Berlusconi alla sua squadra: ora pensiamo al referendum

Il leader dell’opposizione:dobbiamo dare un segnale forte a livello nazionale

Gianni Pennacchi

da Roma

«I veri vincitori sono gli astenuti», commentava a mezza sera Mario Baccini. «Per le amministrative gli elettori moderati si mobilitano di meno», spiegava Fabrizio Cicchitto. «Un dato è certo: la sinistra non ha incassato quella vittoria che s’aspettava», concludeva Ignazio La Russa. Tutto ciò intorno alle 19 di ieri, allorché la Cdl poteva già manifestare una contenuta «soddisfazione» per il risultato ormai indiscutibile e confortante della Sicilia, e per il resto s’affidava a una «serena attesa», poiché le proiezioni sul voto di Milano lasciavano ancora un filo d’incertezza sulla possibilità di Letizia Moratti di farcela al primo turno. Ma erano già chiare tanto la realtà quanto l’analisi politica di questa tornata amministrativa: almeno nelle grandi sfide, non si registrano né vincitori né vinti, ognuno dei due poli ha conservato il proprio. E il senator governatore Roberto Formigoni già poteva anticipare che «ogni schieramento mantiene le proprie percentuali e quindi si conferma che il Paese è diviso in due». Dunque i risultati di ieri replicano la fotografia politica del 9 e 10 aprile, «ciascuno di noi rappresenta metà del Paese», sottolinea Formigoni, e ciò «pone un problema a chi governa perché si deve fare carico delle ragioni di tutti», anche questi risultati non alleviano «la spada di Damocle che grava sul governo Prodi».
Più tardi, quando il quadro appariva confermato ed anche i dubbi su Milano erano già fugati, Silvio Berlusconi che a Cusona nel Senese s’apprestava alla cena con Tony Blair, fermato dai giornalisti sull’ingresso di villa Guicciardini Strozzi, s’è lasciato andare a un commento cauto ma fiducioso: «Aspettiamo i dati: sulla Sicilia siamo ormai sicuri, gli altri dati stanno venendo. Sembra che in Lombardia abbiamo veramente vinto molto, praticamente in tutti i comuni importanti, e questo mi fa molto piacere». Lombardia e Sicilia, già come per le elezioni politiche, a tarda sera si sono confermate come le regioni a forte tendenza di centrodestra. Dall’isola, Domenico Nania (capogruppo An al Senato) vanta ora che «quella della Cdl è una vittoria di chiaro segno politico e la Sicilia si conferma roccaforte del centrodestra», e Renato Schifani (suo collega di Fi) gli dà manforte spiegando che «dalla regione Sicilia viene un segnale politico molto forte», mentre «per il resto si tratta di un test amministrativo che tendenzialmente vede la riconferma degli uscenti». Ma non ci si aspettava di più, nel centrodestra? Non è vero che aleggiava la speranza di strappare Napoli agli avversari? «I risultati delle amministrative sono in linea con le nostre attese», tranquillizza Andrea Ronchi, portavoce di An, sottolineando che «le parti più produttive del Paese danno conferma al centrodestra».
Ed ora che anche questo capitolo di questa incandescente stagione politica è chiuso? Per come è andata, se ne dovrebbe dedurre che nel centrodestra prevarrà la linea dell’opposizione dura e ferma, no discount, da subito, già nella battaglia che s’apre martedì prossimo al Senato per l’elezione dei presidenti delle 13 commissioni permanenti. Roberto Maroni rivela che già domenica sera ad Arcore, Umberto Bossi e Berlusconi hanno deciso che «non ci sarà nessun accordo», confermando la «linea di contrapposizione netta nei confronti dell’Unione». La «spallata»? «Era un’invenzione del Corriere», risponde Maroni che da questa tornata amministrativa trae una lezione per l’ultimo appuntamento prima delle vacanze, quello di fine giugno quando si terrà il referendum confermativo sulla riforma federale, perché «il dato reale» di questo vota «è costituito dal crollo dell’affluenza» che penalizzerebbe la Cdl. Dunque, «più l’appuntamento del referendum sarà caricato di significato politico, sarà drammatizzato, più avremo maggiori possibilità di vincere». Che ora l’appuntamento sia al 25 giugno, non sfugge a nessuno. «Dobbiamo puntare tutte le energie sul referendum», avrebbe detto Berlusconi ai suoi, per dare «un segnale forte a livello nazionale» e «mettere in grande difficoltà» il governo Prodi. Ne è conscia anche An, e La Russa che ha già formato il Comitato lombardo per il sì, più che insistere a commentare i risultati di ieri, soppesare col bilancino le percentuali e confrontare le diverse realtà dalle Alpi alle isole, lancia lo slogan per questa nuova campagna: «An dice fortemente sì per un federalismo sostenibile che non ha nulla a che fare con la secessione, una riforma che dà più poteri al premier, impedisce i ribaltoni, dimezza il numero dei deputati».