Berlusconi spinge più a destra sia An che l’Udc

L a scelta di Silvio Berlusconi di entrare in politica nel ’94 fu una scelta azzardata. Il successo rivelò un’Italia sconosciuta, che non si rappresentava più nei partiti democratici storici, la Dc e il Psi, e votava un uomo che non aveva mai fatto politica. Essa recepì l’opera dei magistrati milanesi ma anche il rifiuto del suo effetto antidemocratico. La scelta del Cavaliere è oggi ancora più ardita. Berlusconi mette in discussione tutte le sue opere: Forza Italia, la Casa delle libertà e il bipolarismo. In questo modo, egli si trova di fronte, non solo gli antichi avversari che compongono l'attuale maggioranza, ma anche i propri alleati: solo contro tutti.
Berlusconi ha quello che si dice un «carisma», il concetto che Max Weber ha introdotto nella cultura politica, riprendendolo dalla tradizione ecclesiale. È una capacità di guida non contraria ma diversa dall’autorità istituzionale: e si fonda su un idem sentire con il popolo a cui fa riferimento.
La scelta di Berlusconi è molto raffinata, strategicamente e politicamente. Essa incide sulla contrapposizione tra il compattamento dei postcomunisti e della sinistra democristiana nel Partito democratico da un lato e la componente di Romano Prodi dall’altro. La prima è attratta dal proporzionale, la seconda vede in esso la fine dell’opera politica di Romano Prodi e di Arturo Parisi.
Anche Bertinotti può vedere con favore la rapida mossa del presidente di Forza Italia. Gli dà una sicurezza: che il Partito democratico non eroderà, con un sistema maggioritario, la base politica e sociale del massimalismo.
Con la globalizzazione, è finito il tempo in cui lo Stato dava tutto a tutti e cercava di aumentare il suo potere occupando clientelarmente il consenso. Oggi il sistema è caduto, è caduta la grande industria, le piccole e medie industrie trovano i loro lavoratori solidali con l’impresa, cadono la classe e la coscienza di classe.
Il governo Prodi è così delegittimato; e lo è al punto tale che i partiti già alleati a Berlusconi, offesi per la definizione di «ectoplasma» data alla loro collaborazione nella Casa delle libertà, sono spinti ad andare a destra di Berlusconi. Per la prima volta fanno opposizione alla sinistra di principio. Chi avrebbe detto che Fini e Casini, che cercavano un varco verso Di Pietro o verso Mastella, si sarebbero trovati sulle posizioni anticomuniste, che prima erano considerate la barbara demagogia del Cavaliere? Curiosamente An e Udc sono più di destra oggi che Berlusconi non è più un alleato che quando erano a lui associati. Viene da dire che i partiti di centrodestra sono oggi, grazia alla mossa di Berlusconi, più omogenei tra di loro.
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