Berlusconi: "Sono sereno, bisogna tenere duro"

Per il Cavaliere Ferragosto in famiglia a Porto Rotondo, con i figli
Barbara e Luigi e i nipotini Edoardo e Alessandro. Tra giochi, canzoni e
un salto in gelateria, unico strappo alla regola le telefonate con
Letta, Bonaiuti e Verdini. &quot;Andiamo avanti tranquilli&quot;.<strong> <a href="/interni/bossi_se_provano_ribaltone_scendiamo_piazza_silvio/15-08-2010/articolo-id=467181-page=0-comments=1" target="_blank">Bossi: avverte i tifosi del governissimo</a></strong>: &quot;Lega pronta a unirsi alla protesta&quot;

nostro inviato a Porto Rotondo

Tony Manero bye bye. Vacanze in stile Iperstanda addio. E niente eruzioni da Oscar con il finto vulcano di Villa Certosa, tanto accurate negli effetti speciali che quattro anni fa qualche vicino di casa arrivò a chiamare i pompieri. Il Ferragosto del Cavaliere quest’anno è all’insegna della famiglia.
Niente politica, insomma. O comunque non più dello stretto necessario, battutine su Fini a parte. Già, perché le vicissitudini del presidente della Camera continuano a farlo sorridere e contribuiscono non poco al buon umore. Al suo e a quello dei sostenitori, almeno ad assistere alla ressa di curiosi che affolla l’ingresso del ristorante Pomodoro, sul molo di Porto Rotondo, dove il Cavaliere si concede una pizza con la figlia Barbara e il compagno, il nipotino Alessandro e alcuni amici della coppia. Una girandola di foto, applausi e strette di mano interrotto solo per un attimo da una vespetta rosa con sopra un distinto signore con i baffi e figlia di sei anni al seguito. Distinto sì, ma decisamente poco inglese nel suo «vai Silvio, fai il culo a Fini».
Vacanze in famiglia, dunque. Perché, spiega ai cronisti che lo intercettano durante la passeggiata serale, «questi giorni voglio pensare solo a fare il nonno». E la politica: «Andiamo avanti con spirito sereno». Parole, chissà, forse riferite alle polemiche degli ultimi giorni sugli interventi del Colle. E come la cena, anche il pranzo è dedicato a figli e nipoti. Seduti intorno all’enorme tavola di Villa Certosa ci sono Barbara e Luigi con una quindicina di amici, a pochi passi i due nipotini Edoardo, di tre anni, e Alessandro, un anno, figli della primogenita di Veronica Lario.
Ed è con loro che Berlusconi passa quasi l’intero pomeriggio. Anche per questo, forse, pensa poco al colloquio di Napolitano con il Corriere della Sera, una chiacchierata che – soprattutto per alcuni passaggi – lo lascia piuttosto perplesso visto che arriva dopo l’intervista di due giorni fa a l’Unità. E chissà se durante il pomeriggio passato a giocare con i nipotini non gli è venuto il mente il «gioco del silenzio», quello in cui bisogna passarsi il gessetto davanti alla lavagna senza proferire mai parola, adattissimo a frenare il nuovo corso ciarliero del Colle.
Di certo, il «gioco del silenzio» lo fa il Cavaliere, visto che per la seconda volta in due giorni decide di mordersi la lingua e chiede anche che i soliti parlamentari «dichiaranti» non alzino il tiro contro il Quirinale. Insomma, «andiamo avanti con spirito sereno». Almeno si rifà con Alessandro che a tre anni, racconta il premier, ha una proprietà di linguaggio incredibile. Al punto che i due si dedicano per un’oretta buona a cantare canzoni con nonno Silvio che cerca di insegnargli pure qualche strofa degli chansonnier francesi. Poi niente autoscontro ma un salto nella gelateria che sta all’interno del parco della Certosa, quella che serve anche il gusto «presidente».
Politica, dunque, poco o niente. Salvo tre telefonate - con Letta, Bonaiuti e Verdini – il Cavaliere non si fa infatti passare neanche una chiamata. Solo a sera rimette in qualche modo la testa sulla vicende degli ultimi giorni. Prima, quando saluta l’azzurro Napoli che è sulla sua barca ormeggiata al molo e poi quando scatta foto e firma autografi con i sostenitori. Che di Fini dicono quello che chiunque può immaginare e di Napolitano pure. Berlusconi si limita a qualche sorriso ma non apre bocca. E a chi lo invita a non mollare risponde sibillino: «I cimiteri sono pieni di persone indispensabili».