Berlusconi stringe i tempi sul processo breve

&quot;La riforma della giustizia occupa un posto prioritario nel programma di governo&quot; ribadisce il premier. Napolitano: &quot;Rispettare gli equilibri istituzionali&quot;. Il Guardasigilli: &quot;Processo breve norma di civiltà. Pm avvocati dell'accusa. Non ci farempo dettare la riforma dall'Anm&quot;<br />

Roma - Berlusconi torna sulla giustizia. La riforma è una priorità del governo e un impegno con gli elettori. Lo ha ribadito il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo messaggio alla sesta conferenza nazionale dell’avvocatura. "La riforma della giustizia - scrive il premier - occupa un posto prioritario nel programma politico sulla base del quale gli elettori hanno ritenuto di affidare alla maggioranza che mi onoro di guidare il compito di governare".

Impegno preso con gli elettori "La fiducia di quegli elettori - prosegue Berlusconi - ci impone di portare a termine gli impegni presi per una giustizia veramente imparziale, più giusta ed efficiente. Abbiamo già varato importanti provvedimenti di riforma del codice di procedura civile e per la digitalizzazione della giustizia, mentre sono in discussione in Parlamento la riforma del processo penale e la riforma dell’avvocatura. Adesso seguirà, a coronamento dei nostri sforzi, l’indispensabile riforma costituzionale della giustizia che porrà in condizioni di effettiva parità l’accusa e la difesa nel processo".

Napolitano: "Rispettare equilibri istituzionali"
Sul tema interviene anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ritiene necessari "sereni contributi al delicato confronto in atto su come migliorare e rendere efficiente un servizio pubblico fondamentale, quale è quello della giustizia, nel rispetto degli equilibri costituzionali".

Alfano: riforma, ma non sotto dettatura dell'Anm "La riforma della giustizia non la faremo sotto la dettatura dell’Anm, anche perchè abbiamo il vago e leggero sospetto che il foglio resterebbe bianco perchè i magistrati non vogliono il cambiamento". Lo ha detto il ministro, Angelino Alfano, intervenendo alla conferenza dell’Avvocatura. Questo passaggio del discorso del Guadarsigilli ha riscosso un fortissimo applauso della platea stracolma di avvocati, circa 1.500. "Lavoriamo perchè sia possibile, ordinariamente, concludere i processi in sei anni, più il tempo delle indagini. Credo che sia una norma di civiltà. Non si può rimanere nelle maglie della giustizia a vita", ha aggiunto.

"Pm avvocato dell'accusa" Il ministro della Giustizia pensa a una riforma nella quale i pubblici ministeri devono diventare "avvocati dell’accusa" perchè solo così "i piatti della bilancia della giustizia saranno in posizione equilibrata, saranno allo stesso livello l’avvocato del cittadino e l’avvocato dell’accusa". Affinchè ci sia effettiva equidistanza - ha proseguito Alfano nel suo intervento - è necessario "che il giudice e il pubblico ministero non si diano del tu, non vadano a prendere insieme il caffè e magari non si fidanzino: solo se ci sarà la giusta distanza tra tutti i soggetti del processo sarà possibile realizzare un processo con le giuste garanzie".

"Pm non sotto l'esecutivo" Quella attuale, "non è parità e noi - ha proseguito - la vogliamo cambiare. Mettendo il pm sotto l’esecutivo? Assolutamente no e ciò - ha aggiunto - per due motivi: la libertà del pm per noi è un elemento di giustizia e di equità e di rispetto del cittadino, ma anche perchè sappiamo di non essere eterni. E immaginatevi un pm sottoposto al controllo di un altro esecutivo e magari di un altro ministro della Giustizia...". "Noi riteniamo sacro il recinto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistrature e siamo convinti che essa debba essere autonoma e indipendente, soggetta solo alla legge". Ma la legge, ha detto il Guardasigilli, "la fa il Parlamento, espressione di quel popolo sovrano in nome del quale nelle aule di giustizia vengono pronunciate le sentenze. Non sono - ha concluso - popoli diversi".