Berlusconi spiazza l’Unione: «Non andrò dal Papa»

Sabrina Cottone

da Milano

«Forse posso andare dal patriarca di Mosca...», sorride Silvio Berlusconi quando annuncia che non sarà in udienza dal Papa il 30 marzo né mai era stato previsto che andasse. «È solo l'isteria della sinistra ad aver creato l'allarme, non ci sarà alcuna udienza privata, non è mai stata in programma. Saranno ricevute 280 persone in udienza plenaria e io non ci sarò perché non faccio parte del gruppo di parlamentari europei del Ppe», spiega il presidente del Consiglio negli studi di Telelombardia.
Dopo qualche minuto, da Roma lo imita Pier Ferdinando Casini: diserterà l'udienza da Benedetto XVI «per tenere la Chiesa al riparo dalle strumentalizzazioni». «Ci penserò stanotte», dice invece Clemente Mastella dell'Udeur, l'altro leader di partito invitato dal Papa.
Berlusconi parla davanti al contratto con gli italiani del 2001, i cinque punti fondamentali sono in bella mostra sulla lavagna e lui segna con il pennarello rosso quel che non è stato fatto e gli dispiace non sia stato fatto e cioè la riduzione delle tasse a chi guadagna di più: «Il senso morale del cittadino si ribella quando l'aliquota supera il 50%. Scatta il sentimento interno di chi dice: “Evado ma sono nel giusto”». Racconta che persino a lui, presidente del Consiglio, hanno cercato di vendere piante per il suo giardino senza fargli la ricevuta fiscale: «Non le ho comprate ma non mi sono scandalizzato perché so come funziona e non sono un ipocrita. So che l'evasione è molto diffusa, è un vizio italiano». Anche per ragioni pratiche, allora, sarebbe meglio abbassare le aliquote così che i cittadini le sentano giuste: «Quando è accaduto negli Usa con Reagan, l'erario americano ha incassato molto di più».
Per il resto, ripete, il contratto è stato rispettato. La crescita quasi zero secondo lui è dovuta alla congiuntura internazionale, all'Europa in sofferenza dopo l'11 settembre. Così respinge le critiche del presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, convinto che l'Italia non attragga più investimenti: «Montezemolo parla a nome suo e non ha il polso della situazione. È la sua posizione e non degli industriali, molti dei quali sono ottimisti sul futuro del Paese. Ho fatto ricerche».
Parla di «cassandre della sinistra che hanno nuovi adepti» e invita a non coltivare il disfattismo: «A forza di dire che le cose vanno male, la gente alla fine ci crede». Rimpalla le responsabilità del carovita a chi ha gestito il passaggio all'euro: «La nostra moneta è stata svalutata». Un consiglio per chi ha difficoltà a arrivare a fine mese? «L’imprenditore e anche il presidente del Consiglio dice: “Cerca di lavorare più, fai gli straordinari”. Io l'ho sempre fatto».
Iceberg è la trasmissione che ospita la prima intervista tv di Berlusconi dopo l'avvio della par condicio e il premier va all’attacco. «Il signor Prodi scappa e lo capisco, ma spero che il confronto si farà» dice e difende la conferenza stampa di fine mandato: «L'ha decisa il Parlamento proprio come la liberticida par condicio. Se si rispetta una cosa bisogna rispettare anche l'altra». «Penso di vincere, abbiamo recuperato gli incerti» assicura, sollevando il dubbio che gli avversari «abbiano usato i sondaggi» per truccare le carte e influenzare l'opinione pubblica. Annuncia l'arrivo di un nuovo sondaggio che segna il sorpasso sulla sinistra: «Mi appresto a comunicarlo ma voglio coccolarlo ancora un po'».
Giura di non capire gli indecisi, coloro che «vogliono consegnare» il Paese alla sinistra: «La loro coalizione al governo sarebbe pericolosa. Sono incapaci e pericolosi. Dovrebbero far paura agli italiani». In politica estera perché «esporterebbero falce e martello» ma non solo: «Impedirebbero di fare qualsiasi cosa, a partire dalle grandi opere come dimostra la Tav. E se nella Cdl c'è un Borghezio che protesta e non ci condiziona, tra di loro c'è un 20% contrario e capace di bloccare». E poi, continua, a sinistra ci sono soprattutto «politici di professione, molti non sono neanche riusciti a prendere uno straccio di laurea».
Certo, i professionisti della politica non mancano nemmeno nella Cdl a partire da Casini e Fini «ma sono per esempio agli Esteri e non si occupano di cose concrete, alle Infrastrutture c'è Lunardi».
I temi caldi sono numerosi, a partire dai morti e feriti della nuova legge elettorale. «Ho passato tre notti in bianco per fare le liste e ho avuto logiche pressioni da parte di tutti», racconta Berlusconi, reduce dalla chiusura delle candidature per le politiche. Decisioni dolorose, scelte difficili» assicura, ma «la legge precedente era anche peggiore perché non si decideva in otto ma in due per imporre un solo candidato in ciascun collegio». Invece, ammette, alle donne non si è riuscito a dare spazio adeguato nelle liste: «Ma è difficile trovare signore disposte a lasciare la famiglia per trasferirsi a Roma...».