Berlusconi su Mancini: "Penso che non ci serva"

&quot;Galliani non mi ha ascoltato: a noi manca un finalizzatore&quot;. Il neoacquisto del Milan: <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=418831">&quot;Mou è bravo ma con lui ho perso sei mesi&quot;</a></strong>. Coppa Italia: stasera semifinale <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=418829">Inter-Fiorentina</a></strong>

Milan fra due fuochi e cento tormenti. Il caso Ronaldinho riscalda la mattina di Galliani, pronto a partire per Carnago al fine di presentare alla stampa il neo-acquisto Amantino Mancini giunto via Inter. «Sono affari interni al club» minimizza il vice-Berlusconi per evitare di rispondere sullo scomodo argomento. Le critiche feroci alla pace intervenuta con l’Inter, dopo le velenose polemiche seguite al derby, fanno emergere un retroscena: Galliani è andato a Canossa da Moratti per accontentare il proprio allenatore. «L’affare cancella tutte le incomprensioni» ribadisce il dirigente rossonero.

In serata, proveniente da Gerusalemme dove si trova in visita di Stato, la stroncatura da parte di Silvio Berlusconi del neo acquisto arroventa la giornata trasformandola nel martedì nero del Milan scandito già da imbarazzi e qualche cattiva notizia (Pato costretto a farsi curare i denti per migliorare la postura). Il colpo di scena, inutile segnalarlo, è il giudizio di Silvio Berlusconi sull’ultima mossa di calcio-mercato firmata da Adriano Galliani, da una vita il suo braccio destro nel calcio. Il giudizio, rilanciato dall’agenzia Agi, e riferito dal presidente del «Roma club» di Gerusalemme, non si presta ad equivoci. «L’acquisto di Mancini? Non l’ho proprio capito, è un altro trequartista quando a noi magari serve qualcuno che finalizzi il gioco» la prima stoccata. Seguita dalla seconda, riferita da un testimone del siparietto avvenuto nell’albergo di Gerusalemme. «Mancini è fermo da due anni, non sono stato d’accordo con il suo acquisto e l’ho detto anche a Galliani» il dettaglio prima di concludere con una valutazione amara sulla settimana orribile vissuta dal Milan. «La domenica vado allo stadio e ultimamente ho visto gente che ha pianto. Figuratevi che io devo piangere ma anche... pagare» la chiosa malinconica di Berlusconi.

L’altro fuoco è rappresentato dal caso Ronaldinho. Ha preparato la settimana del derby organizzando tre serate allegre in una suite del «Principe di Savoia», un grande albergo del centro di Milano, notizia pubblicata dal Corriere della Sera, spendendo la modica cifra di 75mila euro. Galliani ha affidato al tecnico la gestione della spinosa questione: a lui toccherà parlarne col fratello manager Roberto de Assis. Non è la prima volta che Ronaldinho finisce fuori pista, questo è sicuro. È già successo prima del Siena, dove il brasiliano catturò titoli e interviste grazie alla sua prima tripletta italiana. Leonardo, oltre che lodarlo, lo mise sull’avviso: «Anche la squadra lo ha perdonato tante volte». Ronaldinho non ha colto, tornando nell’albergo di piazza della Repubblica dove il dg Ariedo Braida frequenta la palestra. La presenza del rossonero è stata segnalata allo stesso Galliani da molti ospiti vip dell’albergo. Discutibile il collegamento tra la vita sregolata e il rendimento in campo. Nel derby fu un disastro collettivo: Dinho sbagliò il rigore finale a simboleggiare la serata no. Col Livorno, prima di regalare una felpa a una leggiadra brasiliana ospite in tribuna d’onore, ha ripetuto la performance deludente. Nessuno gli ha rimproverato la notte post-Juve per festeggiare il fratello Roberto de Assis: dopo il successo del Milan è diventato materiale per un «pezzo» di colore.

In questi mesi, Ronaldinho è stato gestito attraverso due canali: con l’interessato ha parlato soltanto Leonardo, col fratello-agente ha discusso Galliani. Leonardo gli ha dato fiducia ma non aveva altro a disposizione per lasciarlo fuori dopo una settimana di scarso impegno in allenamento. Quando si è infortunato con la Samp ha giocato Abate, ora che sta fuori Pato (e forse rischia anche di saltare il Manchester all’andata), deve adattare Beckham. Perciò ha chiesto a viva voce l’arrivo di Mancini, un altro brasiliano (sai come brontolerà la comunità italiana di Milanello!). Ieri Leonardo è rimasto a Coverciano, oggi al rientro a Milanello dovrà affrontare la doppia grana. Perché si ritrova con Ronaldinho da mettere in castigo e con Mancini demolito da Berlusconi.