Berlusconi: "Sogno Israele nell’Unione europea"

Accoglienza senza precedenti per il presidente del Consiglio.
L’abbraccio di Netanyahu: "Saluto un grande combattente per la libertà".
Profonda commozione al museo della Shoah. L’impegno del premier: "L’Italia è un Paese amico, da noi otterrete tutto ciò che è giusto"

Che sarebbe stata un’accoglienza senza precedenti per un presidente del Consiglio italiano lo si era capito dalla prima mattina, quando a sfogliare i giornali israeliani e arabi non se ne trovava uno che non elogiasse gli «sforzi dell’amico Silvio» per una soluzione del conflitto mediorientale. Con tanto di editoriale del liberal Haaretz, il primo quotidiano di Tel Aviv, che titolava «Ascoltate l’amico». Poi, le parole del premier Netanyahu che nello stringergli la mano davanti al palazzo del governo lo definisce «un grande combattente per la libertà».
Una visita che suggella rapporti di «vicinanza» e «affetto» come mai ce ne sono stati in passato tra Roma e Gerusalemme. Con il Cavaliere che condivide senza esitazione le ragioni di Israele e che - spiega durante la cena offerta da Netanyahu - si impegna a «sostenerne i diritti nella comunità internazionale». Non una posizione personale, ci tiene a dire Berlusconi, ma «di tutto il governo e del popolo italiano».
L’obiettivo, dunque, non è solo quello di far fronte comune contro l’Iran ma è anche cercare di avvicinare il più possibile Gerusalemme all’Europa, idealmente e politicamente. Ed è per questo che il presidente del Consiglio rilancia quello che lui stesso definisce «un sogno». Che «Israele possa un giorno entrare nell’Unione europea». «Abbiamo l’orgoglio - spiega - di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea». E «siamo qui a testimoniare l’amicizia, la vicinanza e la volontà di collaborazione» di due «popoli vicini». Insomma, se c’è ancora oggi «chi mette in discussione l’esistenza di Israele, noi ci opporremo tutti insieme, come comunità internazionale, affinché ciò non possa assolutamente mai accadere». Un inequivocabile riferimento all’Iran di Ahmadinejad.
Si cambia scenario e Berlusconi fa visita alla Foresta delle Nazioni per piantare un ulivo di pace. Un gesto simbolico e un rito per tutti i leader che si recano in Israele. E l’occasione per ricordare i venti ulivi millenari che sono nel parco di Villa Certosa: «Ne ho uno con il certificato dell’Università di Gerusalemme che si dice abbia duemila anni». Per questo, «scherzando con i miei ospiti dico che i miei ulivi sono dell’orto del Getsemani».
Dagli ulivi al museo della Shoah, lo Yad Vashem. Una tappa obbligata e toccante. «La nostra anima urla “non è vero, non può essere vero” e poi, sconfitta, grida “mai, mai più”», scrive il Cavaliere «con commozione profonda» sul libro dove i visitatori lasciano le loro firme. Poco prima, invece, la cerimonia al Memoriale della rimembranza dove Berlusconi ha ravvivato la fiamma perpetua e deposto una corona in memoria dei sei milioni di ebrei uccisi durante il nazismo.
Una prima giornata che si conclude all’insegna di più assoluta sintonia. Con il Cavaliere che lo dice chiaro e tondo al termine della cena al King David, l’albergo dove alloggia la delegazione italiana che ha curato l’arrivo di Berlusconi nei minimi dettagli (niente fiori profumati nella stanza del premier e niente formaggi di capra o di pecora, tutti poco graditi al Cavaliere). «Israele - dice - è per l’Italia un paese amico e a un paese amico potete chiedere sicuri di ottenere tutto ciò che è giusto. Io continuerò semplicemente a fare quello che ho sempre fatto, convinto come sono delle vostre ragioni assolute e che non si può chiudere la propria vista a ciò che invece si presenta come pericoloso, come un ulteriore attacco all’esistenza e al benessere di un intero Stato, di un intero popolo come il vostro».
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