Berlusconi su Ancelotti: «Voglio tenerlo all’erta»

Il sito rossonero chiude il caso nato dopo Milan-Juve. Il patron: «Ogni tanto è giusto giocare un po’»

Jacopo Casoni

«Carlo è veramente uno di famiglia. Io gli riservo sempre le mie punzecchiature dialettiche, ma solo per tenerlo all’erta». Ecco come si chiude un caso, in perfetto stile Milan. Ieri, il sito del club ha riportato le parole del presidente del Consiglio, nonché maggiore azionista della società di via Turati, Silvio Berlusconi, per porre fine alle polemiche seguite alle dichiarazioni del premier dopo Milan-Juventus di domenica scorsa.
L’ex presidente del Milan non aveva risparmiato il povero Carletto, almeno apparentemente. «Un sarto distratto può rovinare una buona stoffa e l’ho detto ad Ancelotti: con una rosa così anch’io potrei allenare». E meno male che, solo un paio d’ore prima, Berlusconi aveva dichiarato di avere «solo la funzione di pagatore».
Titoloni, parole su parole. D’altronde il premier che parla di calcio è diventato un evento raro, a cui dare il maggiore risalto possibile. Ma c’è un altro motivo, più sottile, per l’interesse mediatico suscitato dalle parole di Berlusconi. Era il 2001 e sulla panchina del Diavolo sedeva Alberto Zaccheroni. L’antipatia tra il tecnico e il presidente, in quel caso, era più che evidente. Pochi giorni prima del fatidico 13 marzo, giorno di Milan-Deportivo La Coruña (1-1) e del licenziamento dell’allenatore di Cesenatico in diretta tv, Berlusconi aveva riservato a Zac una critica particolarmente pungente, usando la medesima metafora sartoriale di domenica sera.
Ce ne sarebbe già abbastanza per provocare un moto di inquietudine nel cuore dell’imperturbabile Ancelotti. Ma non è tutto. Quella del post partita del trofeo Berlusconi è solo l’ultima frecciata indirizzata al tecnico dal numero uno di via Turati. Ricordate la diatriba su quante punte schierare? Ancelotti, in alcuni frangenti, preferiva giocare con un solo attaccante e due trequartisti in appoggio. Berlusconi ribadiva in ogni modo la necessità di optare per il modulo offensivo a due punte. Il derby di ritorno della stagione 2003-2004, con l’esaltante rimonta rossonera e il gran gol di Seedorf che regalò il 3-2 finale, fu uno dei momenti più tesi del rapporto Berlusconi-Ancelotti. «Con una sola punta – disse il premier – abbiamo la metà delle occasioni da gol. E il Milan non può permettersi di buttare via un tempo». E nel maggio di quest’anno, l’ennesima stilettata. «Se continua a giocare con una punta, lo caccio».
A onor del vero, in questo secondo caso, il volto di Berlusconi si era subito aperto in un sorriso, rivelando la natura bonaria e spiritosa dell’affermazione. Anche ieri, all’interno delle precisazioni fin troppo formali del sito rossonero, si legge una frase del premier che fuga ogni dubbio. «Non c’è ombra di critica nei confronti di Ancelotti, ogni tanto si deve anche un po’ giocare». E con il Titanic del pallone nostrano martoriato dagli squarci provocati da iceberg di polemiche (giudiziarie e no), queste sono parole da condividere.