Berlusconi tace su Walter: pensiamo a governare

RomaNon esulta, non infierisce. Non canta vittoria, anche se avrebbe potuto farlo, visto il largo successo del centrodestra in Sardegna. E non affonda il colpo su Walter Veltroni, costretto a gettare la spugna. Magari, ragiona con i suoi, alla base della scelta ci sarà la ricaduta sul piano nazionale della contesa locale. D’altronde, fa notare, negli attacchi ricevuti dalla sinistra, in molti chiedevano le «mie» dimissioni in caso di sconfitta del Pdl.
Insomma, la strategia di Silvio Berlusconi è chiara: dedichiamoci alle azioni concrete, lasciamo perdere parole e commenti in libertà. E basta rileggere le ultime uscite di Paolo Bonaiuti per comprendere la linea. «Ancora una volta, alle chiacchiere della sinistra il governo risponde con i fatti», affermava sabato scorso il portavoce del Cavaliere. E ieri, invece, commentava così le dimissioni del leader democratico: «Non è bello intromettersi nelle questioni interne di un avversario». Quindi, pensiamo ai prossimi impegni internazionali (domani a Roma c’è il primo ministro inglese, Gordon Brown), andiamo avanti con l’azione di contrasto alla crisi economica.
E così, rientrato a Roma dopo aver trascorso il weekend ad Arcore, il premier cambia passo. Archivia l’offensiva portata avanti per lanciare la volata al neogovernatore Ugo Cappellacci e si concentra sugli impegni scanditi dall’agenda. Ovvero, faccia a faccia a Villa Madama con Nancy Pelosi, speaker del Congresso Usa, colloquio al Colle con Giorgio Napolitano - il precedente incontro risaliva al 9 dicembre dello scorso anno -, riunione di maggioranza a Palazzo Grazioli sul futuro della Rai.
Incassato il successo isolano, il Cavaliere inizia il day after rilanciando, al fianco della leader della Camera dei rappresentanti Usa, l’azione comune e condivisa per uscire dalla congiuntura negativa. «I tempi sono difficili ma alcune cose sono imprescindibili», spiega Berlusconi, convinto che «bisogna uscire dalla crisi con la collaborazione di tutti, sono necessarie delle regole nel campo finanziario e non bisogna cadere nella trappola del protezionismo». «La nostra visione è collimante su ogni questione affrontata», assicura il presidente del Consiglio, incontrando i giornalisti al termine della colazione di lavoro, e «penso che potremo guardare alla collaborazione futura fra i nostri due Paesi con grande ottimismo». Intanto, il Cavaliere ribadisce il suo «grazie» al «grande popolo e Paese» a stelle e strisce, che «ci ha ridato la dignità e la libertà dopo un periodo oscuro della nostra storia».
Lasciata Villa Madama, Berlusconi torna, dopo due mesi, a confrontarsi de visu, per oltre mezz’ora, con il capo dello Stato. Un’occasione utile per ribadire la necessità che tra Quirinale e Palazzo Chigi si prosegua sulla strada del dialogo, che sembrava interrotta dopo lo scontro istituzionale per il decreto legge sul caso Eluana. Se chiarimento doveva esserci, c’è stato. Nel frattempo, si provvede a nominare il nuovo giudice della Corte costituzionale, Paolo Grossi, che prende il posto di Giovanni Maria Flick.
Nel colloquio, definito «molto cordiale», si affronta pure il nodo del decreto messo a punto dall’esecutivo - verrà discusso al Cdm di venerdì - con le norme urgenti per contrastare il fenomeno delle violenze sessuali. Questione già affrontata lunedì dal presidente della Repubblica, nell’incontro con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Esempio da seguire, come stabilito al precedente faccia a faccia, per sottoporre in maniera preventiva i decreti all’attenzione del capo dello Stato, ascoltandone le considerazioni. Ma al di là del caso specifico, le distanze sembrano essere rimaste. Berlusconi, infatti, avrebbe ribadito di comprendere e rispettare le prerogative del capo dello Stato, pur rimarcando la necessità della decretazione d’urgenza per poter governare.
È tardo pomeriggio quando il Cavaliere, accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, lascia il Quirinale e fa ritorno alla residenza di via del Plebiscito. Dove in serata presiede un vertice di maggioranza con i capigruppo del Pdl, Maroni per la Lega e Andrea Ronchi per An, incentrato innanzitutto sui nuovi vertici dell’azienda di viale Mazzini (oggi la Commissione di Vigilanza Rai dovrebbe nominare il Cda). Sul tavolo, anche il percorso del Pdl e un primo briefing sulle candidature in vista delle europee: circolano anche i nomi di Daniela Santanchè e Vittorio Feltri.