Berlusconi: solo 12 ministri e almeno 4 saranno donne

Attacco a Casini: "Colpa sua se non è stata abrogata la par condicio. E mi imponeva le nomine negli enti". E sulle riforme: "Ci sarà dialogo, ma governeremo da soli"

Roma - «Nel governo del Popolo della libertà ci saranno 12 ministri, e 4 di questi saranno donne», ha sparato solennemente Silvio Berlusconi ieri sera in tivù. Era il colpo conclusivo per Primo Piano, su Rai3, che ha centrato tre obiettivi, primo fra tutti quello di rimarcar la differenza rispetto al governo Prodi coi suoi cento e passa elementi. Suscitando però, anche sospetto e timore tra i maggiorenti di Forza Italia e di An, con la prospettiva di doversi spartire soltanto 8 ministeri «buoni», cioè con portafoglio, e doversi poi accapigliare per le aggiuntive 4 poltroncine senza portafoglio. E dando il via alla corsa delle candidate, giovani o stagionate, belle oppure oscar alla carriera, novelle o già esperte che siano, tutte in lizza per far la ministra.

L’identikit delle quattro che coloreranno di rosa un terzo del governo, forse è prematuro. Ma non è azzardato prevedere che usciranno da questi sei petali: Stefania Prestigiacomo veterana dei governi Berlusconi, Mara Carfagna votata alla Famiglia, Giorgia Meloni vicepresidente della Camera per An, Mariastella Gelmini coordinatrice lombarda di Fi, Giulia Bongiorno avvocato vincente (di Andreotti) che aspira alla Giustizia, Michela Vittoria Brambilla animatrice dei circoli.

Non è stata l’unica esternazione di Berlusconi, quella serale. Le urne incalzano e la campagna elettorale affretta i tempi, dunque ieri il leader del Pdl aveva già parlato in teleconferenza a un convegno milanese organizzato da Stefania Craxi, e nel piccolo auditorium di Palazzo Grazioli con una nutrita rappresentanza della comunità ebraica tripolina trapiantata a Roma. I circa 6.000 tripolini sono in maggioranza schierati a centrodestra, Raffaello Fellah che ha organizzato l’incontro, attento ad Andreotti e sinora supporter di Rutelli e Veltroni, tifa ora per Berlusconi «che è più affidabile», difendendolo dalle «speculazioni sul caso Ciarrapico». All’incontro c’era pure il potente impresario David Zard, che ha chiesto a Berlusconi «più teatri in Italia». E il fisico Daniele Fargion, che pur dichiarando «io sono e resto di sinistra», lo ha caldamente elogiato «per aver introdotto la legge contro il fumo». Con gli ebrei che han dovuto lasciare la Libia e con la platea di Stefania Craxi, Berlusconi ha nuovamente fatto chiarezza sull’antisemitismo e il razzismo. Senza rinunciare all’alzo zero contro Pier Ferdinando Casini, accusato di aver difeso la legge «illiberale» sulla par condicio, di aver aggravato il precedente governo della Cdl con la richiesta di nomine, e dunque avvertendolo che non c’è più possibilità di alleanza con lui.

È indirizzata ai popolari europei spaventati per la presenza dell’indipendente ma fascista Ciarra, la precisazione fatta da Berlusconi ai «riformisti craxiani» raccolti a Milano che non disdegnano l’ospitalità nel Ppe: ««Il Pdl è espressione in Italia del Partito popolare europeo, un partito dove trovano casa i moderati italiani, aperto a sensibilità diverse, con ispirazione cristiana, chiara ma non totalizzante. Nel Pdl c’è un’ampia libertà di coscienza sui temi etici, e nonostante le diverse sensibilità, si vota sempre unanimi perché tutti sono concordi sui grandi principi, dove si incontrano umanesimo cattolico e umanesimo laico». Alla comunità tripolina, ha detto che la Giornata della memoria «non basta», perché l’antisemitismo «si deve combattere tutti i giorni nelle scuole e con l’educazione dei giovani», promettendo che porrà al centro dell’azione di governo «il tema delle politiche educative, sia in Italia che in Europa, come risposta al crescente antisemitismo».

L’affondo su Casini gli è sgorgato dovendosi scusare per non essere fisicamente a Milano, «non ho potuto spostare un intervista televisiva per colpa della maledetta legge della par condicio» ha spiegato accusando che trattasi di «una legge della sinistra che l’Udc di Casini non ha voluto abrogare durante il nostro governo». Il secondo round gli è venuto in tivù, aggiungendo che «è stata colpa dell’Udc» se nel suo precedente governo non si è riusciti a «realizzare completamente» il programma, con un gancio finale: «Poi ci hanno imposto loro nomi quali responsabili dei vari enti». Così, la sentenza: alla domanda se esclude la possibilità di doversi alleare poi coi centristi di Casini ha risposto: «Non credo che ci sarà la possibilità e la necessità di fare alleanze».

Il resto vi sembrerà ripetitivo, ma la campagna elettorale è lunga e non si può pretendere nemmeno da un unto del cielo, un comizio nuovo di zecca ogni giorno. Così anche ieri Berlusconi ha ribadito che «la costruzione di Veltroni s’è già smontata da sola», che ci sarà un dialogo sulle riforme «ma governeremo da soli», che Prodi «è stato un disastro» e che i suoi avversari hanno sollevato «un finimondo sul nulla» per quella sua battuta con la ragazza precaria, così come per quei fogli bianchi che aveva strappato per accusare la sinistra di far carta straccia dei suoi programmi. Tutto sommato, la novità più gustosa di questa giornata elettorale del Cavaliere, risulta essere la barzelletta raccontata ai tripolini.

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