura Berlusconi - immagino una vittoria di Letizia Moratti al primo turno. Anche per la candidatura che l’altra parte ha scelto, pigliando un prefetto che doveva essere per definizione un uomo super partes e che era sempre venuto qui da me in questo stesso salotto a dichiararsi dalla nostra parte politica». Stesso salotto, schieramenti capovolti. «Evidentemente - aggiunge - avrà avuto una sua personale convenienza». Dal suo comitato elettorale Ferrante replica che da Berlusconi ci andava da prefetto, per incontrare il presidente del consiglio e senza alcuna propensione ideologica verso il centrodestra. Parole che ad Arcore non convincono. «Ce lo siamo inopinatamente trovato schierato dall’altra parte, come uomo di sinistra che tra l’altro ci regala dichiarazioni che veramente sono stranissime sulla bocca di un uomo che è stato un servitore dello Stato».
Da Ferrante al candidato Berlusconi che già ribatte a prevedibili obiezioni. «Già altre volte - prosegue - mi candidai a Milano. Una candidatura che non fu seguita da una mia permanenza in consiglio comunale, ma fu tuttavia seguita da una continua presenza di fianco a Gabriele Albertini e ai suoi assessori per tutto il buongoverno che Milano ha avuto nei nove anni della nostra amministrazione». Ed è tempo di bilanci. «I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dalle migliaia di metri quadrati di aree riqualificate, all’estensione della metropolitana, alla ristrutturazione della Scala e di Palazzo Reale, alla costruzione con la Regione del più grande polo fieristico di esposizioni realizzato in tempo record e senza spendere un euro in più rispetto al preventivo, ai 250mila posti di lavoro in più, alla risoluzione definitiva del problema delle acque reflue. E poi la riduzione del traffico cittadino nel centro, in controtendenza con ciò che è accaduto nelle altre grandi città amministrate dalla sinistra».
Risultati che inducono l’ex premier a chiedere ai milanesi un voto indispensabile per «la continuità di questo buon governo». Un voto per Letizia Moratti «che io conosco bene e che anche i milanesi hanno imparato a conoscere non solo per le sue riuscite imprese imprenditoriali ma perché è stata un ottimo ministro». Poi una promessa. «Non so se rimarrò in consiglio comunale. Non è così importante, è importante la mia vicinanza. Farò il consulente gratuito mettendo a frutto tutta l’esperienza da imprenditore, da conoscitore della mia città e da uomo di governo».