Berlusconi: "Subito al voto". Ma Fini frena

Il leader della Casa delle libertà ribadisce la sua totale contrarietà a un Prodi bis ma non esclude un governo di transizione per arrivare alle elezioni nel 2008. Il Cavaliere: non dilapidiamo l’enorme vantaggio che abbiamo oggi

Roma - È interminabile il giorno dopo la débâcle del governo Prodi a Palazzo Madama. E se si apre di prima mattina con Silvio Berlusconi che non esclude che l’Udc possa in qualche modo fare da stampella a un eventuale bis del Professore, si chiude a tarda sera con il Cavaliere convinto che Romano Prodi non abbia in mano i numeri per ottenere il reincarico e una decisa accelerazione sulla via delle elezioni anticipate.
Una giornata, quella che va in scena a Palazzo Grazioli, difficile da raccontare. Perché oltre a essere confusa, la situazione resta in perenne evoluzione. Con il leader di Forza Italia che tra incontri, telefonate e un pranzo al ghetto con il Gran Maestro dell’Ordine di Malta insieme a Gianni Letta studia e valuta scenari diversissimi. Con una certezza. «Non voglio che vada a finire come nel ’96 con Maccanico. Se dobbiamo fare un governo di larghe intese bisogna essere certi che poi non sia impallinato», confida il Cavaliere ai suoi. Il riferimento è a quando entrò in crisi il governo Dini e Scalfaro conferì l’incarico ad Antonio Maccanico che, visto anche il «no» di Gianfranco Fini, rifiutò dopo due settimane di consultazioni. Berlusconi, infatti, non ha alcuna intenzione di restare impantanato in un’ipotesi di larghe intese senza essere sicuro che arrivi a destinazione. Perché, è il suo ragionamento ripetuto più volte a Palazzo Grazioli, «non si può dilapidare l’enorme vantaggio di voti che abbiamo oggi». Insomma, se c’è da fare un accordo con la maggioranza deve essere solo «nell’interesse del Paese» e come ultima strada percorribile.
Così, durante la giornata si lavora a soluzioni alternative al Prodi bis, che con il passare delle ore sembra avere sempre meno i numeri per presentarsi alle Camere. E sul piatto resta l’ipotesi Franco Marini, che se andasse a Palazzo Chigi libererebbe la poltrona della presidenza del Senato. Per la quale, questo riferiscono fonti di Forza Italia, l’unico spendibile anche con la maggioranza sarebbe Giuseppe Pisanu. Come possibili traghettatori, però, a Palazzo Grazioli girano anche i nomi di Lamberto Dini e Giuliano Amato. Su cui il Cavaliere non si esprime, restando comunque convinto che «la base difficilmente capirebbe una scelta del genere». Ragionamento sul quale si dice d’accordo Umberto Bossi, che in una lunga telefonata ribadisce all’ex premier la sua intenzione di andare alle urne subito. Intanto, a via del Plebiscito si va facendo sempre più forte la convinzione che - a meno che non trovi sei o sette senatori nottetempo - Prodi non abbia i numeri per il bis. Il capo dello Stato, infatti, avrebbe rassicurato il Cavaliere sul fatto che un reincarico dovrà avere come garanzia un margine di voti non troppo esiguo. Così, Berlusconi decide di accelerare. Incontra gli europarlamentari e non usa mezze misure. «Niente Prodi bis, noi non siamo d’accordo. La richiesta della base - dice - è quella di andare subito a elezioni». Parole che il presidente degli azzurri a Strasburgo Antonio Tajani - d’intesa con il Cavaliere - riporta ai cronisti.
Il Cavaliere, convinto che il Prodi bis non abbia i numeri, teme infatti che Fini continui a strizzare l’occhio alle larghe intese. Così - nonostante ritenga più probabile lo scenario di un governo di transizione con una road map definita che porti il Paese alle urne nel 2008 - spariglia per cercare di ancorarlo all’asse Forza Italia-Lega ed evitare che possa fare sponda con Casini. Invece, passa neanche un’ora e il leader di An tira il freno a mano: «Una classe dirigente è tale quando pur comprendendo i desideri della propria base non li confonde con ciò che è realisticamente possibile».